A- A+
Cronache

Di Antonino D'Anna

Propongo ai lettori un gioco molto amato della "Settimana enigmistica": trovate le differenze tra queste due frasi:

"Se uno è gay e cerca il Signore, chi sono io per giudicarlo? Non si devono discriminare o emarginare queste persone, lo dice anche il Catechismo. Il problema per la Chiesa non è la tendenza. Sono fratelli. Quando uno si trova perso così va aiutato, e si deve distinguere se è una persona per bene". (Papa Francesco, 2013)

"Si può dunque comprendere con chiarezza in che senso il fenomeno dell'omosessualità, (...), sia un problema che riguarda propriamente la preoccupazione pastorale della Chiesa. (...) Va deplorato con fermezza che le persone omosessuali siano state e siano ancora oggetto di espressioni malevole e di azioni violente. (...) Che cosa deve fare dunque una persona omosessuale, che cerca di seguire il Signore? Sostanzialmente, queste persone sono chiamate a realizzare la volontà di Dio nella loro vita, unendo ogni sofferenza e difficoltà che possano sperimentare a motivo della loro condizione, al sacrificio della croce del Signore. (Joseph Ratzinger, 1986).

In realtà, l'attuale pontefice differisce semplicemente dalla Lettera sulla pastorale delle persone omosessuali di Ratzinger in un punto: e cioè che la lettera definisce chiaramente l'omosessualità come un disordine. Qui Jorge Mario Bergoglio non lo dice apertamente, ma vi allude quando dice che il problema per la Chiesa non è la tendenza omosessuale. Semmai il problema, dice il Papa sia pure con delicatezza, è che si voglia approvare il matrimonio gay. Perfettamente in linea con quanto Francesco ha detto nei giorni scorsi alla GMG di Rio: "Il matrimonio ormai sembra fuori moda, viviamo nella cultura del provvisorio e del relativo, io vi chiedo di essere rivoluzionari, ribellatevi alla cultura di non prendersi responsabilità". Certo, la tentazione del titolone piace a tutti. Ma le parole di Francesco non fanno altro che ribadire quanto la Chiesa pensa: l'omosessualità è un disordine, la tendenza in sé non è grave (a meno che non si traduca in atti), ma questo non impedisce ai gay di avvicinare il Signore. Quello che diceva il suo predecessore, con la differenza che Bergoglio - per il momento - è più mediaticamente accattivante. Trovate come la borsa in pelle ("Eh, che c'è dentro? Un libro da leggere...", ha scherzato il Papa durante il volo di ritorno con i giornalisti) o le mille bufale fiorite attorno alla sua figura come la storia della merendina regalata alla guardia svizzera, sono certamente divertenti e ispirano simpatia.

Ma la sostanza non cambia (e del resto il Papa non può cambiarla). Discorso diverso in tema di divorziati risposati, dove Francesco riprende il tema lasciato da Benedetto XVI quando ha ricordato a questa categoria di cattolici (e sono tanti) che non sono fuori dalla Chiesa. In questi giorni ho potuto riascoltare un 45 giri dei primi anni '70 in cui il mitico Padre Mariano, il primo (e più grande) dei telepredicatori nostrani dice la sua sul divorzio allora in via d'introduzione in Italia: ad un certo punto si chiede se e quanto un divorziato (o una divorziata) possa essere ritenuto/a una persona affidabile perché - in sostanza - chi manca alla parola data (e il matrimonio cattolico è una promessa a vita) è una persona di cui non ci si può fidare. Insomma, dal 45 giri di Padre Mariano al "Ma la misericordia è più grande" di Papa Francesco pronunciato ieri ci sono 43 anni e un'era geologica del costume in mezzo, ma manca ancora qualcosa. Quel qualcosa è capire come e in che modo accogliere i divorziati. Certo non con una soluzione come quella escogitata dalla Curia di Milano, che invita i divorziati ad accostarsi all'altare al momento della Comunione con le braccia incrociate sul petto per prendersi una benedizione al posto dell'Eucarestia: un bel modo - mi sembra - per evidenziare la condizione di divorziato risposato e farsi segnare a dito dalle beghine di turno, solitamente al primo banco; qui il problema è chiaramente quello di capire come e in che modo accogliere un divorziato risposato (c'è anche chi, nella coppia, viene incolpevolmente lasciato e sceglie di rifarsi una vita). Per esempio con la soluzione all'ortodossa: ammettere i divorziati risposati a nuove nozze dopo un serio cammino penitenziale. Insomma, mentre per gli omosessuali è una strada in forte salita, per i divorziati forse la via d'uscita da una sorta di "ghetto" in cui vivono è più vicina. Toccherà a Francesco provare a indicarla. Ma sembra essere a buon punto.

Tags:
papagaydivorziati
in evidenza
Il trauma di Romina Carrisi "Ho lavorato negli strip club"

Dolorosa esperienza negli USA

Il trauma di Romina Carrisi
"Ho lavorato negli strip club"

i più visti
in vetrina
Meteo agosto: fresco al Nord, Africa al Sud. E a Ferragosto colpo di scena

Meteo agosto: fresco al Nord, Africa al Sud. E a Ferragosto colpo di scena





casa, immobiliare
motori
Taigo: il primo SUV coupé di Volkswagen

Taigo: il primo SUV coupé di Volkswagen


Testata giornalistica registrata - Direttore responsabile Angelo Maria Perrino - Reg. Trib. di Milano n° 210 dell'11 aprile 1996 - P.I. 11321290154

© 1996 - 2021 Uomini & Affari S.r.l. Tutti i diritti sono riservati

Per la tua pubblicità sul sito: Clicca qui

Contatti

Cookie Policy Privacy Policy

Cambia il consenso

Affaritaliani, prima di pubblicare foto, video o testi da internet, compie tutte le opportune verifiche al fine di accertarne il libero regime di circolazione e non violare i diritti di autore o altri diritti esclusivi di terzi. Per segnalare alla redazione eventuali errori nell'uso del materiale riservato, scriveteci a segnalafoto@affaritaliani.it: provvederemo prontamente alla rimozione del materiale lesivo di diritti di terzi.