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Cronache

di Antonino D'Anna

papa francesco messa 9

Un uovo di Pasqua e una fetta di torta: è così che Francesco ha voluto incontrare i ragazzi del carcere minorile di Casal del Marmo dopo la Santa Messa del Giovedì Santo. Ma prima di arrivare a questo, il Papa ha compiuto un altro gesto di catechesi. Accanto a “custodire”, pronunciato nel corso della Messa d'inizio pontificato; “uscire”, pronunciato nella prima Udienza Generale del mercoledì, stavolta i verbi su cui Jorge Mario Bergoglio ha posto l'accento sono due: “amare” e “servire”. Per due volte nella sua omelia breve e pronunciata a braccio, Francesco ha sottolineato di amare il servizio al quale è stato chiamato. Lo ama come prete (oggi ricorre il 44mo anniversario della sua ordinazione) e come vescovo. Vescovo di Roma, come ha tenuto a presentarsi sin dal primo momento innanzi alla sua porzione di Popolo di Dio alla quale è stato chiamato “dalla fine del mondo” dai cardinali riuniti in Conclave.

E poi il tema del servizio. Un tema che gli è caro nel rispetere e precisare come proprio lui, più in alto rispetto ai fedeli, debba scendere a compiere un gesto così umile. Un gesto, peraltro, non facile per lui che a 76 anni si è dovuto mettere in ginocchio per sei volte per compiere il gesto della lavanda, come ha chiarito padre Federico Lombardi, il portavoce della Sala stampa vaticana. Una sofferenza aggiuntiva per un uomo d'età quale inizia ad essere l'attuale pontefice, ma che non gli impedisce di compiere il rituale. Abbiamo scritto nei primi momenti del pontificato di Francesco, che questo potrà essere un Papa del gesto. Non è solo di questo: è anche il Papa del verbo, dei verbi. Ogni suo intervento pubblico, ogni suo gesto, è la proiezione di un verbo che il Papa appunta come ideali “spilli” su una lavagnetta della fede.

C'è qualcosa di profetico in quest'annuncio fatto di verbi all'infinito. Un “non-finito” che vuole essere a maggior ragione testimonianza di fede. Il Papa ha salutato i ragazzi di Casal del Marmo sottolineando che la visita lo aiuterà ad essere più umile. Ha ricevuto dei regali da loro. Ha chiesto loro di non farsi rubare la speranza. Non è perdonismo, non è lacrima facile. Ma l'invito a una crescita seria e piena, una catechetica in pillole, quella di questo Govedì Santo, che sa essere pedagogia fatta a gesti.

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