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Cronache
SARDEGNA

 

di Lorenzo Lamperti

Saranno state le dimissioni del Papa. O forse le elezioni. Fatto sta che in queste settimane è passata pressoché sotto silenzio quella che potrebbe essere una rivoluzione. Una delibera regionale, firmata dal presidente Ugo Cappellacci, ha trasformato la Sardegna in una “zona franca”. Che cosa significa? L’attivazione di un regime doganale autonomo esteso a tutto il territorio. Il motivo? Arginare la crisi. Gli effetti? Tax free. Niente Iva e benzina a prezzi più bassi dell’acqua…


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LA DELIBERA – L’iniziativa è stata presa dal presidente della Regione, Ugo Cappellacci, lo scorso 7 febbraio che con una delibera ha richiesto “la modifica del regolarmente prevedendo che tra i territori extradoganali dell’Italia sia indicato anche il territorio della Sardegna, isole minori comprese”. Cinque giorni più tardi, il 12 febbraio, ecco la richiesta ufficiale inviata alla Commissione Europea per l’inserimento della Sardegna nell’elenco delle zone franche italiane unitamente a Livigno e Campione. Non a caso nel testo si fa subito riferimento al Trattato di Lisbona che sancisce “l’impegno solenne dell’Unione Europea alla riduzione dei divari tra le regioni ed al rafforzamento della coesione economica, sociale e territoriale”. L’istituzione della zona franca consente, secondo la Regione, di “compensare lo svantaggio relativo alla natura insulare e ultraperiferica della Sardegna, di limitare il fenomeno dello spopolamento dell’isola e di mantenere la pace sociale”.

LE CONSEGUENZE – Gli effetti della zona franca si faranno sentire su tutto il territorio sardo. A partire da Portoscuso, il primo comune che già da mesi ha ottenuto questo riconoscimento ufficiale. Cappellacci sottolinea che “oltre 240 consigli comunali dell’isola” si sono espressi a favore di questa misura, di fatto chiedendo il provvedimento. Ma che cosa succederà concretamente a partire dal 24 giugno 2013 con l’ufficializzazione della zona franca? Sul territorio non esisterà più il ricarico sui prodotti dell’Iva e il costo della benzina calerà drasticamente. La speranza di Cappellacci, e dei singoli comuni, è di ridare impulso all’economia regionale. Già in molti si sbilanciano, prevedendo un’ondata di nuovi investimenti esterni in Sardegna.

NON RESTI TUTTO SOTTO SILENZIO” – Ma c’è chi si lamenta del “silenzio tombale” calato sulla vicenda. È il caso di Antonio Tiragallo, militante del movimento pro zona franca: “Non sappiamo se la causa di questo silenzio sia conseguenza dello storico disinteresse evidenziato dai partiti a proposito della zona franca, particolarmente scomodo in questo momento, o una copertura per permettere affari durante la transizione”. Nel frattempo, sostiene Tiragallo, “nessuno informa la popolazione sull’avvenuto cambiamento di status doganale e fiscale con l’immaginabile confusione che ne deriva”. E conclude: “Il nostro obiettivo è quello di far deliberare tutti i territori per far sì che si attivino come zona franca”. Rimedio anticrisi o paradiso fiscale? Se il progetto si concretizzerà avremo la risposta.

Twitter: @LorenzoLamperti

 

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