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Cronache

di Antonio Arricale

In Campania, come in Italia, vige un sistema di controlli sugli alimenti a cui si sono aggiunte campagne straordinarie e i controlli della grande distribuzione che finora complessivamente non hanno evidenziato anomalie”. Parola di “Pandora”. Ovvero, una task force di scienziati indipendenti che hanno deciso di scendere in campo per affrontare e risolvere – motu proprio – le problematiche che in Campania attanagliano la cosiddetta Terra dei fuochi. Vale a dire, la striscia di terreno a cavallo delle province di Napoli e Caserta assurta, negli ultimi mesi, agli onori delle cronache per le manifestazioni popolari di protesta organizzate – Chiesa in testa – per affermare il diritto alla salute dei cittadini, reclamare la bonifica dei suoli in cui la camorra ha interrato per un ventennio rifiuti tossici e nocivi, fermare gli incedi dei cumuli di immondizie e pneumatici abbandonati qua e là sul territorio. Cronache rimpinguate anche dalle interviste al camorrista pentito Carmine Schiavone (cugino dell’omonimo e famigerato Sandokan) che ha rivelato al grande pubblico traffici, località e siti inquinati, dopo averne riferito – sul finire degli anni Novanta e successivi – a procure, servizi segreti, tribunali e commissioni parlamentari di inchiesta, che hanno però tenuto tutto segregato senza mai agire. Una giusta attenzione mediatica, tuttavia, che se da una parte ha contribuito a far riemergere il diritto dei cittadini alla salute, nel rovescio della medaglia ha pure contribuito a mettere in ginocchio l’attività economica primaria della Campania Felix (le province di Napoli e Caserta, appunto) e colpito gravemente il sistema agroindustriale ad essa legata.

Un danno economico che non è stato ancora compiutamente calcolato, ma che dalle prime stime fa parlare di un 40% di forza lavoro in meno (fonte Cgil) e di una forte contrazione dei fatturati delle imprese, in particolare dell’export, da sempre punta di diamante dell’economia locale (fonte Camera di commercio).

Ma torniamo agli scienziati di Pandora. Dopo l’appello lanciato il 17 dicembre scorso da Paola Dama, ricercatrice e oncologa di origine partenopea che lavora presso l’Università dell’Ohio in Usa, al gruppo di lavoro hanno aderito finora 26 italiani e stranieri, che hanno così spiegato il proprio impegno: “La situazione creata in Campania dallo smaltimento dei rifiuti è grave e scandalosa”. Le diffuse preoccupazioni “ci spronano a prendere posizione, ad avvertire dei rischi e a fornire informazioni avvalorate da dati certi ed evidenze scientifiche”.

A cominciare dalle errate informazioni sulla salubrità dei prodotti alimentari coltivati nella regione e, quindi, dall’ingiustificato timore di consumarne. “Non è vero, infatti – hanno aggiunto – che non abbiamo nessuna informazione. Diversi ricercatori hanno prodotto mappature geochimiche a livello regionale e locale uniche in Italia, dettagliate su numerosi elementi e composti chimici (inorganici e organici) con procedure internazionali standardizzate e scientificamente validate. I dati, georeferenziati, sono stati anche oggetto di numerose pubblicazioni scientifiche e resi disponibili alla Regione Campania. Inoltre organismi ed enti effettuano costantemente controlli ufficiali. Si può affermare che la conoscenza geochimica del territorio della Campania sia a un livello ben superiore rispetto a tante altre regioni italiane. Purtroppo tali dati spesso non sono conosciuti”.

Dati, forse, ignorati anche dal Governo (e dalla stessa Regione, evidentemente) visto che ancora oggi, invece di rendere note queste informazioni e agire con atti consequenziali urgenti e mirati – come da tempo chiedono industriali, associazioni di categoria e sindacati – ci si attarda a disquisire sui contenuti di un decreto legge che, in fondo, ribadisce l’arresto dei piromani e prescrizioni già in vigore. L’Italia, infatti, è tra i primi Paesi industrializzati ad essersi dotato di un notevole corpus legislativo in materia ambientale con riferimento a tutti gli elementi naturali: acqua, terra, aria e fuoco. Rispetto al primo – per dire – dall’82 ad oggi sono almeno dieci le leggi approvate dal Parlamento. E altrettante, più o meno, se ne contano contro l’inquinamento atmosferico. A difesa del suolo e più in generale della terra se ne contano invece soltanto tre, ma questo senza considerare una trentina di leggi che intanto sono state emanate per disciplinare la gestione dei rifiuti e, dunque, direttamente o indirettamente correlate ai rischi dell’inquinamento e alla difesa del suolo. E una precisa ed articolata normativa è tuttora vigente pure in materia di incendi. Il tutto senza considerare, poi, il numero di leggi e leggine emanate da ciascuna Regione per rafforzare – laddove non bastasse – l’articolo 32 della Costituzione.

Una ricca produzione legislativa, tuttavia, che ha l’acro sapore delle famose grida manzoniane. Tutte queste leggi, infatti, non sono riuscite ad evitare lo scempio che in Campania (ma anche altrove in Italia) è stato sistematicamente perpetrato ai danni del territorio e dei cittadini. E, dunque, ci obbliga a chiedere: come mai non si è riuscito a individuare e arginare per tempo reati e danni gravi a persone e cose? Perché mai chi aveva il compito di vigilare e reprimere non ha mosso un dito? Che cosa ha frenato il dovere – prima civico e poi istituzionale – di sindaci, amministratori e dirigenti di enti locali e sanitari, consiglieri provinciali e regionali, parlamentari, forze di polizia e magistrati dall’agire secondo la legge?

E’ mancato lo Stato, si dice. Oppure – con riferimento a quei valori morali tali che l'azione da questi ispirata possa essere valutata come giusta o ingiusta, senza tener conto delle possibili conseguenze – quella che Max Weber definisce "etica della convinzione". Più semplicemente, la responsabilità della classe dirigente, declinata però nelle articolazioni giuridiche, individuale e personale. “Le leggi derivano la loro autorità dal possesso e dall’uso”, scriveva già nel ‘500 il filosofo Michel de Montaigne. Venuto meno l’uso, viene meno anche la responsabilità. E’ ciò che è accaduto e, purtroppo, ancora accade. Meno male, però, che c’è sempre la speranza nel vaso di Pandora.

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camorraterra dei fuochi
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