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Le aziende cercano 1,5 milioni di persone. Ma quasi un profilo su due è introvabile

Le imprese italiane prevedono 1,5 milioni di ingressi tra settembre e novembre, ma il 44,1% dei profili è difficile da reperire. Ne abbiamo parlato con Andrea Ricciardiello, Direttore Generale di Time Vision, agenzia per il lavoro e la formazione accreditata in Campania, Puglia, Lazio e Lombardia.

Le aziende cercano 1,5 milioni di persone. Ma quasi un profilo su due è introvabile

Il mercato del lavoro continua a produrre domanda, ma il vero nodo resta il mismatch tra ciò che cercano le imprese e ciò che offre il mercato. Afferma Andrea Ricciardiello di Time Vision: “Gli incentivi aiutano ad assumere, la formazione serve a costruire le competenze”

Il lavoro c’è. I lavoratori, almeno quelli con le caratteristiche richieste dalle imprese, molto meno. È il paradosso che continua ad attraversare il mercato occupazionale italiano e che rischia di trasformare la ricerca di personale in una sorta di caccia al candidato impossibile. Gli ultimi dati del Sistema informativo Excelsior fotografano con chiarezza il fenomeno: a settembre le imprese hanno programmato circa 565 mila ingressi, che diventano 1,5 milioni nel trimestre settembre-novembre. Eppure il 44,1% dei profili ricercati risulta di difficile reperimento. Quasi uno su due. Nel settembre 2025 la percentuale era del 45,6%: qualcosa è migliorato, ma il problema resta strutturale.

Il paradosso: posti disponibili e professionalità che non si trovano. Ecco cosa ci ha raccontato Andrea Ricciardiello

Alla base delle difficoltà c’è soprattutto la scarsità di candidati, affiancata dal problema di una preparazione non sempre adeguata alle mansioni richieste. Il 65% delle imprese, del resto, cerca persone che abbiano già maturato esperienza professionale o nello stesso settore.

Ed è qui che emerge il vero cortocircuito: continuare a cercare per mesi il candidato perfettamente aderente alla posizione disponibile rischia di non essere più sufficiente. Occorre, piuttosto, creare le competenze che mancano.

Gli incentivi previsti dal Decreto Lavoro 2026 rappresentano certamente una leva importante. Bonus Giovani, Bonus Donne, agevolazioni ZES e incentivi alla stabilizzazione consentono, con requisiti e massimali differenti, di abbattere una parte significativa del costo contributivo sostenuto dalle aziende.

Ma lo sgravio interviene sul costo dell’assunzione. Non insegna un mestiere.

Incentivi e formazione: la doppia leva per le imprese

È proprio su questo passaggio che occorre cambiare prospettiva. La strategia più efficace è integrare incentivo all’assunzione e formazione mirata, partendo non da un catalogo standardizzato di corsi, ma dalle competenze che servono realmente all’azienda.

Il candidato non possiede tutte le caratteristiche richieste? La risposta può essere costruire un percorso formativo prima dell’ingresso o parallelamente all’assunzione, utilizzando anche le opportunità della formazione finanziata e dei fondi interprofessionali.

In questo modo l’impresa smette di aspettare il professionista “perfetto” e contribuisce a costruire quello di cui ha bisogno.

Il meccanismo può essere particolarmente efficace, ad esempio, per l’inserimento di giovani under 35: in presenza dei requisiti previsti dalla normativa, l’azienda può beneficiare del Bonus Giovani e contemporaneamente programmare un percorso tecnico finalizzato alle proprie esigenze produttive. Il Decreto Lavoro prevede inoltre un incentivo specifico per le trasformazioni a tempo indeterminato effettuate tra agosto e dicembre 2026 nei confronti di giovani con i requisiti stabiliti dalla misura.

Il candidato perfetto non esiste: bisogna formarlo

È probabilmente questa la vera sfida dei prossimi mesi. Il mismatch non si supera moltiplicando soltanto gli annunci di lavoro e neppure confidando esclusivamente negli sgravi contributivi.

Serve pianificazione: individuare prima le figure necessarie, misurare le competenze mancanti, verificare gli incentivi disponibili e utilizzare la formazione per colmare il divario.

Le aziende chiedono personale, il mercato offre persone e gli strumenti pubblici possono contribuire a ridurre i costi. Il punto è mettere insieme i tre elementi. Perché il problema, ormai, non è soltanto trovare qualcuno da assumere. È fare in modo che abbia, o possa acquisire rapidamente, le competenze per restare.