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Le librerie indipendenti presidi culturali di quartiere

La nuova disciplina approvata dalla Giunta Capitolina punta a rafforzare uno dei settori più fragili dell’economia culturale

Le librerie indipendenti presidi culturali di quartiere
Nuova vita per le librerie indipendenti

Le librerie indipendenti non saranno più considerate semplici attività commerciali, ma veri e propri presìdi culturali di quartiere. È questa la filosofia della nuova disciplina approvata dalla Giunta Capitolina che punta a rafforzare uno dei settori più fragili dell’economia culturale romana, schiacciato negli ultimi anni dalla concorrenza dell’e-commerce, delle grandi piattaforme digitali e delle catene editoriali.

Il provvedimento, che dovrà ora passare al vaglio dell’Assemblea Capitolina, introduce regole dedicate per l’occupazione del suolo pubblico da parte delle librerie indipendenti, consentendo loro di utilizzare spazi esterni per presentazioni, incontri con autori, attività culturali e iniziative promozionali. Una svolta che potrebbe cambiare il volto di molte librerie romane e rafforzarne la sostenibilità economica.

Da uno spunto di Carlo Verdone, “Sindaco per un giorno”

Dietro l’iniziativa c’è anche l’intuizione lanciata da Carlo Verdone durante la sua esperienza simbolica da “Sindaco per un giorno” nel novembre scorso. L’attore e regista romano aveva proposto di sostenere le librerie indipendenti, considerate luoghi essenziali per la vita culturale dei quartieri e sempre più in difficoltà nel nuovo contesto economico. Un’idea che il Campidoglio ha deciso di trasformare in un provvedimento concreto.

La novità più significativa riguarda la possibilità di ottenere concessioni di suolo pubblico con criteri specifici e proporzionati alle dimensioni delle attività. In pratica, le librerie potranno organizzare eventi all’aperto, allestire spazi dedicati alla lettura e promuovere iniziative culturali anche in aree particolarmente tutelate come la Città Storica e il sito Unesco.

Si potranno somministrare anche alimenti e bevande

Non solo. Per le librerie comprese tra i 50 e i 100 metri quadrati sarà possibile integrare l’attività principale con la somministrazione di alimenti e bevande, purché la vendita di libri resti prevalente. Tradotto: sarà possibile affiancare agli scaffali un piccolo spazio caffetteria, una formula già diffusa in molte capitali europee e considerata da tempo uno degli strumenti più efficaci per aumentare la redditività delle librerie indipendenti.

La misura non riguarda tutte le librerie. Potranno accedere alle nuove opportunità soltanto le attività aperte da almeno due anni, con non più di quattro punti vendita sul territorio capitolino e con un fatturato prevalentemente derivante dalla vendita di libri. Un modo per concentrare gli aiuti sulle realtà realmente indipendenti e più esposte alle difficoltà del mercato.

Le librerie contribuiscono alla vitalità dei quartieri

La questione non è soltanto culturale ma anche economica. Le librerie indipendenti rappresentano una parte importante del commercio di prossimità e contribuiscono alla vitalità dei quartieri. Ogni chiusura significa non soltanto la perdita di un’attività economica, ma anche di uno spazio di aggregazione, incontro e produzione culturale. In una città come Roma, dove la desertificazione commerciale colpisce sempre più aree periferiche e semicentrali, il ruolo delle librerie assume un valore strategico.

Per il Campidoglio si tratta di un investimento sulla qualità urbana oltre che sulla cultura. L’obiettivo dichiarato è rafforzare una rete di luoghi capaci di generare socialità, promuovere la lettura e animare gli spazi pubblici.

La sfida ora sarà trasformare la norma in opportunità concrete. Se il provvedimento supererà l’esame dell’Assemblea Capitolina, Roma potrebbe diventare una delle prime grandi città italiane a dotarsi di uno strumento specifico per tutelare e rilanciare le librerie indipendenti. Un segnale importante in un momento in cui il futuro del libro si gioca sempre più sulla capacità di creare comunità attorno alla lettura e non soltanto sulla vendita di volumi.