Del Vecchio si racconta: dalla battaglia per Delfin alla disputa con l’ex. “Mi aspetto di non essere accoltellato alle spalle”
Leonardo Maria Del Vecchio si racconta in un’intervista esclusiva a Chi, tra vita privata, famiglia e futuro imprenditoriale. Il rapporto con il padre e l’eredità di Leonardo Del Vecchio, l’addio agli incarichi in EssilorLuxottica, il progetto di rafforzare la propria posizione in Delfin e la disputa con l’ex compagna Sara Soldati per l’affidamento della figlia Bianca: il manager ripercorre alcuni dei passaggi più delicati degli ultimi anni.
Parlando del padre, fondatore di Luxottica, Del Vecchio racconta: «Non ho mai considerato la mia famiglia d’origine come la famiglia del Mulino Bianco. Ma mio padre ha lavorato fino al suo ultimo giorno di vita. E vedere in azienda i padri lavorare insieme ai loro figli, che fanno lo stesso mestiere con passione, e si danno una mano, mi ha dato un senso di famiglia che, forse, non ho avuto. Per questo mi sono innamorato di Agordo e di Luxottica».
Al settimanale diretto da Massimo Borgnis spiega poi le ragioni che lo hanno portato a lasciare gli incarichi in EssilorLuxottica: «L’azienda ha sempre creduto in me e continua a credere in me, sono andato via perché non posso essere a capo di strategie che non condivido. L’ho fatto perché nella mia visione il cuore è Agordo, le persone, le generazioni, lì ho visto nascere il successo. E, quando tante persone sono così unite, è perché condividono una visione. Non è solo per i soldi, ma per il senso di appartenenza. Quando viene a mancare, diventiamo un’azienda come le altre».
Un altro capitolo riguarda Delfin e il tentativo di aumentare la propria partecipazione nella holding di famiglia: «Per anni ho combattuto affinché fosse rispettato il testamento di mio padre, che prevedeva diverse fasi, l’ultima delle quali era proprio l’opportunità di comprare quote di altri azionisti per avere una direzione unitaria e senza scontri. Mi sarei esposto finanziariamente e ho provato a chiudere la trattativa per tre volte, e per tre volte non ci sono riuscito. Non me l’hanno fatto fare. Dopo quattro anni posso dire di aver mantenuto la promessa che ho fatto a mio padre. Perché più di così, più di indebitarmi per 10 miliardi, non potevo fare. E ci avrebbero guadagnato tutti in ogni caso».
Una promessa che Del Vecchio lega direttamente alla figura paterna: «Gli dissi che avrei messo davanti il bene dell’azienda, anche se questo avesse voluto dire sacrificare la mia vita professionale e personale». E il ricordo resta ancora doloroso: «Non ho perso solo un padre, ho perso una guida e ho perso un faro. E sono passati quattro anni ma ho ancora i brividi a parlare di lui, e non vanno via, non passerà mai».
Nell’intervista con il giornalista di Chi Valerio Palmieri c’è spazio anche per il rapporto con l’esposizione mediatica degli ultimi anni: «È come quando ti buttano in acqua per la prima volta. O impari a nuotare o affoghi, io ho imparato a nuotare».
Del Vecchio affronta poi la disputa con l’ex compagna Sara Soldati per l’affidamento della figlia Bianca. Soldati lo aveva denunciato per violenza privata e sottrazione di minore. «Voglio pensare che sia stata mal consigliata. Siamo stati in barca insieme con nostra figlia, era andato tutto bene, poi ho scoperto che mi aveva denunciato. A metà settembre ci sarà la seconda parte della prima udienza per nostra figlia, e la soluzione che è stata adottata di un affidamento condiviso ci ha riavvicinato. Ma ho paura a essere ottimista. Mi presenterò all’udienza sicuramente con tranquillità, serenità, e sono sicuro che il giudice potrà apprezzare. Queste ultime settimane hanno aiutato me e Sara a iniziare un percorso di fiducia per Bianca, viviamo sotto lo stesso tetto proprio per essere vicini, insieme, a nostra figlia. Cerco armonia».
Infine, tornando alla sua attività imprenditoriale, replica a chi lo descrive come impulsivo nelle proprie scelte: «Molti pensano che prenda decisioni e non pensi alle conseguenze. Ma io penso alle conseguenze, ci penso anche mentre gli altri dormono». E aggiunge: «La gente dice che mi compro le persone, ma non è così, altrimenti non avrei cause, non avrei divorzi, non avrei avvocati. Vivrei molto meglio».
Da chi gli sta accanto, invece, chiede soprattutto lealtà: «Mi aspetto il minimo, cioè di non essere accoltellato alle spalle. Mi aspetto lealtà, che vuol dire stare a fianco di una persona quando ti piove contro di tutto o quando la casa brucia, non solo quando c’è da andare a Gardaland».


