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Liste d’attesa, nel 2026 calano i tempi con “Cruscotto 2.0”. Ma resta critica la situazione al Sud

Il nuovo strumento è stato illustrato da Angelo Tanese, direttore generale dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas)

Liste d’attesa, nel 2026 calano i tempi con “Cruscotto 2.0”. Ma resta critica la situazione al Sud

Liste d’attesa, online il nuovo cruscotto 2.0 basato su 65 milioni di dati regionali. Schillaci: “Trend in miglioramento in 16 regioni per prime visite e in 15 per esami”

Un sistema cromatico semplice e immediato – verde, giallo e rosso – permetterà di visualizzare in modo chiaro i tempi di attesa delle prestazioni sanitarie. Il verde indicherà le prestazioni erogate entro i termini previsti, il giallo quelle in prossimità della scadenza e il rosso i casi in cui i tempi massimi sono stati superati. L’obiettivo è rendere facilmente leggibile ai cittadini il livello di rispetto dei tempi di attesa per visite ed esami diagnostici nelle diverse regioni. Il nuovo strumento è stato illustrato da Angelo Tanese, direttore generale dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas), che ha spiegato come il sistema rappresenti un’evoluzione significativa della piattaforma esistente: “In passato erano disponibili solo dati aggregati a livello nazionale. Con il Cruscotto 2.0, invece, vengono resi pubblici anche i dati regionali, finora non accessibili”.

Tra gennaio 2025 e aprile 2026 la piattaforma ha raccolto più di 65 milioni di prenotazioni attraverso il sistema del Centro unico di prenotazione (Cup), distribuite tra strutture pubbliche e private accreditate. Di queste, circa 32 milioni riguardano prime visite specialistiche e circa 33 milioni prestazioni diagnostiche. Tanese ha sottolineato come questo patrimonio informativo si aggiorni automaticamente grazie ai flussi provenienti dai Cup regionali, consentendo così di monitorare l’andamento delle prenotazioni, individuare eventuali criticità e valutare l’efficacia degli interventi correttivi.

Il monitoraggio si basa attualmente sulle prestazioni incluse nel Piano nazionale di governo delle liste d’attesa 2019-2021, che comprende 14 tipologie di visite specialistiche di primo accesso e 22 gruppi di esami diagnostici, tra cui ecografie, ecodoppler, risonanze magnetiche, Tac ed endoscopie. Secondo quanto anticipato, il nuovo Piano nazionale 2025-2027, ancora in fase di approvazione, potrebbe modificare e aggiornare l’elenco delle prestazioni soggette a controllo.

Le parole di Schillaci

“Da quando c’è il decreto sulle liste d’attesa, qualcosa di concreto è cambiato. I primi dati ci mostrano segnali incoraggianti, trend positivi, frutto dell’impegno di migliaia di professionisti e delle misure adottate in questi mesi. E la collaborazione con le Regioni non è mai stata così intensa e costruttiva come in questi mesi”. A dirlo il ministro della Salute Orazio Schillaci, intervenendo in collegamento alla presentazione della nuova piattaforma per il governo delle liste d’attesa, lanciata oggi da Agenas, l’Agenzia nazionale dei servizi sanitari regionali.

Il governo, ha ricordato, ha voluto il decreto legge sulle liste d’attesa perché “sappiamo bene cosa significa aspettare mesi, per esempio per una visita oncologica. E questo non è accettabile“. Ridurre le attese, ha aggiunto il ministro, “significa garantire un diritto fondamentale sancito dalla nostra Costituzione, che è il diritto alla salute. Significa anche qualcosa di più difficile da misurare, ma altrettanto importante: restituire fiducia dei cittadini nel servizio pubblico”. Le liste d’attesa, ha concluso Schillaci, “sono tornate al centro delle politiche sanitarie delle Regioni e il trend sta finalmente invertendo la rotta”.

In 6 regioni del Centro Sud più criticità di appropriatezza su liste d’attesa

Le maggiori criticità nei criteri di appropriatezza dei codici di priorità per le liste d’attesa si registrano in 6 regioni, tutte al Sud: Basilicata, Campania, Molise, Calabria, Lazio e Puglia. In queste regioni infatti ci sono troppe prenotazione di prime visite con un codice di priorità ‘non urgente’, con il rischio che i pazienti attendano più del necessario. Emerge dai dati forniti dall’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, basati sulla Piattaforma nazionale per le liste d’attesa.

Oggi la Piattaforma consente di misurare indicatori che aiutano ad avere una comprensione più approfondita dei sistemi di gestione delle prestazioni e individuare fattori di criticità su cui intervenire, ha spiegato il direttore generale di Agenas Angelo Tanese. “Il primo elemento di criticità riguarda l’appropriatezza nell’attribuzione del codice di priorità in sede di prescrizione. In alcune Regioni la percentuale di attribuzione del codice di priorità P, ovvero da erogare entro 120 giorni, è estremamente elevata, anche oltre l’80%: questo dato non è coerente con l’effettuazione di una prima visita o di un esame diagnostico che non sia di controllo”.

I dati mostrano infatti una forte variabilità del dato, che passa dall’85,5% della Basilicata e dall’80,1% della Campania al 7,8% della Toscana e all’8,2% del Piemonte. “Su questo aspetto è stato già avviato un confronto con le singole Regioni, al fine di comprenderne le cause e ricondurre a maggiore omogeneità i comportamenti prescrittivi”, conclude Tanese.

Liste d’attesa, miglioramenti in 16 regioni per prime visite e in 15 per esami

I dati della Piattaforma Nazionale delle Liste d’Attesa mostrano “una diffusa tendenza al miglioramento nel primo quadrimestre del 2026 rispetto allo stesso periodo del 2025” con un incremento della percentuale di rispetto dei tempi di garanzia che per le visite specialistiche passa dal 76,1% all’78,7% e per gli esami diagnostici dall’83% all’84,7%. Complessivamente, 16 Regioni su 21 mostrano buoni risultati per le visite specialistiche e 15 Regioni su 21 buoni risultati per gli esami quali Tac, risonanze ed ecografie. Ma Abruzzo, Pa di Trento, Sicilia e Valle d’Aosta presentano segni negativi in entrambi i casi. Questi i dati forniti dall’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, basati su 65 milioni di prenotazioni relative a tutte le strutture del settore pubblico e del privato accreditato.

Le 16 Regioni con risultati buoni, ovvero in netto miglioramento o comunque con un’elevata percentuale di garanzia del rispetto dei tempi di attesa per le prime visite, sono: Basilicata, Calabria, Campania, Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Molise, Piemonte, Provincia Autonoma di Bolzano, Puglia, Toscana, Umbria e Veneto. Per quanto riguarda gli esami diagnostici, le 15 Regioni che presentano risultati soddisfacenti sono: Basilicata, Calabria, Campania, Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Molise, Puglia, Sardegna, Toscana, Umbria e Veneto.

“Tra gli esempi più significativi emerge la Liguria, che evidenzia un miglioramento rispetto ai periodi precedenti, confermando un andamento positivo nella gestione delle prenotazioni e nell’erogazione delle prestazioni”, ha detto Angelo Tanese, direttore generale Agenas. Alcune realtà territoriali, tuttavia, presentano ancora margini di miglioramento. “La Puglia, ad esempio, registra segnali positivi e un incremento delle performance, ma continua a mantenere percentuali di rispetto dei tempi inferiori rispetto alla media nazionale. Situazioni analoghe si osservano anche in altre Regioni, nelle quali persistono criticità organizzative che richiedono ulteriori interventi correttivi”.

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