Era stato più volte retrocesso durante l’addestramento. Nel 2009 gli era stato diagnosticato un “grave episodio depressivo”, poi rientrato. Era stato in cura psichiatrica per un totale di un anno e mezzo. Sei anni fa sarebbe anche stato giudicato “in parte non idoneo al volo” durante l’addestramento nella scuola di volo Lufthansa di Phoenix.
Andreas Lubitz forse non era proprio quel professionista senza ombre personali che era stato dipinto subito dopo il disastro dell’Airbus di Germanwings.
Lubitz, 27 anni, pare fosse in profonda crisi personale. Motivi sentimentali che avrebbero rinfocolato le sue crisi depressive. Lui e la fidanzata si sarebbero lasciati poco tempo fa. Un evento che potrebbe aver influito molto sulla “malattia psichica” che secondo alcune fonti affliggeva il copilota, considerando anche che i due avrebbero dovuto sposarsi tra pochi mesi.
Quello che è passato nella mente di Lubitz in quegli ultimi tragici istanti che insieme a lui hanno portato via 150 vite forse non lo sapremo mai. Ma ora si apre un interrogativo inquietante: come è possibile che una persona che, suo malgrado, è affetta da gravi disturbi psichici possa avere in mano la guida di un aereo civile? Come è possibile che Lubitz abbia potuto rimanere solo nella cabina di comando di un volo Lufthansa, trascinando con sé centinaia di vite umane nella folle e “gelida” discesa?
Interrogativi che non possono non preoccupare, forse ancor di più che se si fosse trattato di un guasto tecnico. Salire su un aereo significa affidare la propria sicurezza, e la propria vita, a un pilota e a un co-pilota. E’ assolutamente necessario che le compagnie aeree scelgano le persone giuste per un compito così delicato.

