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Madre e figlia avvelenate con la ricina, la polizia perquisisce a sorpresa lo studio del padre Gianni Di Vita

Gli uomini della squadra mobile di Campobasso, guidati da Marco Graziano, sono entrati nello studio

Madre e figlia avvelenate con la ricina, la polizia perquisisce a sorpresa lo studio del padre Gianni Di Vita

Campobasso, la polizia ha perquisito lo studio di Gianni Di Vita

Nella mattinata di martedì 29 settembre a Pietracatella è stata effettuata perquisizione nello studio di Gianni Di Vita, il papà e marito delle due donne morte avvelenate dalla ricina lo scorso dicembre. Gli uomini della squadra mobile di Campobasso, guidati da Marco Graziano, sono entrati da pochi minuti all’interno dello studio del commercialista che si trova proprio di fronte alla casa dove, nei giorni a ridosso del Natale scorso, la figlia Sara e la moglie Antonella Di Ielsi sono state avvelenate con la ricina. Al momento nel fascicolo per duplice omicidio della Procura di Larino non ci sono indagati. 

Gli accertamenti sul computer e le pen drive sequestrati a Gianni Di Vita

Ieri in questura a Campobasso sono stati invece effettuati gli accertamenti sul computer e sulle dieci pen drive sequestrati il 31 luglio scorso a Gianni Di Vita. La procuratrice di Larino, Elvira Antonelli, ha incaricato personale specializzato dello Sco – Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato – per l’estrapolazione dei dati contenuti nei dispositivi elettronici. Alle operazioni avrebbero potuto partecipare anche le parti, si è presentato, però, solamente Gianni Alfonso, consulente informativo dell’avvocato Vittorino Facciolla, il legale di Gianni Di Vita. 

La Procura, nell’ambito delle indagini sulla morte di madre e figlia, ha chiesto in particolare l’estrazione di dati inerenti eventuali rapporti, relazioni e legami correlabili alle navigazioni internet dirette a procurarsi ricina da parte delle due vittime, Sara Di Vita e sua mamma Antonella Di Ielsi; dati relativi ai rapporti con famigliari, parenti e amici, utili a ricostruire le abitudini di vita, i rapporti delle vittime; eventuali annotazioni da parte delle vittime su alimenti consumati nei giorni antecedenti ai malori; eventuali documenti, note, pagine di diario, lettere inerenti eventuali malattie sofferte dalle vittime e non conosciute; chat, foto, registrazioni vocali, note, navigazioni internet, rilevazione delle posizioni dei dispositivi, degli indirizzi email e degli account dei profili social network. L’arco temporale della ricerca è molto ampio, va dalla prima accensione dei dispositivi fino al giorno del loro ultimo utilizzo. Il tempo fissato per ultimare il lavoro è di 60 giorni salvo proroga.

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