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Cronache

Una vera “epidemia di malacooperazione” che sfocia in una “crisi crescente del mondo cooperativo, che vede il mondo Legacoop purtroppo in prima fila”. È questo per Gian Luigi Bettoli, presidente di Legacoopsociali Friuli Venezia Giulia, l’iceberg nascosto sotto il pelo dell’acqua scoperto dall’inchiesta "Mondo di mezzo" che in questi giorni a Roma sta facendo tramare il Campidoglio per via di quella che i pm hanno definito una “mafia capitale”. Una vicenda giudiziaria che vede coinvolto anche il mondo delle cooperative impegnate nell’accoglienza di minori, stranieri e rom, ma che per Bettoli non è altro che un “ulteriore episodio ad un momento tra i più critici nella storia della cooperazione”.

Un terremoto nel mondo cooperativo anticipato da diversi altri segnali d’allarme, spiega Bettoli, mentre c’è chi si “svena letteralmente per resistere alle politiche monetaristiche deflattive che stanno deindustrializzando il nostro paese e creando una povertà sempre più estesa”. Secondo Bettoli, infatti, “nel corso di pochi mesi abbiamo visto cooperative aderenti, talvolta anche sociali, coinvolte nella corruzione per gli appalti dell'Expo di Milano ed il Mose di Venezia; nello sfruttamento degli immigrati e nella gestione di campi di concentramento inumani; in fenomeni sistematici di sfruttamento del personale della logistica ed in gestioni oligarchiche e suicide di cooperative di consumo con una storia secolare. Ci mancavano solo l'attuale episodio di coinvolgimento di una storica cooperativa sociale romana, la '29 giugno', protagonista di un'azione esemplare di emancipazione dal sistema carcerario, in una storia estrema di corruzione e distorsione assoluta del sistema politico democratico”.

L’inchiesta romana, sembra diventare così uno spartiacque nella storia della coop italiane. “Non ci può consolare il fatto che non tutte le cooperative nell'occhio del ciclone aderiscano a Legacoop – aggiunge Bettoli -. Un tempo aderire a questa associazione bastava ed avanzava per avere un automatico ‘bollino di qualità’ quanto a rispetto delle regole, eccellenza nella qualità, tutela dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori”. Ma i fatti emersi dalle indagini, secondo Bettoli, fanno cadere ogni automatismo. “Il problema non è scoprire che qualche delinquente è tra noi – spiega Bettoli -. Quello succederà sempre. Anche se fa venire ribrezzo sapere che presidente di una cooperativa sociale fosse un assassino di ragazze che si prostituivano: noi non siamo dio, e comunque Lazzaro non fu fatto risorgere per diventare apostolo...”. Per Bettoli, è giunto il momento di dare una risposta sonora a quanto sta accadendo. “Se qualche caso di deviazione dalla retta via può essere considerato fisiologico – spiega Bettoli -, l'attuale epidemia di malacooperazione deve indurci ad una riflessione e ad una reazione di alto livello”.

Tra le preoccupazioni del presidente di Legacoopsociali del Friuli Venezia Giulia c’è soprattutto una “omologazione della cooperazione al sistema socio-economico dominante, quello capitalistico, andata oltre la soglia sopportabile. Fare impresa è una cosa (dobbiamo garantire equilibrio economico e solidità alle società cooperative), dimenticarsi dei "sacri principi" della cooperazione, cioè in sintesi della democrazia economica, è altro”. Per Bettoli, però, “non basta ripensare gli strumenti di vigilanza, superati dagli avvenimenti”. Serve una più ampia riflessione per “chiarire che il nostro lavoro è particolare, ha un senso e un'etica che viene prima di ogni compatibilità politica o economica. Tradire il bene comune e non lavorare al servizio della collettività tradisce il senso stesso della cooperazione. Se perdiamo il senso dell'orizzonte verso cui ci rivolgiamo, anche il nostro lavoro perde di significato”.

Fonte: www.redattoresociale.it

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