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Cronache

La catena di negozi di pelletteria e abbigliamento di lusso "Bagagli", con vari punti vendita a Palermo e provincia e a Catania e' stata sequestrata dalla Dia perche' ritenuta riconducibile a un boss mafioso della famiglia di Palermo Centro e a un suo prestanome. Il provvedimento patrimoniale, emesso dalla sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Palermo su richiesta della Procura, oltre alla totalita' delle quote e ai beni aziendali della "Bagagli srl" ha riguardato 44 immobili tra appartamenti, magazzini e terreni, una rivendita di tabacchi, tre auto e una moto di grossa cilindrata, 26 rapporti bancari e uno yacht di circa 20 metri di lunghezza. Il valore complessivo e' di oltre 16 milioni di euro.

Il sequestro e' stato eseguito a carico di Salvatore Milano, 60 anni, condannato definitivamente per mafia e attualmente agli arresti domiciliari, e di Filippo Giardina, 60 anni, ritenuto il suo prestanome. I rapporti tra i due erano emersi per la prima volta dai 'pizzini' sequestrati ai boss Salvatore e Sandro Lo Piccolo al momento del loro arresto, nel 2007.

Esponente storico della famiglia di Palermo Centro, Milano secondo gli inquirenti aveva intestato fittiziamente a Giardina quote delle attivita' commerciali, come riferito anche da alcuni collaboratori di giustizia. Le indagini hanno poi evidenziato l'esistenza di accordi tra i formali intestatari della ditta "Bagagli" con alcune persone in grado di subentrare nell'amministrazione e nella compagine societaria per eludere le misure patrimoniali. Si e' cosi' pervenuti al sequestro delle societa' "Bagagli srli" e "Bagagli sas", che commercializzano capi in pelle, scarpe, abbigliamento, accessori di abbigliamento e valigeria, e dei loro punti vendita in via Liberta', via XX Settembre, via Messina, via Mariano Stabile, viale Strasburgo e via Roma a Palermo, in corso Italia a Catania e in Corso Umberto I a Bagheria (Palermo), come disposto dal Tribunale presieduto da Silvana Saguto, su richiesta del procuratore aggiunto Vittorio Teresi e del sostituto Dario Scaletta.

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