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Cronache
eolico wind farm

Beni per un miliardo e trecento milioni di euro sono stati confiscati dalla Direzione investigativa antimafia a un soggetto ritenuto contiguo a Cosa nostra. I beni, che erano stati precentemente sequestrati, passano ora definitivamente allo Stato. Secondo la Dia, si tratta della confisca di importo piu' elevato in assoluto mai eseguita in Italia nei confronti di un' unica persona.

La confisca ha colpito Vito Nicastri, 57 anni, imprenditore di Alcamo (Trapani), attivo nel settore dell'energia rinnovabile e in particolare dei parchi eolici. All'uomo e' stata imposta la sorveglianza speciale per tre anni, con obbligo di soggiorno ad Alcamo. Il patrimonio che gli e' stato confiscato comprende 40 societa', immobili e disponibilita' finanziarie. Secondo gli inquirenti, Nicastri era vicino a diversi personaggi mafiosi.

La confisca e' stata disposta dalla sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Trapani presieduta da Piero Grillo, su proposta del direttore della Dia al termine di indagini economico-patrimoniali sull'imprenditore alcamese, del quale e' stato ricostruire il patrimonio accumulato negli ultimi trent'anni, che presenta una sperequazione tra i beni posseduti ed i redditi dichiarati. Nicastri, specializzato nello sviluppo di impianti di produzione elettrica da fonti rinnovabili, realizzavas e vendeva "chiavi in mano" parchi eolici e fotovoltaici, con ricavi milionari. La Dia ha effettuato una ricognizione dei procedimenti penali e di vari episodi che hanno riguardato Nicastri, e dal lavoro investigativo e' emerso un quadro di relazioni con esponenti mafiosi, elementi legati a Cosa nostra, e personaggi a loro volta entrati in contatto con pregiudicati, anche della criminalitØ organizzata. L'imprenditore e' accusato di aver operato in una "contiguità consapevole" con gli interessi della mafia e di aver agevolato l'organizzazione criminale. Delle vicende imprenditoriali di Nicastri, secondo la Dia, veniva riferito ai boss Salvatore e Sandro Lo Piccolo, come risulta dai pizzini sequestrati in occasione del loro arresto.

L'imprenditore, che ha interessi anche all'estero, era stato in passato coinvolto in operazioni di polizia, tra le quali quella denominata "Eolo", relativa al coinvolgimento di Cosa nostra nell'affare dell'eolico in provincia di Trapani. In questo contesto, si erano profilati rapporti di Nicastri con mafiosi trapanesi ritenuti vicini a Matteo Messina Denaro. Ma secondo la Dia l'uomo teneva contatti anche con esponenti di clan del Messinese e del Catanese e con la 'Ndrangheta calabrese, in particolare con le 'ndrine di Plati', San Luca ed Africo, in provincia di Reggio Calabria. La confisca comprende tutte le quote sociali e i beni aziendali delle societa' di Nicastri, beni mobili, immobili e disponibilita' bancarie riconducibili all'imprenditore e ai suoi familiari. Nel dettaglio, si tratta di: 43 tra societa' e partecipazioni societarie; 98 immobili tra palazzine, ville, magazzini e terren); 7 tra auto, moto e imbarcazioni; 66 tra conti correnti, polizze assicurative ramo vita, depositi, titoli, carte di credito, carte prepagate e fondi di investimento.

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