Non arrivano piu’ segnali dai fondali dell’Oceano Indiano Meridionale, al largo dell’Australia, in cui sarebbe precipitato l’aereo della Malaysia Airlines. Le batterie della scatola nera, a oltre un mese dalla scomparsa del Boeing 777, potrebbero essere ormai scariche. Il premier australiano, Tony Abbott, ha spiegato che gli impulsi registrati dalle boe sonar si stanno “dissolvendo rapidamente” e le ricerche potrebbero durare ancora “molto a lungo”. “Tentare di localizzare qualunque cosa a 4.500 metri di profondita’ nell’oceano e a 1.000 metri dalla terra ferma e’ un lavoro enorme”, ha aggiunto Abbott.
Tuttavia, “abbiamo un elevato livello di fiducia che i segnali raccolti finora provengano dal volo MH370”, ha spiegato ancora il premier australiano, invitando a non “sottovalutare le difficolta’ che abbiamo di fronte a noi”. Intanto, emergono nuove rivelazioni sulle ultime ore di volo, l’8 marzo scorso, dopo la scomparsa dai radar sulla rotta tra Kuala Lumpur e Pechino. Il co-pilota, secondo quanto riferito da una fonte al ‘New Straits Times’, provo’ a effettuare una “disperata chiamata di aiuto” con il cellulare, ma la linea cadde immediatamente. Se la notizia fosse confermata, dimostrerebbe che l’aereo volava a bassa quota, sulla penisola di Penang, tanto da agganciarsi, seppur brevemente, a una rete telefonica.

