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Marcinelle, cosa accadde 70 anni fa? La tragedia in cui persero la vita 136 minatori italiani

Il disastro di Marcinelle resta ancora oggi il terzo incidente per numero di vittime italiane emigrate all’estero, dopo quelli di Monongah (Stati Uniti, 1907) e di Dawson (Nuovo Messico, 1913).

Marcinelle, cosa accadde 70 anni fa? La tragedia in cui persero la vita 136 minatori italiani

Marcinelle, la tragedia in cui persero la vita 275 persone, di cui 136 minatori italiani

Oggi ricorre il settantesimo anniversario del disastro di Marcinelle. L’8 agosto 1956, poco dopo le 8 del mattino, nella miniera di carbone del Bois du Cazier, vicino alla cittadina belga di Marcinelle (a pochi chilometri da Charleroi), scoppiò un incendio destinato a diventare una delle più gravi tragedie del lavoro del Novecento. La causa fu, all’apparenza, banale: un fraintendimento tra gli operai che al fondo del pozzo caricavano vagoncini di carbone sul montacarichi e i manovratori in superficie. L’ascensore venne azionato al momento sbagliato e urtò contro una trave d’acciaio, tranciando un cavo dell’alta tensione, una conduttura dell’olio ad alta pressione e un tubo dell’aria compressa. Le scintille del corto circuito incendiarono centinaia di litri d’olio e le strutture in legno che rivestivano la galleria. Le fiamme si propagarono rapidamente nel condotto principale di aerazione, riempiendo di fumo denso e di gas tossici tutta la rete sotterranea della miniera, a oltre mille metri di profondità.

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Quel giorno erano scese in miniera 275 persone. I soccorsi si mobilitarono subito, ma le operazioni furono lunghissime e complicatissime: gallerie invase dal fumo, gas letali, il rischio costante di nuovi crolli o esplosioni. Solo 13 minatori riuscirono a risalire vivi nelle prime ore. Per tutti gli altri, nei giorni successivi, la speranza si affievolì progressivamente, fino a spegnersi del tutto la notte del 22 agosto, quando i soccorritori raggiunsero finalmente il fondo del pozzo, a oltre 1000 metri di profondità, trovando solo cadaveri. Fu in quel momento che arrivò in superficie il telegramma passato alla storia: “Tutti cadaveri”. L’ultimo corpo venne recuperato solo nel dicembre del 1957, oltre un anno dopo il disastro. Diciassette vittime non furono mai identificate e riposano oggi in un sacrario costruito nel sito stesso della miniera.

Le vittime furono 262, di undici nazionalità diverse. Morirono per le ustioni, per il fumo e per l’avvelenamento da monossido di carbonio. Di queste, 136 erano minatori italiani, in gran parte originari dell’Abruzzo, del Molise, della Puglia e di altre regioni del Sud Italia, ma anche del Veneto e della Toscana: uomini emigrati nel dopoguerra in cerca di un lavoro che in patria non riuscivano a trovare. Il disastro di Marcinelle resta ancora oggi il terzo incidente per numero di vittime italiane emigrate all’estero, dopo quelli di Monongah (Stati Uniti, 1907) e di Dawson (Nuovo Messico, 1913).

Perché così tanti italiani lavoravano in quella miniera

Per capire l’entità della tragedia bisogna guardare al contesto storico. Nel giugno 1946 l’Italia e il Belgio avevano firmato un accordo bilaterale, passato alla storia come il “patto uomini-carbone” (hommes contre charbon): l’Italia, uscita distrutta dalla guerra e con un disperato bisogno di energia per la ricostruzione, si impegnava a inviare migliaia di lavoratori nelle miniere belghe in cambio di forniture di carbone a prezzo agevolato. In pratica, l’Italia “vendeva” manodopera in cambio di combustibile. Tra il 1946 e il 1956 oltre 140.000 italiani attraversarono le Alpi per andare a lavorare nei bacini carboniferi della Vallonia. Le condizioni di lavoro erano durissime e pericolosissime: turni massacranti, sicurezza quasi inesistente, malattie professionali come la silicosi. Solo tra il 1946 e il 1955, prima ancora di Marcinelle, quasi 500 lavoratori italiani avevano già perso la vita nelle miniere belghe.

Il disastro ebbe un’eco enorme sia in Italia che in Belgio. Fu istituita una commissione d’inchiesta, a cui parteciparono anche due ingegneri italiani, ma le vittime non ottennero mai una vera giustizia: nessuno fu condannato in modo significativo per quanto accaduto. Marcinelle segnò comunque una svolta nella coscienza collettiva rispetto alla sicurezza sul lavoro e all’emigrazione italiana. L’Italia, nel 1956 stesso, sospese gradualmente l’invio di nuovi lavoratori verso le miniere belghe. Il sito del Bois du Cazier è oggi patrimonio dell’UNESCO e ospita un museo dedicato alla memoria dei minatori e dell’emigrazione.

Dal 2001 l’8 agosto è la Giornata nazionale del sacrificio del lavoro italiano nel mondo, istituita proprio in ricordo delle vittime di Marcinelle. Nella stessa data sarà istituita anche la Giornata europea dedicata a tutte le vittime del lavoro.

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