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Caso Ilva/ Alessandro Marescotti (Peacelink): “Faremo pressione sui politici. Il M5S? Non ci risponde”

operai ilva (12)

di Lorenzo Lamperti

 twitter@LorenzoLamperti

“Abbiamo scritto a diversi parlamentari del M5S ma ci hanno risposto solo in tre. Fino adesso la politica se n’è fregata del caso Ilva. Anche il movimento di Grillo”. Alessandro Marescotti, presidente di Peacelink, fa il punto prima della sentenza della Consulta in un’intervista ad Affaritaliani.it: “In passato abbiamo spesso assistito a fughe dalla sentenza. Al di là di quello che decideranno i giudici noi punteremo sulla strada politica. Cadranno le maschere e vedremo se c’è davvero qualcuno pronto a fare qualcosa”.

Professor Marescotti, nelle prossime ore arriverà la sentenza della Consulta. In che modo stanno aspettando questo momento cruciale Peacelink e il mondo ambientalista? 

Martedì una corriera di persone partirà da Taranto e andrà a Montecitorio. Non tanto per fare pressione sulla Consulta ma per portare ai deputati una proposta di legge di un solo articolo per la cancellazione della legge n. 231 del 2012, la cosiddetta salva-Ilva. Cercheremo qualcuno che si prenda a cuore il problema Taranto. Al di là di quello che dirà la Consulta, che potrebbe anche avere remore a entrare nel merito. Spesso in passato su questi temi abbiamo assistito a una fuga dalla sentenza. Andremo dai deputati e dai senatori e chiederemo un aiuto. Finalmente lì cadrà la maschera e vedremo davvero chi vuole difendere il diritto alla salute dei tarantini e chi invece vuole mettere la museruola ai cittadini.

Se la Consulta desse torto ai magistrati come reagirete?

Punteremmo ancora di più sulla strada politica. Talloneremmo il garante dell’Aia perché venga applicata la legge. Una legge che per ora non è stata ancora rispettata. Faccio due esempi: le centraline perimetrali e i sensori delle cokerie. Secondo l’ultima legge dovevano essere installate ma non è stato fatto. Abbiamo scoperto che i dati sulle emissioni non ci sono perché le centraline ancora non sono state piazzate. Non è stato nemmeno effettuato il confinamento delle aree da cui possono fuoriuscire le polveri. Non sto parlando dei parchi minerali ma di tutti gli impianti sotto sequestro che disperdono sostanze inquinanti. L’Ilva ha chiesto un differimento al giugno del 2014. Se questa deroga venisse concessa non si dovrebbe nemmeno più parlare di legge salva Ilva ma di legge salva-salva Ilva. Cioè, si chiede una deroga alla deroga…

Se invece la Consulta bocciasse la legge i Riva potrebbero davvero lasciare Taranto?

Penso di sì.

In campagna elettorale Beppe Grillo è stato all’Ilva a fare un comizio. Quale forza politica sentite più vicina alla vicenda? Il Movimento 5 Stelle è davvero interessato?

Vorrei dire di sì ma non posso farlo. Dopo le elezioni sono stati contattati diversi deputati e senatori del Movimento 5 Stelle. Hanno risposto in tre. Non so, forse il tema No Tav attira più attenzione. Temo moltissimo che l’Ilva finisca nel dimenticatoio. Ma qui si perde di vista un fatto molto grave: sull’Ilva è stata messa in atto una violazione della Costituzione cento volte più grave. Una violazione che si può estendere in tutta Italia con tante procure messe a tacere sui temi ambientali. Il mondo della politica ha finora dimostrato scarsissima attenzione, compreso il movimento di Beppe Grillo. 

Intanto però i cittadini di Taranto si stanno sempre più mobilitando. La soluzione può arrivare dal basso?

L’unico aspetto positivo è che 50 città italiane hanno appoggiato pubblicamente la manifestazione di domenica a Taranto. Credo si sia compreso che se perde Taranto perdono tutte le città italiane.