Almeno venti persone convinte a sottoporsi a espianti di reni, poi rivenduti sul mercato nero a ricchi compratori. I giudici hanno confermato la veridicità della storia e condannato l’ex proprietario di una clinica di pristina a otto anni di carcere e a una multa di 10mila euro per traffico di esseri umani e associazione criminale.

LA STORIA
Il tribunale di Pristina ha emesso una sentenza sul controverso caso della clinica ”Medicus”, ospedale privato nei pressi della capitale kosovara dove, secondo l’accusa, almeno venti persone, in gran parte provenienti dall’Europa orientale, sarebbero state convinte nel 2008 a sottoporsi a espianti di reni, poi rivenduti sul mercato nero a ricchi compratori in particolare israeliani, dietro un compenso mai versato.
I giudici – un kosovaro e due nominati dalla missione europea Eulex – hanno confermato la veridicita’ della storia e condannato l’ex proprietario della clinica, l’urologo kosovaro Lufti Dervishi (al centro, nella foto a sinistra) a otto anni di carcere e a una multa di 10mila euro per traffico di esseri umani e associazione criminale.
Al figlio di Dervishi, Arban, è stata comminata una pena di sette anni e tre mesi e una multa di 2.500 euro, mentre a tre ex anestesisti della Medicus sono state inflitte pene da uno a tre anni. Assolto invece dall’accusa di abuso d’ufficio Ilir Rrecaj, alto funzionario del ministero della Sanità di Pristina.
