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Meredith, Amanda condannata? “La soluzione può essere il carcere Usa”

Meredith, Amanda condannata? “La soluzione può essere il carcere Usa”
amanda knox

Conto alla rovescia per la sentenza della Corte di Cassazione sull’omicidio Meredith Kercher. In attesa di sapere la sorte di Amanda Knox e Raffaele Sollecito si aprono degli interrogativi sulla possibile estradizione di Amanda. L’avvocato penalista Stefano Toniolo, associato dello Studio Martinez&Novebaci di Milano, spiega che cosa può accadere in un’intervista ad Affaritaliani.it. 

In caso di condanna definitiva per Amanda Knox come funziona la procedura di richiesta di estradizione? E’ un’azione obbligatoria oppure l’Italia potrebbe anche non chiederla?

La procedura prevede che il Procuratore Generale presso la Corte di Appello del distretto giudiziario in cui è stata emessa la Sentenza di condanna chieda al Ministero di Grazia e giustizia di avviare la pratica di estradizione con lo stato estero di residenza del condannato. Possiamo certamente considerare detta richiesta un obbligo giuridico dell’Autorità Giudiziaria procedente. Residua invece in capo al Ministero la possibilità di non avviare la procedura o di rinviarla, ma tendo ad escludere che in questo caso ciò possa avvenire.

Gli Stati Uniti sarebbero obbligati ad accettare la richiesta di estradizione oppure no?

In linea teorica gli Stati Uniti dovrebbero attenersi agli accordi pattizi con l’Italia siglati con il trattato del 1983, in base ai quali i due paesi si sono impegnati reciprocamente all’estradizione di fatti costituenti reato in entrambi gli ordinamenti, puniti con la pena superiore ad un anno e non aventi carattere politico o militare. Questo è certamente il caso dell’omicidio.

Il fatto che negli Usa non si può essere giudicati due volte per lo stesso crimine potrebbe costituire un ostacolo oppure no? Prevale la Costituzione Usa o la Convenzione del 1983 tra Italia e Usa?

Si tratta di un tema particolarmente complesso che verte sull’interpretazione dell’articolo VI del Trattato che ho citato secondo il quale l’estradizione non è concessa quando la persona è stata condannata, assolta o graziata per gli stessi fatti per i quali l’estradizione viene richiesta. In questi termini si sono espressi alcuni illustri esperti americani anche se, a mio avviso, la differenza di sistemi giudiziari dei due paesi è già implicitamente accettata con gli accordi pattizi e non potrebbe e dovrebbe essere opposta come motivo di rifiuto dell’estradizione, negabile sono per i reati per i quali è espressamente esclusa e nelle altre ipotesi di diniego previste dal Trattato.

A chi spetterebbe la parola finale per l’estradizione?

Al governo degli Stati Uniti.

Amanda, qualora condannata, potrebbe scontare la pena in un carcere americano?

Questa potrebbe essere una soluzione praticabile, in quanto contemplata espressamente dalla convenzione di Strasburgo del 1983 sul trasferimento delle persone condannate con l’accordo di entrambi i paesi.

In molti temono che anche in caso di condanna Amanda non verrà estradata. Secondo lei esiste il rischio che gli Usa scelgano di non seguire la Convenzione del 1983 pur rischiando una questione diplomatica?

Non trattandosi di una questione esclusivamente di natura giuridica, esiste ovviamente la possibilità che il Governo degli Stati Uniti opponga il proprio rifiuto all’estradizione, soprattutto considerato il clamore mediatico che la vicenda ha suscitato nel paese. Ripeto che una soluzione diplomatica praticabile per entrambi i paesi, e forse più accettabile dall’opinione pubblica americana, potrebbe essere l’esecuzione della pena in patria.

@LorenzoLamperti