Milan, il vertice di Londra apre la resa dei conti: cosa può cambiare in estate
“Tutti per uno, uno per tutti”, recita un vecchio motto. Un motto che in via Aldo Rossi e a Milanello non si respira da un po’. Il caos in casa Milan è arrivato a un punto tale da costringere Gerry Cardinale a prendere la parola, ed è già qualcosa.
Almeno leggere nell’intervista alla Gazzetta dello Sport, se non sentire dalla sua voce, le parole del proprietario del Milan è un segnale importante: RedBird vuole prendere in mano la situazione e forse, per la prima volta, provare a costruire davvero il suo Milan?
Il proprietario rossonero ha scelto parole decise, soprattutto sulla Champions: “Non aver vinto lo scudetto è una delusione, se non entriamo nelle prime quattro è un fallimento”. Non solo. Cardinale ha annunciato una revisione profonda dell’area tecnica e dirigenziale: “Tutto venga rivalutato e io rivaluterò tutti e tutto quest’estate”.
Da qui il processo interno. Vuol dire che nessuno può sentirsi davvero al sicuro: da Furlani a Tare, da Ibrahimovic a Moncada, fino ad Allegri, che resta dentro ogni scenario del Milan che verrà.
Lo scudetto è sfumato, la Champions League è ancora da conquistare e Cardinale è stato netto: senza prime quattro sarebbe fallimento. Per questo il vertice di Londra con Giorgio Furlani, Zlatan Ibrahimovic, Massimo Calvelli e Francesca Montini non può essere letto come una semplice riunione di famiglia per tirare le somme di una stagione in fase di chiusura.
Sono ore decisive per capire quale fazione vincerà dentro il pianeta rossonero e chi avrà la forza di scegliere uomini, ruoli e progetto. Il primo sacrificato sembra Igli Tare. Cambiare ancora non è certo un segnale di programmazione, ma alcune operazioni non hanno convinto la proprietà. Nkunku e Jashari pesano nel giudizio.
Resta però un dubbio, quanta autonomia ha avuto davvero Tare? È stato lui a convincere Luka Modric a scegliere il Milan, giocatore determinante per tenere i rossoneri ancora in corsa Champions. A gennaio, invece, il budget per l’attaccante era praticamente zero, fino al caso Mateta, operazione da circa 30 milioni spuntata negli ultimi giorni e non condivisa fino in fondo con area tecnica e allenatore.
Gli scenari ora sono tre. Il primo: Furlani resta centrale, ma con un nuovo direttore sportivo e un nuovo allenatore.
Il secondo: Ibrahimovic sale di livello, diventa il capo del progetto tecnico con Moncada, nuovo ds e una nuova guida in panchina.
Il terzo: Cardinale sceglie un nuovo ds, riapre il dossier Galliani e conferma Allegri, dando al Milan una struttura più riconoscibile e più italiana.
Allegri, infatti, resta una variabile importante. Cardinale lo ha citato più volte e ha già parlato con lui. Ma per andare avanti servirà una linea molto chiara e soprattutto un metodo e un’organizzazione più fluida: mercato, poteri, rapporti interni e gestione dell’area tecnica. Senza Champions cambierebbe tutto. Con la Champions, forse, qualcosa potrebbe salvarsi.
I conti si faranno in estate. E questa volta Cardinale sembra intenzionato a farli con tutti.

