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Milano, rabbino aggredito e colpito alla fermata del bus: “Tanti insulti, ma questa volta sono andati oltre”

L’uomo racconta l’aggressione subita da tre giovani. Versioni contrapposte davanti al giudice, il processo si aprirà il 12 novembre

Milano, rabbino aggredito e colpito alla fermata del bus: “Tanti insulti, ma questa volta sono andati oltre”

Rabbino accerchiato e colpito a Milano: “Io rimango qua”. Il 20enne: “Ho perso la testa”

È ancora sotto choc il rabbino Davia Mizrai Shalom, responsabile della sinagoga Chabad nella zona ovest di Milano, aggredito e insultato ieri mentre aspettava l’autobus. Tre giovani lo avrebbero circondato iniziando a rivolgergli offese. “Ultimamente ci sono stati tanti insulti, ma questa volta sono andati un po’ oltre“. Il rabbino ha raccontato all’ANSA quanto accaduto: “Quella che mi ha aggredito è gente che non sa vivere in civiltà”. 

Nonostante l’episodio, Davia Mizrai Shalom non intende lasciare il Paese. “Io continuerò a vivere in Italia, sono loro che non continueranno a vivere in questo modo in Italia, io rimango qua”.

Durante l’udienza a porte chiuse, secondo quanto emerso, il pm ha ricostruito il contenuto della denuncia presentata dal rabbino. Il 60enne ha riferito di essere stato raggiunto da un calcio alle gambe e deriso mentre i ragazzi gli sfilavano il copricapo. L’uomo avrebbe percepito di essere stato preso di mira perché ebreo, pur non comprendendo le parole pronunciate dai tre, che parlavano in arabo. Nella denuncia, stando a quanto chiarito, non vengono invece indicati pugni, un pestaggio, altri calci o sputi.

Davanti alla giudice il 20enne, nato in Italia da una famiglia tunisina, ha fornito una ricostruzione completamente differente. Il fratello, anche lui indagato, è rimasto fuori dall’aula. “Non sono in grado di riconoscere quei vestiti, quei copricapi, non mi interessa nulla della Palestina, né della guerra. Tra noi giovani si fa a volte di togliere i cappelli, lo si fa per scherzo“, ha detto. “Gli ho dato un calcio solo perché era arrabbiato perché mi stava facendo una foto, ho perso la testa”, ha spiegato.

Nella ricostruzione illustrata in aula dal pm Luca Gaglio, il calcio alle gambe sferrato dal 20enne è stato contestato come atto di violenza. Il colpo sarebbe arrivato dopo che il rabbino aveva fotografato i giovani e dopo che questi gli avevano tolto e poi restituito il copricapo. A configurare invece l’azione per motivi di odio razziale e religioso sarebbe il comportamento tenuto nei confronti del 60enne, deriso mentre gli veniva sottratto il copricapo. Il rabbino ha successivamente ripreso i tre mentre si allontanavano.

Il pm ha chiesto per il 20enne l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria due volte alla settimana, considerando anche l’assenza di precedenti penali e la presenza di un solo precedente di polizia per rapina. Il processo inizierà il 12 novembre, mentre la Procura ha domandato l’acquisizione delle immagini delle telecamere presenti nell’area. Nel foglio di via da Milano notificato dalla Questura si legge che i tre si sarebbero avvicinati “con fare provocatorio ed aggressivo” al Rabbino e “dopo essersi impossessati del cappello” e “averlo successivamente deriso, lo colpivano con un calcio all’altezza dell’inguine” per poi fuggire.

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