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Monza, come far davvero buona la scuola. Di Filippo Astone

Monza, come far davvero buona la scuola. Di Filippo Astone
Alvise di Canossa
Il futuro dell’Italia si legge fra i banchi. Basta consultare i dati pubblicati dal Miur relativi alle iscrizioni al primo anno delle scuole superiori… Di Filippo Astone

Di Filippo Astone

Il futuro dell’Italia si legge fra i banchi. E non c’è bisogno di maghe e fattucchiere. Basta consultare i dati pubblicati dal Miur (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della ricerca) relativi alle iscrizioni al primo anno delle scuole superiori (licei, tecnici e professionali) per l’anno scolastico 2015-2016. Nel momento in cui scriviamo, Il Miur ha processato le iscrizioni di 537.242 studenti speranzosi di accedere al primo anno delle superiori. Focalizzando le scelte di indirizzo si scopre che il 49,8% vuole andare in un liceo, confermando il segno positivo (+0,9 punti percentuali) già fissato nel 2013/14; il 30,8% opta per un Istituto tecnico e il 19,4% per un Istituto professionale. Calano, dunque, le iscrizioni ai Tecnici (-0,4) e ai Professionali (-0,5).

Non vogliamo qui entrare nel merito delle scelte dei ragazzi, ma un altro dato sicuramente aiuta a leggere il futuro dell’Italia: per Tuttoscuola, che ogni anno presenta un dossier sulla dispersione scolastica, il 27,3 per cento di ragazzi e ragazze abbandona tra i 14 e i 17 anni la scuola superiore (i dati del Ministero parlano in realtà del 17, lo scarto di 10 punti è dato –secondo Tuttoscuola – dai conteggi della Ue fatti non calcolando la totalità degli studenti degli istituti secondari statali ma su rivelazioni campionarie).

E come se non bastasse a un anno dal titolo di Stato, 18 diplomati su cento non approdano all’Università. Fra chi resiste il 7% ha deciso di abbandonare l’università fin dal primo anno, mentre un ulteriore 11% resta iscritto all’ateneo ma cambia corso (dall’ultimissimo “ Rapporto 2014 sulla condizione occupazionale e formativa dei diplomati” redatto da Alma Laurea).

“Fuga dalla conoscenza”, potrebbe essere il titolo di questa disfatta annunciata italiana. In attesa di vedere – forse a ore mentre scriviamo – i primi passi dell’attesissimo ddl renziano sulla scuola, vogliamo qui concentrarci sulla ‘sofferenza’ vissuta dagli Istituti tecnici. Che comunque piacciono di più al Nord. Al Nord-Ovest è la Lombardia (34,3%) a superare ampiamente la media nazionale del 30,8% di iscritti.

E in Lombardia, a Monza – in quella Brianza “faber” che conta un tessuto industriale tra i più dinamici ed intraprendenti d’Italia Italia con 156 aziende per kmq- che è attiva da lungo tempo una esperienza di sostegno alla conoscenza e alla scuola: la Fondazione Massimo Brigatti per l’incremento dell’istruzione tecnica industriale. A guidarla è Alvise Di Canossa (in foto): “ La fondazione è nata per ricordare il padre di mia moglie, Massimo Brigatti, figlio di Vincenzo Brigatti fondatore del Cappellificio monzese, che produceva feltri e cappelli per i mercati di tutto il mondo, dall’alta moda fino ai fez marocchini e ai baschi neri dell’esercito inglese”.

All’inizio, la fondazione supportava gli studenti di famiglie bisognose con borse di studio. “I prerequisiti del tempo erano che i ragazzi fossero ‘bisognosi, meritevoli e timorati di Dio’. Oggi il nostro approccio è cambiato, lo richiedono le condizioni storiche: non puntiamo più sui meritevoli, ma abbiamo l’ambizione di rendere tutta la popolazione scolastica che sosteniamo meritevole ed eccellente. Due anni fa i primi passi, premiando progetti realizzati dai ragazzi degli ultimi due anni delle scuole superiori. Il risultato è stato l’emergere di idee bellissime (linee turistiche per Monza e la Brianza, oppure un business plan completo per la provincia ndr). Ma non ci siamo accontentati. Ecco quindi l’idea di sostenere gli Istituti tecnici d’eccellenza Hensemberger di Monza, da Vinci di Carate Brianza, Majorana di Cesano Maderno, Fermi di Desio ed Einstein di Vimercate ndr) attraverso investimenti di natura tecnologica per ridurre quel gap di apprendimento che spesso non permette allo studente di sentirsi al passo con lo sviluppo tecnologico”.

A sostegno di questa idea la Fondazione Brigatti ha lavorato e lavorerà fianco a fianco con Confindustria Monza Brianza guidata da Andrea Dell’Orto ed altre realtà del territorio (Bcc di Carate, Camera di Commercio di Monza e della Brianza, Ordine degli ingegneri). L’obiettivo comune è di completare l’installazione e finanziare il mantenimento qualitativo dei laboratori delle scuole tecnico industriali. “Insomma”, dice Di Canossa “gli studenti dei Tecnici della nostra provincia saranno dotati di tecnologie molto simili a quelle che troverebbero nelle fabbriche.” Lo scorso anno, la prima tranche di fondi erogata dalla Fondazione(130mila euro) è stata utilizzata per comprare macchinari avanzatissimi. La scelta degli acquisti è stata guidata da uno studio commissionato da Confindustria Monza e Brianza al Politecnico di Milano nell’ambito del progetto “Imparare in laboratorio”, progetto sotteso a invertire il senso di marcia negativo che vede gli Istituti tecnici trascurati dall’utenza giovanile.

Il check -up del Politecnico ha evidenziato, nelle scuole in esame, l’esistenza di un sottoutilizzo delle strutture esistenti, attrezzature spesso obsolete, macchine utensili manuali non più a norma, strumenti di misura analogici. Si è pertanto avanzata una proposta di rinnovamento della dotazione laboratoriale a partire da: analisi dei suggerimenti provenienti dagli istituti e dalle imprese, ma non solo aprendo anche ad altri soggetti; laboratori che privilegiano l’apprendimento e non replicano necessariamente la realtà aziendale; laboratori “leggeri” e quindi sostenibili dal punto di vista dell’aggiornamento; laboratori”pesanti” condivisi tra gli istituti.

Ai docenti sono stati proposti dal Politecnico otto diversi laboratori: automatica; robotica leggera (plus); robotica industriale; PLC; strumentazione; sensoristica; macchine utensili; prototipazione rapida. I responsabili tecnici degli istituti hanno sperimentato nel corso di un workshop allestito presso Confindustria MB i laboratori proposti e hanno richiesto quanto necessario per i diversi indirizzi presenti all’interno dei loro istituti.

Brigatti racconta: “Nei laboratori scolastici sono entrati stampanti tridimensionali, robot, strumenti di sensoristica. I macchinari più impegnativi e costosi vengono condivisi tra le varie scuole, facendoli girare. Come è capitato a un braccio robotico particolarmente sofisticato. Questa condivisione aumenta anche la circolazione di cultura d’azienda nelle scuole. L’obiettivo è di far sì che i ragazzi, uscendo dal quinto anno, possano avere una più attuale preparazione e così essere messi in condizione di affrontare le sempre più complesse richieste del mercato. In pratica, la formazione scolastica supera quella degli stage professionali giacché le competenze vengono collegate al sapere. Più la scuola è capace di offrire ai ragazzi esperienze e competenze vicine a quelle del mondo del lavoro, e più saranno appetibili e immediatamente operativi per chi li vuole assumere. Oggi chi esce da un valido istituto tecnico trova un lavoro pagato discretamente in tempi più rapidi della media. Inoltre un buon istituto tecnico forma personalità capaci di affrontare l’università, ingegneria in primis. Non ultimo, molti tecnici hanno più probabilità di trovare rapidamente un buon lavoro, anche all’estero. Mi preme ricordare che nelle aziende manifatturiere, aziende di cui Monza e Brianza sono ricchissime, il personale qualificato manca. Le aziende hanno sempre bisogno di tecnici, ma non li trovano”. A fine 2014 la Fondazione Brigatti ha presentato questo progetto al ministro Stefania Giannini a Roma, trovando un forte entusiasmo. “Speriamo nel patrocinio del ministero”, dice Di Canossa, “anche perché, l’idea sottesa al progetto è molto vicina alla filosofia del La buona scuola del governo di Matteo Renzi”.