Fondato nel 1996 da Angelo Maria Perrino
Direttore responsabile Marco Scotti

Home » News » Morto ammanettato a Bologna, applicata la nuova norma sullo “scudo” per gli agenti: è la prima volta

Morto ammanettato a Bologna, applicata la nuova norma sullo “scudo” per gli agenti: è la prima volta

Al vaglio dei pm ci sarebbero due agenti e quattro operatori sanitari

Morto ammanettato a Bologna, applicata la nuova norma sullo “scudo” per gli agenti: è la prima volta

La procura di Bologna, guidata da Paolo Guido, ha aperto un procedimento sul caso di Abderahhim Fakir, morto ieri in via Svevo durante un intervento della polizia. L’iscrizione è avvenuta nel registro modello 45 bis, introdotto dal decreto sicurezza: uno spazio separato dedicato alle annotazioni preliminari quando un fatto di reato potrebbe essere coperto da una causa di giustificazione. Non ci sono indagati, ma vengono registrati i nomi di tutti gli operatori coinvolti nelle diverse fasi dell’intervento. Sarebbe la prima applicazione della nuova norma.

La procura precisa che i fatti da ricostruire sono “più ampi rispetto al video circolato online“, già acquisito, e che le verifiche riguarderanno l’intero intervento di polizia e sanitari. Gli accertamenti medico-legali saranno avviati subito, con l’obiettivo- previsto dalla normativa appena entrata in vigore- di arrivare rapidamente a una ricostruzione completa e documentata dell’accaduto.

Al vaglio dei pm sei persone

Sono sei le persone iscritte nel registro delle annotazioni preliminari della Procura di Bologna sul caso di Fakir Abderrahim, morto ieri al Pilastro in via Svevo. Si tratta di quattro operatori dell’ambulanza e dei due poliziotti intervenuti, del commissariato Bolognina Pontevecchio. Si procede per il reato di omicidio colposo, anche in vista degli accertamenti che saranno disposti. Non sono invece iscritti altri cittadini che si vedono nella scena, nel filmato girato da un residente.

Morto a Bologna, la polizia al 118 ha segnalato una “crisi psichiatrica”

Quando hanno chiesto aiuto al 118, i poliziotti intervenuti ieri a Bologna in via Svevo avrebbero segnalato un uomo alle prese con una crisi psichiatrica. Risulta dai primi accertamenti svolti dalla Procura di Bologna, che segue le indagini della squadra mobile con il procuratore Paolo Guido e il pm Domenico Ambrosino. Poco prima i poliziotti erano stati chiamati da residenti, per la segnalazione di un uomo, Fakir Abderrahim, in escandescenza, che se la sarebbe presa con il conducente di un’auto che stava entrando in un garage vicino al luogo dove poi il 42enne marocchino è morto.

 Morto a Bologna, la Croce rossa: “Feriti dagli attacchi, soccorriamo tutti”

Scatenato dai social, c’è un attacco verso un’istituzione che per suo principio soccorre indiscriminatamente tutti i cittadini. Questo ci ferisce e ferisce i soccorritori, che oggi vengono additati a persone che non hanno fatto il loro dovere”. Lo dice all’Ansa la Croce Rossa di Bologna. I quattro soccorritori, nel caso di Fakir Abderrahim, “erano lì, in attesa di poter intervenire. Non è pensabile che potessero farlo su un soggetto che in quel momento era sotto le mani delle forze dell’ordine. Quando ci è stato concesso farlo, siamo intervenuti”, aggiunge la Croce Rossa. 

Le parole dell’avvocato di Fakir

“Era una persona estremamente gentile, educata, rispettosa. Un lavoratore che si preoccupava della sua azienda e dei suoi dipendenti. È l’ultimo dei miei assistiti per cui avrei immaginato una fine del genere”. Così l’avvocata Barbara Spinelli, che assisteva Abderrahim Fakir in un procedimento per la riconferma del permesso di soggiorno, ricorda il 42enne morto durante un intervento di polizia al Pilastro. La legale racconta di aver conosciuto Fakir alla fine dello scorso anno. “Lui era già perfettamente in regola, si trattava semplicemente della riconferma del permesso di soggiorno. Viveva regolarmente in Italia fin da bambino”, sottolinea. Spinelli descrive Fakir come “una di quelle persone oggi sempre più rare”. “Pur avendo il mio numero personale per le emergenze non ha mai fatto pressioni, né chiamato fuori orario. Quando mi chiedeva di sollecitare il procedimento lo faceva sempre con grande educazione, spiegando le sue ragioni, ringraziando. Modi che oggi sono quasi desueti”. Secondo la legale, il 42enne era “un uomo dal cuore buono“, con un forte senso di responsabilità. “Aveva un’attività lavorativa, dei dipendenti e parlava come il buon padre di famiglia, anche se non aveva figli. Era preoccupato per il futuro della sua azienda e per le persone che lavoravano con lui”. Negli ultimi mesi, aggiunge, Fakir aveva manifestato timori legati all’entrata in vigore del nuovo Patto europeo sulla migrazione. “Aveva una paura immotivata di essere mandato via dall’Italia. Io cercavo di rassicurarlo: gli dicevo che era l’ultima persona che avrebbe dovuto avere paura, perché aveva tutti i documenti in regola”.

LEGGI LE NOTIZIE DEL CANALE NEWS