A- A+
Cronache
Mose, Galan inguaiato dal maxi-mutuo. E Gianni Letta...

 

Nella mole di documenti ed intercettazioni riguardanti l'inchiesta sul Mose, il sistema di dighe mobili per la salvaguardia di Venezia, continuano a spuntare nomi di politici di primo piano, di Forza Italia e non solo.

Dopo Matteoli, Ghedini e Tremonti, questa volta a essere tirati in ballo sono Gianni Letta e Renato Brunetta. Il nome di Gianni Letta - secondo quanto riporta l'Huffingtonpost.it - emerge dalle dichiarazioni di Claudia Minutillo, prima segretaria  di Giancarlo Galan, poi imprenditrice e oggi super testimone dell'inchiesta che sta sconvolgendo Venezia.

"Una volta Baita mi ha confidato che parte di quei fondi (neri, ndr) Mazzacurati (Giovanni, ex presidente del Consorzio Venezia Nuova, ndr) li faceva avere a Roma a… in particolar modo credo a Gianni Letta, una volta a Tremonti, una volta a Matteoli". Claudia Minutillo parla così davanti al pubblico ministero di Venezia. È il 4 marzo dello scorso anno, lei è sciupata da quattro giorni di carcere ed evidentemente non ce la fa più. Sorprende il repentino cambiamento della dama nera del potere veneto, fino al giorno prima ermetica e attenta, ora loquacissima e incurante di nomi e conseguenze. Dice che gliel’ha confidato Baita e dunque non è una testimonianza oculare, mentre di Letta, ex sottosegretario alla Presidenza del consiglio dei ministri del primo governo Berlusconi poi candidato alla Presidenza della Repubblica, dice "credo" e dunque non ha certezze. Ma i nomi li fa e la procura ha dovuto quindi verificare le rivelazioni che vanno ben oltre i 35 arresti disposti mercoledì scorso dal gip di Venezia Alberto Scaramuzza nell’ambito dell’inchiesta sul Mose.

"Sono mai state versate somme di denaro direttamente a Gianni Letta?" chiede il pm ai Piergiorgio Baita, ex presidente del gruppo Mantovani e supertestimone dell’inchiesta - secondo quanto trascrive il Corriere della Sera: "Dunque, io non ho conoscenza di somme di denaro ma nel Consorzio è sempre circolata la voce tra soci che l’incarico di progettista unico a Technital del gruppo Mazzi servisse a questo scopo… Poi devo dire che dal dottor Letta abbiamo avuto due richieste. Lo ricordo perché sono stato io a farvi fronte: la prima modesta, di dare un subappalto a una certa impresa di Roma, piccola, Cerasi e Cerami, alla quale abbiamo dato a Treporti un subappalto praticamente senza ribasso. In perdita per noi. E la seconda era la richiesta di farci carico dell’esborso… mi pare fosse inizialmente un milione e poi 500 mila euro, che era la somma che la Corte dei Conti aveva chiesto all’ex ministro Lunardi per una questione riguardante l’Anas... Praticamente noi abbiamo dato a Lunardi 500 mila euro, senza chiedergli il ribasso sulla tariffa di un lavoro che abbiamo dato alla sua società (la Rocksoil, ndr) e che riguarda l’A27, Pian di Vedoia – Caralte di Cadore"

LA "DIFESA" DI LETTA  - "Ci vuole proprio molta fantasia per trasformare un normale e doveroso 'contatto istituzionale' in una richiesta o, peggio, in un versamento, e inventare cosi' una 'favola' come quella attribuita alla Signora Minutillo. E non basta che lo stesso Baita in qualche modo precisi o smentisca, sia pure con fatica: meglio raccontarla quella 'favola'". Cosi' l'ex sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta commenta la notizia, riportata dalla stampa, del suo coinvolgimento (anche se non indagato) nell'inchiesta sul Mose.

"Ma come si fa a smentire una favola? - Prosegue Letta - Basta dire che non c'e' nulla di vero? E che e' tutta una fandonia? Di certo, c'e' solo che, nella realta', non esistono ne' richieste ne' versamenti. Non sono mai esistiti, mai pensati e neppure immaginati. Per fortuna non sono io a doverlo dire, dal momento che prima di me, l'ha scritto con chiarezza il GIP di Venezia". L'ex sottosegretario poi cita la pagina 499 della "famosa" Ordinanza sul MOSE, dove il magistrato riconosce esplicitamente che quei contatti sono "del tutto privi di rilievo penale, non risultando alcun tipo di richiesta, ma risultando esclusivamente un interessamento rispetto ad un importante opera quale il MOSE, rientrante nella fisiologia dei rapporti politico-istituzionali". "Peccato - scrive Letta - che qualche giornale si sia fermato alla prima stazione e non sia arrivato al capolinea dell'Ordinanza. L'avessero fatto, avrebbero dovuto rinunciare al gioco perverso della insinuazione maliziosa, o della suggestione subdolamente allusiva per 'tirarmi dentro' vicende che non mi riguardano. E questo evidentemente dispiaceva. Come tante volte era gia' successo in passato". "Non e' la prima volta - ricorda ancora Letta -, infatti, che il mio nome viene evocato o citato in una delle tante inchieste che riempiono le cronache di questi mesi. Ed e' ovvio che lo sia, perche' negli anni di Governo, mi sono occupato di tante vicende, certo di tutte le piu' importanti, ma solo per dovere di ufficio e per le responsabilita' connesse alla funzione ed al ruolo. Ma l'ho sempre fatto - conclude - con spirito rigorosamente istituzionale, nella piu' assoluta correttezza e trasparenza, senza mai venir meno ai principi di onesta', di lealta' e di responsabilita', nel pieno rispetto della legge e dell'ordinamento".

IL MAXI-MUTUO DI GALAN - L'ex governatore e la moglie nel 2012 hanno dichiarato 88mila euro netti in due. Ma la rata annua per la villa è di 150mila. I pm di Venezia a caccia dei conti segreti per spiegare la sproporzione tra reddito ufficiale e tenore di vita della coppia.

Galan per comprare il villone di Cinto Euganeo - secondo la Repubblica - ha chiesto un mutuo con una rata pari al doppio di quella che poteva restituire. Come faceva, e faccia, a onorarlo, è tutto da spiegare. Innanzitutto, alla Procura di Venezia. Il nucleo tributario della Finanza ha acceso un faro e le intercettazioni sull'uomo quando si è accorto che in dieci anni (dal 2001 al 2011) aveva guadagnato un milione e 413 mila euro e ne aveva spesi 2 milioni e 695 mila. Quel milione e tre non giustificato era, come hanno scritto i tre sostituti procuratori pronti a chiedere l'arresto, una "sproporzione evidente".

IL CASO ORSONI - Prende corpo la pista giudiziaria sul sindaco Orsoni. "I 450 mila euro di Mazzacurati sono stati girati alla Curia", sostengono i pm. "Al candidato sindaco serviva il voto cattolico". E così il consorzio cambiò campo prima delle elezioni. Baita: "Visto l'appoggio di Scola a Orsoni abbiamo cambiato linea e scaricammo Brunetta". E spunta anche una mazzetta destinata a Tremonti...

La teoria degli investigatori pare prendere corpo: i fondi neri che Mazzacurati dice di aver elargito al sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni, sarebbero poi stati dirottati alla Curia. Il motivo? Al candidato sindaco del Pd serviva conquistarsi il voto cattolico. I soldi in questione sono i 450 mila euro che l'allora presidente del Consorzio Venezia Nuova, operativo sugli appalti del Mose, dice di aver dato a Orsoni.

Il primo cittadino di Venezia nega qualsiasi addebito e racconta, dai domiciliari, di aver ricevuto solo i finanziamenti registrati, vale a dire 110 mila euro. Ma la testimonianza di Baita, allora a capo della Mantovani spa, va contro di lui. E' proprio Baita a dare corpo al filone nato intorno ai finanziamenti girati alla chiesa cattolica veneziana.

L'ipotesi dei pm è che il denaro di Mazzacurati destinato a Orsoni sia finito poi a rimpinguare le casse della curia, che a quel punto avrebbe scelto di sostenere la sua candidatura a scapito di quella di Brunetta. Nel 2010, dicono gli inquirenti, Orsoni partiva nettamente sfavorito e per ribaltare la situazione aveva bisogno di una campagna aggressiva, con molto denaro a disposizione.

Baita racconta che all'inizio il consorzio era dell'idea, infatti, di avvicinare Brunetta. Poi il cambio di linea. "Quando abbiamo saputo che il Patriarcato aveva fatto una scelta di campo, quella di Orsoni, abbiamo cambiato linea". E il sostegno del Patriarcato, secondo i pm, sarebbe stato ottenuto proprio con quel denaro.

E allora non ci si può scordare dell'elemento raccontato negli scorsi giorni, vale a dire quell'appunto, riportato qui sotto, con la lista dei pagamenti della coop Coveco, operante nel Consorzio Venezia Nuova, a uomini politici e, appunto, alla Curia. Centomila euro infatti sarebbero finiti nelle casse della Fondazione Marcianum, fondata dall'allora patriarca di Venezia Angelo Scola. Una Fondazione nel cui consiglio siedevano proprio Mazzacurati e Orsoni.

 

ECCO IL FOGLIO CON LA LISTA COMPLETA DEI PAGAMENTI DI COVECO

 

soldi coop
 

IL NOME DI TREMONTI - Nel frattempo nelle carte dell'inchiesta meriterebbe una citazione anche l'ex ministro dell'Economia Giulio Tremonti. Tremonti, che non risulta indagato, sarebbe stato il destinatario di una mazzetta da 500 mila euro, non si sa se poi finita altrove. E' indagato invece il braccio destro di Tremonti, Marco Milanese.

Tags:
mosegianni lettagalanmutuo
in evidenza
Wanda Nara, perizoma e bikini Lady Icardi è la regina dell'estate

Foto mozzafiato della soubrette

Wanda Nara, perizoma e bikini
Lady Icardi è la regina dell'estate

i più visti
in vetrina
Meteo agosto: fresco al Nord, Africa al Sud. E a Ferragosto colpo di scena

Meteo agosto: fresco al Nord, Africa al Sud. E a Ferragosto colpo di scena





casa, immobiliare
motori
BMW 320e Touring, la piccola ibrida plug-in della Serie 3

BMW 320e Touring, la piccola ibrida plug-in della Serie 3


Testata giornalistica registrata - Direttore responsabile Angelo Maria Perrino - Reg. Trib. di Milano n° 210 dell'11 aprile 1996 - P.I. 11321290154

© 1996 - 2021 Uomini & Affari S.r.l. Tutti i diritti sono riservati

Per la tua pubblicità sul sito: Clicca qui

Contatti

Cookie Policy Privacy Policy

Cambia il consenso

Affaritaliani, prima di pubblicare foto, video o testi da internet, compie tutte le opportune verifiche al fine di accertarne il libero regime di circolazione e non violare i diritti di autore o altri diritti esclusivi di terzi. Per segnalare alla redazione eventuali errori nell'uso del materiale riservato, scriveteci a segnalafoto@affaritaliani.it: provvederemo prontamente alla rimozione del materiale lesivo di diritti di terzi.