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Cronache
Mose: revocati domiciliari a Orsoni. Patteggiamento a 4 mesi

Il sindaco di Venezia torna in liberta. Giorgio Orsoni ha richiesto di patteggiare la pena, ridotta a 4 mesi grazie alle attenuanti e al rito abbreviato. Orsoni: non mi dimetterò da sindaco. Orsoni, non mi dimettero' da sindaco di Venezia

La pena su cui difesa e procura si sarebbero accordate era di nove mesi, ridotta a 4 mesi grazie alle attenuanti generiche e ridotte di un terzo per il rito abbreviato, con la sospensione condizionale della pena. Per il sindaco anche una sanzione da 15.000 euro. Orsoni resta comunque indagato per finanziamento illecito nell'ambito dell'inchiesta Mose.

Sono una quindicina di faldoni, oltre 100mila pagine, le carte che la Procura di Venezia ha messo assieme sui lavori del Mose e sulla creazione di fondi, prima di chiudere questa fase dell'indagine che ha portato all'arresto di 35 persone, compreso il sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni, e compresa una richiesta per l'ex ministro ed ex presidente del Veneto, Giancarlo Galan. Una quantita' 'monstre' di materiale, che ora e' al vaglio delle difese, in vista della scadenza di sabato, entro quando i legali degli arrestati dovranno, se fa parte della loro strategia, rivolgersi al riesame. Dalle pagine emergono molti nomi, non solo quelli delle persone fermate o comunque indagate, e diversi politici di primo piano, come Gianni Letta, Giulio Tremonti, Renato Brunetta, Altero Matteoli e Niccolo' Ghedini.

Tutti, in modo diverso modo, sono tirati in ballo dai 'protagonisti' dell'inchiesta, come l'ex dominus della Mantovani, Piergiorgio Baita, l'ex presidente del Consorzio Venezia Nuova, Giovanni Mazzacurati, e l'ex segretaria di Galan, Claudia Minutillo; tutti, al tempo stesso, respingono accuse e addebiti e, in qualche caso, minacciano querele. Dai verbali, pero', sembrano emergere rapporti che da Venezia portano fino a Roma. Mazzacurati, in un memoriale, indica nel 2001 un anno importante: se infatti fino ad allora i finanziamenti per Venezia entravano in finanziaria, dopo quell'anno era necessario passare per il Cipe. Proprio per questo, secondo quanto ha raccontato ai magistrati l'ex presidente del Cvn, era necessario interloquire con la politica romana, anche attraverso 'dazioni', passando per diversi esponenti come Ugo Martinat, defunto ex senatore ed ex viceministro alle Infrastrutture, o come Marco Milanese, consigliere politico di Giulio Tremonti ai tempi dell'ultimo governo Berlusconi.

Altri momenti di 'incontro' fra il concessionario unico per il Mose e il mondo della politica erano quelli delle campagne elettorali, con diversi contributi che, secondo Mazzacurati e Baita, sono stati versati a esponenti di entrambi gli schieramenti. La prossima settimana dovrebbe essere sentito dai magistrati Galan, i cui legali hanno depositato una richiesta ufficiale in Procura. "Prima si parla con i magistrati e poi si parla 'fuori'. Mi hanno dato le carte questa mattina e quindi...parlero'", ha detto l'ex ministro al Tg1, intercettato proprio a Venezia. Nel frattempo emerge la volonta' del Comune e della Regione Veneto di costituirsi parte civile: se il presidente del Veneto, Luca Zaia, da subito aveva manifestato quest'intenzione, ribadita oggi in Consiglio Regionale, anche il sindaco facente funzioni, Sandro Simionato, ha spiegato che "la Citta' di Venezia nella sua interezza si considera parte lesa in questa circostanza". "Ritengo a questo punto necessario, a tutela del buon nome della citta', delle persone oneste che ci lavorano, delle persone oneste che ci vivono, insomma di tutti i cittadini, procedere a tempo debito alla costituzione di parte civile contro quel sistema criminogeno che ha prodotto corruzione, concussione e malaffare, come per altro ribadito dal documento presentato ieri dai gruppi di maggioranza", ha aggiunto Simionato, a cui tuttavia dovrebbe, a quanto si apprende, essere stato negato il permesso, richiesto alla Procura, di vedere Orsoni, agli arresti domiciliari.

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