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Cronache
Jimmy, infiltrato nella 'ndrangheta. I segreti dell'azione sotto copertura

di Lorenzo Lamperti

twitter@LorenzoLamperti

"Jimmy è stato cruciale, ha agganciato Frank Lupoi e ha comprovato il traffico di droga tra Calabria e Usa". Marco Garofalo, vice questore aggiunto dello Sco (Servizio centrale operativo) della Polizia di Stato, parla con Affaritaliani.it dell'operazione New Bridge, coordinata insieme a Squadra Mobile di Reggio Calabria e a Fbi. "Ora sappiamo che gli affari non si fanno più con Cosa Nostra, ma con la 'ndrangheta. Gli infiltrati? Li scegliamo così....

Quanto è stato importante il ruolo di "Jimmy", l'infiltrato nella 'ndrangheta?

E' stato un ruolo cruciale. Ha consentito di mettere in luce l'interesse delle famiglie calabresi a vendere droga negli Stati Uniti. E' riuscito ad agganciare Frank Lupoi e ha comprovato l'ipotesi investigativa, cioè l'interesse delle cosche nell'aprire, e allargare, il proprio mercato negli Usa. L'infiltrato è stato un tassello fondamentale per confermare la tesi che era alla base dell'indagine.

Che cosa rivela l'operazione "New Bridge" dei rapporti tra mafia americana e mafia italiana?

Ci dice che il ruolo della 'ndrangheta è sempre più importante. Sono venuti meno i rapporti di stretta consanguineità come condizione necessaria per fare affari. Ora la mafia americana guarda alla 'ndrangheta perché è considerato un partner efficiente e qualificato, ben rappresentato in America da uomini di fiducia. Sono stati messi da parte i rapporti famigliari e si dà più peso all'affidabilità ed efficienza del partner degli affari.

Il ruolo dell'infiltrato è utilizzato abbastanza in Italia?

E' uno strumento inserito in un quadro normativo di riferimento. Un quadro normativo che già prevede tanti strumenti invasivi e alternativi l'uno dall'altro. L'attività sotto copertura ha ampliato recentemente i suoi margini di azione, per esempio con l'inserimento della figura dell'interposta persona. Significa che ora in queste attività può intervenire un privato accanto alle forze dell'ordine. In altri paesi si tratta di uno strumento molto più utilizzato. Da noi può essere utile ma deve essere accompagnato da un obiettivo investigativo, nel nostro caso provare la volontà della 'ndrangheta di vendere eroina negli Usa, e dalla tutela dell'agente sotto copertura.

Quanto è difficile che ci siano le condizioni adatte a dare il via libera a un'attività sotto copertura in Italia?

E' complicato, anche perché la criminalità organizzata in Italia ha un controllo molto stringente del territorio. Un agente decontestualizzato rischia molto ad agire sotto coperura. Bisogna ottenere la fiducia dei clan o delle cosche. In questa operazione ci siamo riusciti per la presenza di un referente di fiducia delle famiglie come Lupoi. Senza un referente è molto difficile.

Come vengono scelti gli agenti sotto copertura?

Ci sono test e corsi di formazione. Servono vari requisiti e delle caratteristiche psicologiche ben precise per diventare un infilitrato. Il tutto va accompagnato con uno studio della situazione e inserito nel nostro quadro normativo assicurando la più ampia tutela possibile dell'agente infiltrato.

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