C’è un filo sottile che unisce il nuovo percorso della Chiesa cattolica voluto da Papa Francesco e la Chiesa in Irpinia. Il “richiamo” di un percorso di fede più aperto ai cambiamenti e più tollerante, è stato accolto da una piccola parrocchia in provincia di Avellino, quella di San Potito Ultra, che da ben quattro anni, ormai, “stupisce”, in particolare, con la realizzazione del presepe. Si scardina, in maniera intelligente e provocatoria, la tradizione. Una sensata innovazione, geniale, che il Vescovo di Avellino, Francesco Marino, ha voluto toccare con mano.
Il numero uno della Chiesa cattolica irpina, domenica sera, ha visitato il presepe “innovativo” ed ha voluto incontrare, di persona, gli oltre 30 giovani della parrocchia di Sant’Antonio Abate che lo realizzano ogni anno con grande abnegazione e passione, ma anche con sacrificio.
E così, Marino si è ritrovato davanti a sé una coppia di persone gay, invece di Maria e Giuseppe, con in braccio un bambino di colore. Al posto di bue ed asinello, ecco una prostituta “intenta” nel suo lavoro e, alle sue spalle, il suo protettore, meglio conosciuto come “pappone”, pronto a contare soldi, il suo unico interesse. Il tutto in mezzo ad una strada, al freddo. Una scena abbastanza forte, “condita” anche da una serie di scritte.
Una recita così: “La discriminazione è solo una grossolana dimostrazione di ignoranza. Muore il pregiudizio e rinascono i diritti”. Il presepe alternativo è posizionato dietro un muro. Come scrivono i ragazzi “la più celestiale delle scene che il mondo abbia mai saputo allestire, si appoggia alla durezza e ruvidità del cemento. La fecondità dei coniugi di Nazareth, confinati nel silenzio di quella capanna dalla frenesia umana, stride con l’assoluta sterilità di un muro che, proprio come quello di Berlino, cala la sua scure a dividere non tanto e non solo una città, quanto più le case, le vite e i cuori dei suoi coinquilini”.
I ragazzi invitano, dunque, ad abbattere quel muro. “Se deciderai di considerare anche ciò che c’è dietro l’angolo, potresti scorgere che il fiume dell’amore fluisce impetuosamente nei canali della vita in un modo non prevedibile”. Un unicum tra il presepe tradizionale e quello alternativo, un messaggio chiaro: oggi il vero presepe potrebbe essere quello che immortala la vita reale, fatta anche di discriminazione, pregiudizio e tanta ipocrisia. Perché non si può sempre essere “fessi e contenti”, come recita la frase sul muro.
Un messaggio – a parte la frase – che è piaciuto al Vescovo Marino. “La Chiesa che entra nel cuore dei problemi: è questa la sua missione concreta, vera, è questo l’insegnamento del Signore. Questo presepe ci invita a riflettere”. Francesco Marino si è intrattenuto a lungo con i ragazzi coordinati dagli educatori del settore giovani-giovanissimi di Azione Cattolica e dal parroco Don Antonio Vincenzo Paradiso. Un parroco molto giovane, a San Potito da cinque anni, che punta molto sui giovani. La parrocchia di Sant’Antonio Abate ferve di iniziative tutto l’anno, non solo a Natale. I giovani hanno trovato una seconda casa, pronta ad accoglierli e a stimolarli. Pronta a creare confronti e dibattiti. Pronta a formarli, nel nome del Signore.
Alfredo Picariello
(www.piueconomia.it)



