Resta in carcere Ercole Incalza, l’ex funzionario del ministero delle Infrastrutture nella veste di capostruttura di missione, arrestato 8 giorni fa nell’ambito dell’inchiesta sulle presunte irregolarita’ che hanno caratterizzato gli appalti delle Grandi Opere. Lo ha deciso il gip di Firenze, Antonio Pezzuto, respingendo la richiesta di scarcerazione avanzata dagli avvocati Titta e Nicola Madia nel corso dell’interrogatorio di garanzia.
I difensori di Incalza stanno valutando l’ipotesi di un ricorso al tribunale del riesame. “Rispettiamo la decisione del giudice ma non la condividiamo – ha spiegato l’avvocato Nicola Madia -. Riteniamo che non ci fossero sin dall’inizio elementi che giustificassero l’emissione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere. Stiamo parlando di un’accusa di corruzione senza che ci siano i soldi. Inoltre, Incalza ha chiarito qualsiasi dubbio durante l’interrogatorio di garanzia al punto che non ci sono esigenze eccezionali che possano tenere in carcere il nostro assistito, tenuto conto anche della sua eta’”.
Le buste, scrive il Gip di Firenze nell’ordinanza con la quale ha respinto la richiesta di scarcerazione per Incalza, sono state trovate nell’ufficio di Salvatore Adorisio, socio della Green Field e indagato dalla procura fiorentina. “All’esito della perquisizione – afferma il giudice – sono state rinvenute, occultate dietro ad alcuni libri, in una libreria posta nell’ufficio” di Adorisio, “due buste contenenti complessivamente la somma di 2.110 euro in contanti”. All’interno di una delle due buste, inoltre, “insieme al denaro, è stato rinvenuto un foglio con dei calcoli numerici manoscritti, da cui si evince che la somma di denaro inizialmente ammontava a 53mila euro, da cui sono detratte alcune somme, per un totale di 50.890 euro”. “Deve pertanto ritenersi – prosegue il gip – che il denaro contante rinvenuto nella busta sia la residua parte della somma sopra indicata”. Inoltre, sempre nell’appunto, “si legge di sottrazioni ripetute per importi analoghi: in particolare due sottrazioni di 13mila euro e due sottrazioni di 9mila euro”. Somme che, conclude il Gip, “sembrano corrispondere ai duplici versamenti reiteratamente fatti in favore di Ercole Incalza (quelli di maggiore entità) e di Sandro Pacella (quelli di minore entità)”. Incalza è stato arrestato la scorsa settimana nell’indagine sui Grandi Appalti. Non ha dunque ottenuto gli arresti domiciliari, come aveva sperato il suo avvocato, Titta Madia. Il “dominus” del ministero delle Infrastrutture resta a Regina Coeli, nella settima sezione del carcere romano.
