Gli inquirenti credono di aver risolto il caso dell’omicidio nel porto di Ravenna. Degrado e futili motivi, forse un debito di 25 euro, per questo sarebbe stato ucciso il 29enne senegalese Moussa Cisse. La polizia ha fermato un uomo, sospettato dell’omicidio. Ha scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere davanti al gip il 36enne cittadino maliano Madi Kedjougou Dambele, indagato per quella aggressione mortale avvenuta nella notte tra lunedì e martedì. Avrebbe usato un coccio di bottiglia per tagliare la gola alla vittima.
Al termine dell’udienza di convalida, il giudice per le indagini preliminari Corrado Schiaretti ha disposto la custodia cautelare in carcere, convalidando il fermo richiesto dalla Procura. L’uomo, dimesso giovedì dall’ospedale dove era stato ricoverato per le ferite riportate durante una colluttazione, è assistito dall’avvocata Cristiana Burdi.
Le indagini dei carabinieri del Reparto operativo e del Nucleo investigativo, coordinate dal pm Ylenia Barbieri, ipotizzano un delitto maturato in un contesto di degrado all’interno dell’ex Silos Granari del Candiano, struttura abbandonata utilizzata come rifugio di fortuna da diversi senza fissa dimora. Secondo la ricostruzione investigativa, tra Dambele e Cisse sarebbe scoppiato un violento litigio per motivi ritenuti futili, forse legati a un debito di circa 25 euro e ad attriti pregressi.
Dopo una prima aggressione a mani nude, nella quale il 36enne avrebbe avuto la peggio, l’indagato si sarebbe allontanato per poi tornare armato del collo spezzato di una bottiglia raccolta da un cestino. Con quell’oggetto avrebbe colpito mortalmente il 29enne alla gola. La vittima sarebbe riuscita a trascinarsi fino alla sede dell’Autorità portuale prima di accasciarsi. Anche l’indagato, ferito, era stato rintracciato poco distante, nella zona del Moro di Venezia.

