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Omicidio Eligia, il marito al 118: “Mia moglie incinta non respira”

Omicidio Eligia Ardita: spunta la telefonata del marito Christian Leonardi al 118 subito dopo l’omicidio della giovane donna, incinta di 8 mesi

“Sì buonasera, mi chiamo Leonardi Christian, mi dovete mandare un’ambulanza perché ho mia moglie incinta… non respira”. Inizia così la telefonata fatta da Christian Leonardi al 118 subito dopo l’omicidio della giovane moglie Eligia Ardita, incinta di 8 mesi, lo scorso 19 gennaio. A svelare l’audio originale è il settimanale di cronaca nera “Giallo”. Dalle parole si nota la freddezza con cui il marito di Eligia comunica all’operatore le condizioni di salute della moglie, chiudendo la telefonata con un “Grazie mille”.

Quando l’operatore gli chiede l’indirizzo, lui con lucidità e tranquillità risponde: “Siracusa via Calatabiano, 4”. Nel corso della telefonata gli viene chiesto se la donna è cosciente e lui risponde seccamente di no, ripetendo più volte: “No, no ,no…non è cosciente e praticamente non respira”. L’uomo, guardia giurata, si trova nel penitenziario di Siracusa dopo che il gip del tribunale della città, Michele Consiglio, ha convalidato il fermo. Sabato scorso nel corso dell’interrogatorio la confessione del delitto. z

Secondo gli inquirenti, inoltre, prima di chiamare i soccorsi Christian Leonardi ha preso la candeggina, un secchio d’acqua e due stracci e ha pulito parete e pavimento, sporchi di vomito e sangue della vittima per eliminare ogni traccia. Poi ha chiamato il 118 e i genitori di Eligia, che ormai era morta insieme alla piccola Giulia che portava in grembo. La svolta nel delitto è arrivata proprio grazie alle analisi dei Carabinieri del Ris, che sono riusciti a scovare minuscoli indizi anche a mesi di sitanza dall’omicidio. 

E ora il papaà di Eligia lancia un appello, perché chi sa qualcosa parli: “Noi non vogliamo accusare nessuno ma invitiamo gli amici di Christian a darci delle spiegazioni in quanto sia nei giorni precedenti sia successivi alla morte di Eligia sono stati in contatto con lui”. Così ha detto Tino Ardita al Giornale di Sicilia. La famiglia sospetta che l’indagato abbia confessato la sua aggressione a qualcuno, magari ad uno di quegli amici con cui di solito usciva. Del resto, come sostengono i magistrati ed i carabinieri, il consorte della vittima aveva l’abitudine di uscire in compagnia di altre persone mentre la moglie, in stato di gravidanza, restava a casa.