Il femminicidio di Tania Terrin, la 39enne uccisa il 15 agosto in provincia di Venezia dall’ex compagno Dino Keber che poi si è suicidato, è divenato un caso politico. Il killer di Tania era noto per le violenze nei confronti delle sue fidanzate, ma nonostante questo aveva ricevuto solo un ammonimento. Per questo il ministero della Giustizia sta valutando l’invio di alcuni ispettori per far luce su cosa non abbia funzionato nel cordone di sicurezza attorno a Tania. Emergono però le testimonianze di altre ex del killer di Tania e sono storie dell’orrore. “Sì, mi metteva le mani addosso, e l’ha fatto anche con tutte le altre: alla madre di sua figlia – dice una ex di Dino a Tania che chiede consigli dopo l’ennesimo pestaggio – ha spaccato tutti i denti davanti. È pericoloso, e c’è la concreta possibilità che l’episodio si ripeta, ovviamente dando poi la colpa a te”.
Era una relazione segnata dalla violenza quella tra Dino Keber e una delle sue ex fidanzate. Pugni, calci, ossa rotte, insulti e minacce di morte erano all’ordine del giorno. “Mi chiedo – dice la ex del killer a Il Gazzettino – come ho potuto accettare tutto questo. Quando sei dentro a quel vortice, però, non capisci cosa sta succedendo. Credi di essere tu quella sbagliata: pensi che lui ti abbia picchiata perché te lo meritavi, per ciò che hai fatto. Sono finita al pronto soccorso tre volte. L’ho denunciato soltanto una”. Storie che mettono i brividi pensando a quello che è successo a Tania, ma nonostante tutti i segnali di pericolosità Dino Keber ha potuto agire liberamente, uccidendo brutalmente Tania e poi togliendosi la vita. “Ora che si è tolto la vita, mi sento al sicuro”, lo sfogo di una delle sue ex.

