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Cronache
outlet castel romanoOutlet Castel Romano

di Stefania Saltalamacchia

Casette basse dai colori pastello, viali, piazze e giardini verdi. Oltre 23mila metri quadrati di estensione, ristoranti e 117 boutique. E uno spazio progettato a misura di bambino. Potrebbe trattarsi di un piccolo centro urbano, ma in realtà Castel Romano è un outlet alle porte di Roma.

I paradisi dello shopping, nati negli Stati Uniti agli inizi degli anni ’30, somigliano sempre più a delle vere cittadine. Se fino a pochi anni fa i luoghi più ambiti per fare acquisti erano le strade del centro, oggi lo sguardo si è spostato sugli outlet. Dove lo shopping è solo l’inizio. Infatti, se prima si andava all’outlet per comprare le griffe con sconti tra il 30 e il 70 per cento, adesso si va per trascorrere il tempo libero. Una gita fuori porta non troppo costosa per tutta la famiglia o un sabato dedicato allo svago. Le “città dello shopping” hanno occupato il posto delle piazze urbane con punti d’incontro e di intrattenimento per adulti e bambini.

In Inghilterra in un outlet a Ellesmere Port si può persino dormire, mentre in Svizzera all’interno di uno store ha aperto un casinò. Così, al Fox Town di Mendrisio i clienti possono tentare la sorte e rifarsi dei soldi appena spesi in acquisti.

In Italia questi centri non conoscono crisi e registrano il pienone soprattutto nel weekend. In tempi di austerity gli acquisti degli italiani si sono ridotti, ma molti di quei consumatori che finora avevano snobbato le cittadelle dello shopping hanno scoperto la possibilità di poter continuare a essere alla moda pagando fino al 70 per cento in meno.

IL SOCIOLOGO: "IL REGNO DEL LUSSO A POCO PREZZO"

Disponibilità di spazi, ampi parcheggi, servizi su misura e un ricco ventaglio di scelta sono solo alcune delle caratteristiche che hanno determinato il successo degli outlet anche in Italia. “Si tratta di un’esperienza di acquisto strana, un modo per avvicinarsi al lusso a poco prezzo ma è anche solo un’occasione per cenare fuori”. A spiegarlo ad Affaritaliani.it è Italo Piccoli, docente di Sociologia dei consumi all’università Cattolica di Milano.

Da cosa dipende il successo degli outlet?

Dipende da una serie di fattori. Poter acquistare prodotti considerati di lusso con sconti notevoli, fare un’esperienza di acquisto “strana”. Gli outlet permettono di immergersi nel mondo del lusso a poco prezzo e offrono un’enorme varietà di marche concentrate in una dimensione unica. Dimensione che non è, però, quella dell’ipermercato dove il bello e costoso è contaminato dal prodotto a basso prezzo. È un’esperienza di acquisto di mezza giornata se non di più. Un modo per trascorrere il tempo in mezzo a cose piacevoli, un’occasione per cenare o pranzare fuori.

Quando si sono diffusi?

L’outlet nasce in America. In generale, tutta la grande distribuzione è nata in una logica per l’America, dove le grandi città non hanno un centro in cui si socializza e per fare acquisti ci si reca nei grossi centri commerciali fuori città. Tale logica si è trasferita in Inghilterra, in Francia e poi anche in Italia. Nel nostro Paese i centri commerciali si sono affermati quando si è diffusa la politica dei saldi. E nell’immaginario collettivo si è sviluppata l’idea che i negozianti prendono in giro i clienti quando prima offrono un prodotto a caro prezzo e poi, dopo 3-4 mesi, lo vendono con il 50 per cento di sconto. I consumatori allora si chiedono quale sia il prezzo giusto per quel bene. Bene che all’interno di un outlet è venduto in saldo in qualsiasi periodo dell’anno.

Qual è l’utente medio che fa acquisti in una “città dello shopping”?

Una famiglia con bambini, non ricca che appartiene alla classe media. Per loro l’outlet è sia un luogo di svago sia un posto in cui acquistare soprattutto i prodotti per i bambini a un prezzo conveniente.

Quali sono i beni più venduti?

Sono proprio quelli per i bambini e i ragazzi in genere. Dall’abbigliamento ai prodotti per l’infanzia. Ma anche le grandi marche di abbigliamento in saldo e le collezioni create dagli stilisti appositamente per gli outlet.

La crisi ha colpito anche il mondo dei centri commerciali?


Molto meno rispetto alle altre attività. Le persone hanno meno soldi da spendere, ma preferiscono farlo in un luogo in cui trovano una grande scelta di merce. Per questo la piccola distribuzione nelle città sta morendo. Forti concorrenti degli outlet sono, invece, i marchi come Zara e H&M che offrono capi alla moda e a poco prezzo anche nel cuore delle città.

Che cosa pensa che succederà nei prossimi anni?


Ritengo che il trend di crescita sia finito. I livelli di vendita saranno stabili, ma non vi saranno forti incrementi. Per questo gli outlet puntano sul differenziare l’offerta con concerti, manifestazioni ed eventi. Inoltre, hanno inserito all’interno delle proprie strutture anche ristoranti piacevoli e non solo tavole calde per attirare un maggior numero di clienti.

 

I PRINCIPALI OUTLET ITALIANI – Il gruppo inglese McArthurGlen detiene nel nostro Paese la gestione e la concessione di spazi a uso commerciale di cinque Designer Outlet Center, vere e proprie citta dello shopping. Il Serravalle designer outlet, in provincia di Alessandria, è il più grande d’Europa. Con 180 negozi, bar, ristoranti e un’architettura ispirata ai palazzi liguri. Poi vi sono i centri di Noventa di Piave, Barberino, Marcianise e quello di Castel Romano che sta aumentando la sua estensione. Da fine aprile le boutique al suo interno diventeranno 160. Al Valmontone Fashion District, dopo lo shopping si va alle giostre nel vicino parco a tema Magic Raimbow. A Mondovì, in Piemonte, tra un negozio e l’altro si può giocare a minigolf. Il Fidenza Village, della catena Value Retail, unisce lo shopping alla bellezze culturali della regione. Così in una pausa dagli acquisti si organizzano visite al Cenacolo Vinciano o al Museo del Parmigiano.

I NUMERI – La crisi, al momento, sembra non avere risparmiato gli outlet. Secondo i dati di Federmoda, nel 2012 l’abbigliamento ha registrato una flessione nei consumi del 5,6 per cento, ma gli acquisti di abiti negli outlet sono aumentati del 6,5 per cento. Un successo confermato anche dalla presenza di visitatori negli outlet McArthurGlen. Nello scorso hanno le persone che hanno scelto gli store del gruppo sono state 16 milioni, quasi 2 milioni in più rispetto al 2011. E il fatturato complessivo, intorno agli 800 milioni di euro, ha avuto una crescita a doppia cifra.

GLI STRANIERI – A dare una spinta al volume d’affari è la grande affluenza di turisti stranieri, che aggiungono una giornata all’outlet dedicata allo shopping nel pacchetto di viaggio. A primeggiare sono i russi, che da soli rappresentano il 50% dei turisti extra europei e sono in crescita del 45 per centro. Al secondo posto ci sono i cittadini cinesi che nel 2012 hanno registrato un incremento presenze del 118%. E sono loro quelli che spendono di più. Lo scontrino medio individuale supera i 500 euro, quasi 100 euro in più rispetto a quello dei russi.

I REQUISITI – I negozi presenti all’interno di un outlet vengono selezionati secondo parametri precisi. In primo luogo devono essere conformi al brand in generale, formulato in base alle esigenze del cliente e al contesto economico locale. Altre scriminanti riguardano l’affidabilità dell’imprenditore e la notorietà del marchio che deve saper soddisfare un pubblico alla ricerca di griffe prestigiose. I gestori poi possono scegliere le location più adatte alla propria attività all’interno del centro commerciale. I locali devono, però, svilupparsi in lunghezza piuttosto che in profondità e presentare almeno un fronte vetrato.
 

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