E’ una delle peggiori carneficine avvenute negli ultimi anni in Pakistan l’attentato odierno contro una moschea sciita a Shikarpur, nella provincia meridionale del Sindh, perpetrato forse da un kamikaze: secondo il ministro della Sanita’ locale, Jam Mehtab Daher, il numero dei morti accertati e’ salito infatti ad almeno 61, e potrebbero esservene altri, poiche’ al momento dell’esplosione nel complesso si trovavano come minimo quattrocento fedeli, molti dei quali rimasti sepolti sotto alle macerie.
Una bomba contenente tra i 6 e i 7 chilogrammi di esplosivo e’ scoppiata tra la folla durante la tradizionale preghiera del mezzogiorno nel venerdi’ festivo islamico. La strage e’ stata probabilmente pianificata affinche’ coincidesse con la visita che nelle stesse ore il premier pakistano Nawaz Sharif stava effettuando a Karachi, capitale provinciale e primo centro economico del Paese. A rivendicarla e’ stato in seguito Fahad Marwat, portavoce di Jundullah, gruppo scissionistico dei Talebani schieratosi da tempo con i jihadisti dello Stato Islamico che controllano parte della Siria e dell’Iraq. “L’obiettivo era la comunita’ sciita, che e’ nostra nemica”, ha affermato l’estremista. La minoranza, che rappresenta circa un quinto della popolazione complessiva, e’ da anni bersaglio di attacchi sanguinosi: dal 2012 sono stati circa mille i suoi esponenti uccisi.

