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Cronache
Omicidio Pamela legale Awelima: chiederò risarcimento per ingiusta detenzione

Pamela: legale Awelima, chiedero' risarcimento per ingiusta detenzione

"Sin dallo scorso mese di marzo, i carabinieri del Ris avevano accertato che Lucky Awelima non era presente nell'appartamento di Oseghale e la procura avrebbe dovuto chiedere per lui la revoca della misura cautelare in carcere". Cosi' non e' stato e il legale del 27enne nigeriano, accusato fino a due giorni fa dell'omicidio in concorso di Pamela Mastropietro, ha confermato di voler fare istanza di riparazione per ingiusta detenzione. Dal 10 febbraio, giorno del suo arresto con l'accusa di aver partecipato all'uccisione della 18enne romana, al 24 aprile, quando ricevette la seconda misura cautelare per spaccio: 74 giorni di carcere, un lungo periodo di detenzione, "trascorso - spiega l'avvocato Giuseppe Lupi - senza nemmeno che mi fosse comunicato l'esito della perizia del Ris, perche' a quel punto sarei stato io nelle condizioni di chiedere la revoca della misura". Argomenti sufficienti per il legale perche' Awelima ottenga "un'equa riparazione": l'istanza partira' non appena sara' disponibile tutto il fascicolo relativo alla posizione del suo assistito. Una strada, quella del risarcimento, che non intende percorrere Gianfranco Borgani, legale dell'altro indagato, Desmond Lucky.

Due giorni fa, Lucky Awelima e Desmond Lucky si erano liberati definitivamente dalle accuse piu' gravi: omicidio volontario in concorso, distruzione e occultamento del cadavere di Pamela Mastropietro.   La procura della repubblica, infatti, in base ai riscontri del Ris e una volta in possesso anche di quelli dell'esperto informatico, aveva chiesto e ottenuto dal gip, Giovanni Maria Manzoni, la revoca per entrambi della misura cautelare in carcere. Ma non usciranno dal carcere di Ancona perche' chiamati a rispondere del reato di spaccio. Il 30 gennaio scorso, dunque, nell'appartamento in via Spalato ci sarebbero stati solo Pamela e Innocent Oseghale, che da solo avrebbe ucciso Pamela, colpendola al fegato e alla testa; e sempre lui, preso dal panico, l'avrebbe fatta a pezzi, trasportando i suoi resti all'interno di due trolley, poi abbandonati nella zona industriale di Pollenza. E se la procura della repubblica e il gip hanno posizioni diverse sul movente dell'omicidio ma non sull'autore, la famiglia della 18enne romana, per bocca dello zio di Pamela, l'avvocato Marco Verni, ha dubbi sul fatto che "Oseghale possa aver fatto tutto da solo".

Pamela: tribunale Riesame, da Oseghale nessuna violenza sessuale

Non ci sono elementi per ipotizzare che Pamela Mastropietro, la 18enne romana uccisa il 30 gennaio scorso a Macerata, fu violentata da Innocent Oseghale, il nigeriano in carcere con l'accusa di averla pugnalata, fatta a pezzi e abbandonata in due trolley nella zona industriale di Pollenza. A questa conclusione e' arrivato il tribunale del Riesame, presieduto da Alberto Pallucchini, che oggi ha respinto la richiesta della procura di Macerata, convinta invece che il nordafricano l'abbia uccisa dopo averla costretta a un rapporto sessuale completo, approfittando dello stato di confusionale della ragazza successivo al consumo di droga. Dubbi sulla violenza sessuale li aveva avuti anche il gip Giovanni Maria Manzoni, che aveva disposto la misura in carcere per Oseghale per solo il reato di omicidio volontario; il nigeriano dovra' rispondere anche di vilipendio, distruzione, occultamento di cadavere, con la complicita' dei suoi connazionali, Lucky Desmond e Lucky Awelima.

Pamela Mastropietro: cadavere seviziato e nessun colpevole

E’ di poche ore fa la notizia che riporta alle cronache il caso di #Pamela #Mastropietro, la diciottenne uccisa, stuprata e fatta a pezzi a Macerata lo scorso 30 gennaio. Quello che sappiamo fin qui della triste ed ignobile vicenda occorsa ai danni di questa giovane ragazza, è che Pamela lo scorso 29 gennaio si era allontanata dalla comunità nella Marche dove era ospitata, e che lo scorso 31 gennaio, a seguito di estenuanti ricerche compiute dalle autorità allertate dalla madre della giovane, la stessa Pamela fu ritrovata morta all'interno di due trolley abbandonati in un fosso, nel Maceratese. E’ così che questo caso di scomparsa diventa un macabro caso di omicidio e da qui, il susseguirsi di indagini.

Le autorità ripercorrono gli ultimi giorni di Pamela: pare che la giovane dopo aver lasciato la comunità presso la quale era ospite abbia incontrato un uomo di 45 anni che le ha proposto denaro in cambio di sesso.Dopo aver consumato il rapporto l'uomo l'ha accompagnata alla stazione di Piediripa dove la giovane è partita alla volta di #Macerata. Qui gli indizi si disperdono e la ragazza viene appunto ritrovata cadavere nelle campagne di Pollenza, dove quindi si concentrano le indagini.

E’ stata fatta una mappatura di tutte le telecamere della zona, allargando il raggio da Corridonia fino a Pollenza. L’esame delle telecamere ha documentato che almeno fino al 30 mattina la ragazza era viva: le immagini mostrano una persona che segue Pamela poco prima della sua scomparsa, identificato poi in #Innocent #Oseghale di 29 anni, cittadino nigeriano residente a Macerata con un permesso di soggiorno scaduto e precedenti per stupefacenti. Si è così ricostruita la sequenza temporale degli spostamenti della ragazza, fino ad arrivare il martedì mattina, grazie appunto a quelle immagini, a via Spalato 124, nella stessa Macerata.

Qui abitava il nigeriano, il quale, grazie anche alla raccolta di prove testimoniali, è risultato come l'ultima persona che abbia avuto contatti in vita con la povera Pamela, L'accusato ha ammesso di aver seguito Pamela ma ha negato di averla uccisa indicando agli inquirenti il coinvolgimento di altri due immigrati. Successivamente i tre vengono iscritti nel registro degli indagati con l’accusa di omicidio, occultamento e vilipendio di cadavere.Viene quindi disposto l’esame autoptico su quel che restava del corpo di Pamela, rivelando che la ragazza non è morta per overdose come si pensava inizialmente, ma per “violenza applicata in condizioni di vitalità”, dimostrata dalla presenza di ferite da arma da taglio inferte alla testa ed al fegato.

Spunta poi l’ipotesi di stupro, accertata dai RIS che hanno rinvenuto tracce di saliva intorno al seno e liquido seminale, da cui deriverà l’accusa di stupro che ha indotto la procura a richiedere, con ricorso al Tribunale del Riesame di Ancona, l’applicazione, nei confronti di Innocent Oseghale, della misura del carcere anche per questa ipotesi di reato.Ricorso, peraltro, rigettato poche ore fa per assenza di gravi indizi di colpevolezza per sostenere la violenza sessuale.

Ciò che aveva indotto il Procuratore a sostenere la tesi dello stupro quale movente dell’omicidio era stata la “cura maniacale” messa nella pulizia del corpo, tagliato a pezzi e ritrovato all’interno di due trolley abbandonati a Pollenza, che sarebbe stata un segnale della volontà di cancellare le tracce della violenza.Secondo i giudici del Tribunale del Riesame invece il rapporto sessuale tra i due, accertato dai rilievi del RIS, è stato in sostanza consensuale: il nigeriano non ha ucciso nel contesto di uno stupro, ma perché preso dal panico dopo che Pamela si era sentita male per l’assunzione di eroina in casa.Solo poche righe per mettere il sigillo a un caso ancora tutto da svelare, e nel quale non possono e non debbono entrare condizionamenti esterni.

Troppo spesso ci si lascia persuadere più che dagli accertamenti peritali, da una ascientifica convinzione che in taluni casi, rasenta la cialtroneria: e’ successo nel caso di #Nicolina #Pacini, quando senza acquisire alcun valido elemento probatorio, degno di essere definito tale, la morte di #Antonio #Di Paola e’ stata repentinamente classificata come suicidio successivo a #omicidio; sta succedendo ora, con Pamela, dove, nonostante la presenza di sostanze biologiche sul corpo disfatto della povera ragazza, si arriva a sostenere che il rapporto sessuale sarebbe stato addirittura consenziente! Qualcuno ha chiesto alla mamma di Pamela se la ragazza era solita avere rapporti sessuali con il primo che le capitava? O forse Pamela conosceva già il suo aguzzino? Pamela, come tante altre ragazze sfortunate, merita giustizia; la mamma Alessandra ha bisogno di conoscere la verità; cosa è accaduto veramente in quella maledetta notte?Basta davvero un elemento indiziario per far ritenere l’innocenza di tutti per non essere colpevole nessuno? (E come non ricordare il caso di #Meredith #Kercher….!)

Non vogliamo un colpevole ad ogni costo; ma certo Pamela non si è infilata da sola in quei trolley.

Studio Legale Cimino

Pamela: Calderoli, quanto sta accadendo sconcerta, quando giustizia?

"Sconcerta quanto sta accadendo intorno al delitto di Pamela Mastropietro. Una ragazza di 18 anni viene drogata, secondo la Procura viene stuprata, poi viene assassinata con crudelta', fatta a pezzi, smembrata e messa in un trolley, nel piu' terrificante degli omicidi, eppure per il Tribunale del Riesame non ci sono gravi indizi di stupro a carico di Oseghale, mentre i suoi presunti complici devono solo rispondere di spaccio di droga". Lo afferma il leghista Roberto Calderoli, vice presidente del Senato che insiste: "Ricordiamo che qui c'e' una ragazza di 18 anni fatta a pezzi e che chi ha compiuto un simile orrore deve marcire in galera. Punto. Povera Pamela, ma cosa dovra' ancora subire per avere una vera giustizia?", domanda Calderoli.

Tags:
pamela mastropietroomicidio pamelaomicidio pamela mastropietro
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