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Papa Bergoglio e la follia della croce

di Gianni Pardo

È difficile condividere le posizioni di Papa Bergoglio dal punto di vista politico ed economico, ma dal punto di vista religioso non è assurdo vedere Papa Bergoglio come un perfetto cristiano. Si è detto cristiano, non cattolico.

Il Cristianesimo è fondato sui Vangeli ma non su di essi soltanto. Infatti le interpretazioni di quei testi nel tempo hanno condotto a tesi tanto diverse da dar luogo all’esistenza degli ortodossi e dei protestanti, questi ultimi a loro volta divisi in decine di sette. Perfino l’Islàm può considerarsi come un’evoluzione dell’interpretazione della Bibbia, per la quale Gesù sarebbe uno dei più recenti profeti e Maometto l’ultimo, per dogma.

La setta cristiana che più direttamente e continuativamente discende da Gesù è il Cattolicesimo. Si tratta di una religione che, attraverso la propria interpretazione dei sacri testi, non soltanto ha formulato un’intera dottrina, ma l’ha imposta coattivamente ai credenti. Il concetto di dogma non è quello di “mistero”, come molti credono, ma quello di “verità imposta”. Per la Chiesa l’esistenza di Dio è una verità di ragione (dunque tutt’altro che un mistero) ma chi non ci crede viola un dogma ed è per ciò stesso un eretico. Eretico non diversamente da chi non crede nella Trinità (che è invece un mistero). Il Cattolicesimo è una religione rigida che rende obbligatoria la propria interpretazione dei testi sacri, a cominciare dalla Bibbia. E infatti proprio la libera interpretazione di questo testo è stato uno dei fondamenti del Protestantesimo. Fu per renderne possibile la libera e autonoma lettura che Martin Lutero la tradusse in tedesco.

Nella realtà corrente le cose non corrispondono esattamente alla teoria. I cattolici sono obbligati a seguire fedelmente e senza discutere tutto ciò che la Chiesa ha stabilito come dottrina – sotto pena di essere dichiarati eretici, e dunque espulsi dalla Chiesa – e tuttavia non è svanita la credenza che il Cristianesimo sia fondato sulla predicazione di Cristo, quale risulta dai Vangeli. Dunque molti credono di potere essere veri cattolici senza seguire gli insegnamenti della Chiesa. Dalla dicotomia vangeli/dottrina sono nate importanti conseguenze.

Chi ha seguito la dottrina, è stato un pensoso, severo e razionale cattolico, anche se la sua ragione ha sempre avuto come limite la dottrina stessa: esempio paradigmatico, Tommaso d’Aquino. Chi invece ha seguito i vangeli e ne ha abbracciato anche le tesi più utopiche, poetiche e generose, ha quasi perso il contatto con la realtà. Nel mondo dei credenti, a partire da S.Paolo, questa è stata chiamata, “la follia della Croce”. Se vi schiaffeggiano, porgete l’altra guancia. Non perdonate sette volte, ma settanta volte sette. Non vi preoccupate di che cosa mangerete o dei vestiti con cui vi coprirete, ci penserà il Signore (tracce di questa dottrina economica si ritrovano nella predicazione di Papa Francesco). E soprattutto: non l’uomo è fatto per il sabato (per seguire la dottrina) ma il sabato per l’uomo (la dottrina per l’uomo) e via dicendo. Fino a comportamenti che nella vita corrente potrebbero essere dichiarati aberranti. Ecco perché Francesco d’Assisi preoccupò tanto le autorità ecclesiastiche: era un seguace della “follia della Croce” e rappresentava una vivente contraddizione rispetto all’organizzazione della Chiesa. In fondo, la stessa idea di creare un ordine di frati mendicanti – sulla base del principio che l’uomo non ha il dovere di procurarsi il necessario, bastando a ciò la Provvidenza – era “folle”. Se non ci fossero stati coloro che producono, chi avrebbe fatto la carità ai frati? La razionalità invece aveva ordinato, con Benedetto, “ora et labora”.

Nel corso dei secoli, gli adepti della “follia della Croce”, anche se a volte proclamati santi, sono stati tenuti lontani dalle stanze del Vaticano. Fino all’elezione di Papa Bergoglio. Questo gesuita, invece di ribadire i severi principi della Chiesa, ha in ogni modo fatto passare il messaggio che il Cristianesimo è una religione non di dottrina ma di misericordia e di amore. Anche quando non ha nettamente contraddetto la dottrina della Chiesa – per esempio per quanto riguarda la partecipazione all’Eucarestia di chi è in peccato mortale – lo ha fatto dando la precisa impressione che il suo primo intento non era quello di riportare questi peccatori sulla retta via, mediante la confessione e il proposito di non più ricadere nell’errore, ma quello di abbracciarli come fratelli. Ha voluto che sentissero l’amore di Gesù ben più di quanto non dovessero ascoltare le parole del Catechismo.

Il risultato è che ai miscredenti e agli ignoranti egli è apparso come un grande Papa, capace di andare al di là dei formalismi per proclamare il messaggio d’amore universale di Gesù, mentre per i credenti che sanno in che cosa credono è stato ed è motivo di perplessità, quando non di scandalo. La Chiesa ha guadagnato in estensione (sempre che abbia guadagnato qualcosa) ciò che ha perso in profondità. Prima c’erano pochi credenti e molti miscredenti, ora rischiamo di avere molti simpatizzanti di una religione del sorriso. Una religione che di Cattolico ha ben poco. In che misura ciò possa essere utile alla salvazione dei cattolici, lo sa Dio.