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Cronache

di Antonino D'Anna

Con una mano il Papa toglie, ma con l'altra concede un giro di vite. Pesante e senz'appello. E con la terza gioca la sua partita con Moneyval. Se dal 1° settembre l'ergastolo non ci sarà più (altro giro epocale dopo l'abolizione della pena di morte nel '70 ad opera di Paolo VI), ridotto a 35 anni massimo di carcere ovviamente da scontare in una cella italiana a cura della nostra Amministrazione Penitenziaria se il Vaticano lo richiede: altrimenti ci sono le “celle” divenute famose con l'arresto e il processo di Paolo Gabriele, l'ex talpa di Vatileaks, l'anno scorso. E finalmente, dopo aver considerato l'abuso sessuale sul minore un reato canonico passibile di sanzioni canoniche (con la dimissione dallo stato clericale per il religioso/sacerdote che viene provato colpevole) sotto Joseph Ratzinger, diventa un reato con conseguenze penali: vendita di minori, prostituzione minorile, violenza sessuale su minori, atti sessuali su minore, pedopornografia, detenzione di materiale pornografico, arruolamento di minore. Norme interne allo Stato Città del Vaticano ed agli uffici di Curia, s'intende: ma che adeguano la Santa Sede alla Convenzione internazionale sulla tutela del fanciullo, interamente recepita dal Vaticano.

Questo primo aspetto – naturalmente – risente delle idee di Jorge Mario Bergoglio in tema di pedofilia: e cioè tolleranza zero, esattamente come il suo predecessore Ratzinger. Il passo in più arriva mentre si parla sempre più insistentemente Oltretevere delle letture che Francesco farebbe in questi giorni: ossia il dossier Vatileaks, chiamato a rispondere a precise domande per volontà di Benedetto XVI. Tra queste, come Affaritaliani ha già scritto, la corruzione morale e dei costumi. Adesso il nuovo giro di vite rende il sistema penale vaticano pronto a rispondere a eventuali problemi di abuso che dovessero presentarsi in futuro. E suona come un impegno morale per tutte le conferenze episcopali nel mondo: se in Vaticano si persegue chi compie questi reati, i vescovi allora devono sentire quantomeno lo scrupolo morale di denunciare i preti pedofili.

Il secondo punto rappresentato dalle norme volute da Francesco sono una risposta all'emergenza corvo. Malgrado dopo Vatileaks la Santa Sede abbia rafforzato i controlli contro eventuali perdite di  documenti, il Papa ha sentito il dovere di aggiornare le norme penali. Toccherà ai corvi pensarci due volte prima di abbordare giornalisti – o giornalisti che hanno altri amici giornalisti, come nel caso di Paoletto – desiderosi di ricevere documenti più o meno trafugati.

La terza mano, in questa partita su più fronti che vede impegnato il Papa, è la possibilità per gli organi giudiziari vaticani di esercitare la giurisdizione penale su reati commessi contro la sicurezza, gli interessi fondamentali o il patrimonio della Santa Sede e contro ogni reato la cui repressione è richiesta da un accordo internazionale ratificato dalla Santa Sede, se l'autore si trova nello Stato della Città del Vaticano e non è istradato all'estero. Insomma, con queste norme in futuro si potrebbe evitare un altro caso come quello di Paul Marcinkus, braccato dalla magistratura italiana negli anni '80 per il crack dell'Ambrosiano e difeso, in qualità di presidente dello IOR, grazie all'art. 11 del Concordato attraverso il divieto d'ingerenza delle autorità italiane. Adesso che la Santa Sede sta gradualmente recependo le normative e convenzioni internazionali in tema di trasparenza finanziaria e lotta al riciclaggio, magari non ci saranno lo stesso estradizioni come avvenne con Marcinkus, ma i giudici del Papa potranno intervenire e condannare. Norme che strizzano l'occhio a Moneyval e al difficile sforzo della Santa Sede per entrare nella white list degli stati che adottano la trasparenza finanziaria, e che preludono ad ulteriori cambiamenti in Curia. A cominciare dal futuro dello IOR. Una partita ben giocata, quella di Francesco.

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