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Papa: leader islamici condannino ogni violenza, come Abu Mazen

Papa: leader islamici condannino ogni violenza, come Abu Mazen
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Bergoglio cita Abu Mazen da esempio. Poi aggiunge: “Non si può tollerare che il Mare Mediterraneo divenga un grande cimitero”

Nel discorso al corpo diplomatico, Papa Francesco ha auspicato che “i leader religiosi, politici e intellettuali specialmente musulmani, condannino qualsiasi interpretazione fondamentalista ed estremista della religione, volta a giustificare tali atti di violenza”. L’invito del Papa e’ a pregare insieme per la pace, come, ha ricordato, “con straordinaria intensita’, insieme all’allora Presidente israeliano, Shimon Peres, e al Presidente palestinese, Mahmud Abbas, animati dalla fiduciosa speranza che possa riprendere il negoziato fra le due Parti, inteso a far cessare le violenze e a giungere ad una soluzione che permetta tanto al popolo palestinese che a quello israeliano di vivere finalmente in pace, entro confini chiaramente stabiliti e riconosciuti internazionalmente, cosi’ che la soluzione di due Stati diventi effettiva”.

“Quante persone perdono la vita in viaggi disumani, sottoposte alle angherie di veri e propri aguzzini avidi di denaro?”. Se lo e’ chiesto il Papa ripetendo testualmente le parole da lui stesso pronunciate nella recente visita al Parlamento Europeo quando affermo’: “Non si puo’ tollerare che il Mare Mediterraneo divenga un grande cimitero”. “Vi e’ poi – ha aggiunto Francesco – un altro dato allarmante: molti migranti, soprattutto nelle Americhe, sono bambini soli, piu’ facile preda dei pericoli, necessitando di maggiore cura, attenzione e protezione”.

Nella societa’ di oggi “la famiglia e’ non di rado fatta oggetto di scarto, a causa di una sempre piu’ diffusa cultura individualista ed egoista che rescinde i legami e tende a favorire il drammatico fenomeno della denatalita’, nonche’ di legislazioni che privilegiano diverse forme di convivenza piuttosto che sostenere adeguatamente la famiglia per il bene di tutta la societa’”.

Il Pontefice ha ricordato nel suo discorso che “accanto ai migranti, ai profughi e ai rifugiati, vi sono tanti altri ‘esiliati nascosti’ che vivono all’interno delle nostre case e delle nostre famiglie”. “Penso soprattutto – ha detto – agli anziani e ai diversamente abili, come pure ai giovani. I primi sono oggetto di rifiuto quando vengono ritenuti un peso e ‘presenze ingombranti’, mentre gli ultimi sono scartati negando loro concrete prospettive lavorative per costruirsi il proprio avvenire”. Secondo Bergoglio, “d’altra parte non esiste peggiore poverta’ di quella che priva del lavoro e della dignita’ del lavoro e che rende il lavoro una forma di schiavitu’. E’ quanto ho inteso richiamare nel corso di un recente incontro con i movimenti popolari, che si adoperano con dedizione per ricercare soluzioni adeguate ad alcuni problemi del nostro tempo, quali la piaga sempre piu’ estesa della disoccupazione giovanile e del lavoro nero, e il dramma di tanti lavoratori, specialmente bambini, sfruttati per avidita’”.

“Tutto cio’ – ha sottolineato il Papa ‘chiamato quasi dalla fine del mondo’ – e’ contrario alla dignita’ umana e deriva da una mentalita’ che pone al centro il denaro, i benefici e i profitti economici a scapito dell’uomo stesso. La famiglia stessa e’ poi non di rado fatta oggetto di scarto, a causa di una sempre piu’ diffusa cultura individualista ed egoista che rescinde i legami e tende a favorire il drammatico fenomeno della denatalita’, nonche’ di legislazioni che privilegiano diverse forme di convivenza piuttosto che sostenere adeguatamente la famiglia per il bene di tutta la societa’”.

“Nel perdurante clima di incertezza sociale, politica ed economica” che continua a penalizzare anche il nostri Paese, Papa Francesco auspica che “il popolo italiano non ceda al disimpegno e alla tentazione dello scontro, ma riscopra quei valori di attenzione reciproca e solidarieta’ che sono alla base della sua cultura e della convivenza civile, e sono sorgenti di fiducia tanto nel prossimo quanto nel futuro, specie per i giovani”. E ha rivolto “alla cara Nazione italiana un pensiero carico di speranza”.