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Cronache
Ex boss di mafia pagato dai Servizi. I pm ritrovano il Protocollo Farfalla

Mafia, servizi, trattative, omicidi, depistaggi. Sono questi gli ingredienti di tanti segreti italiani degli ultimi decenni. La Procura di Palermo indaga su un nuovo inquietante capitolo sul capomafia di Bagheria, Sergio Flamia. L'ex boss, da tempo collaboratore di giustizia, ha ammesso di aver preso soldi dagli 007. Aveva smentito il teste-chiave sui fatti del '92-'93, Luigi Ilardo. Il sospetto è che sia stato indottrinato e utilizzare per depistare. E i pm di Palermo ritrovano il fantomatico "Protocollo Farfalla" che contiene l'accordo segreto Servizi-Dap e nuove accuse contro il generale Mori...

IL CASO FLAMIA - Riemergono vecchie ombre inquietanti sulle indagini della Procura di Palermo. Aperto un fascicolo su Sergio Flamia, l'ex boss di Bagherìa. Sono emersi rapporti sotterranei tra Flamia e i Servizi Segreti. Come riporta Repubblica, Flamia "ha ammesso di avere preso soldi dagli 007, circa 150 mila euro. Ha raccontato di essersi consultato con loro in un momento determinante della sua carriera criminale, la «punciuta» rituale. In quell’occasione, un esponente dell’intelligence lo avrebbe invitato ad intensificare la sua partecipazione in Cosa nostra" e "persino dopo l’inizio della sua collaborazione con i magistrati. Un episodio strano, perché durante i sei mesi previsti dalla legge per le dichiarazioni del neo pentito, solo la magistratura può avere contatti con i mafiosi che decidono di passare dalla parte dello Stato". Il sospetto è Flamia sia stato utilizzato per screditare il testimone cardine sulla vicenda della trattativa, vale a dire Luigi Ilardo.

IL PROTOCOLLO FARFALLA - Si tratta di un vecchio gioco, quello del pentito ammaestrato in grado di screditare testimoni e depistare indagini. Ammaestrati da Cosa Nostra e, talvolta, persino dai Servizi. E la grande, grandissima novità, è che il 'Protocollo farfalla' non e' piu' un protocollo fantasma. La Procura di Palermo, che ha aperto un'inchiesta, ha rinvenuto il documento che conterrebbe un accordo tra il Sisde e il Dap (Dipartimento per gli affari penitenziari), che risalirebbe al 2004, attraverso cui i servizi di sicurezza potevano "operare" in segreto all'interno delle carceri senza alcun tipo di autorizzazione formale. Del "protocollo" si e' sempre parlato, fino ad ora pero' si e' trattato solo di voci. Ma i magistrati della Procura di Palermo che indagano sulla trattativa tra Stato e mafia sono riusciti a scovare a Roma il documento acquisendolo al fascicolo.

L'indagine condotta dai pm Nino Di Matteo, Roberto Tartaglia e Francesco Del Bene ha preso spunto dai contatti tra i servizi segreti e il collaboratore di giustizia Sergio Flamia, contatti "ammessi" dallo stesso pentito. Le dichiarazioni sono state trasmesse alla Procura generale per essere inserite nel dibattimento d'appello contro il generale dei carabinieri Mario Mori, accusato di favoreggiamento per la mancata cattura di Provenzano (ma assolto in primo grado). A sollecitare alla Procura la nuova indagine e' stato il procuratore generale Roberto Scarpinato che, assieme al sostituto Luigi Patronaggio, sostiene l'accusa contro Mori. I pm stanno indagando a 360 gradi: dal caso Flamia, al 'Protocollo farfalla' alle dichiarazioni fiume di Toto' Riina al suo compagno Alberto Lorusso, detenuto al 41 bis, eppure informato di molti fatti con cui spesso sollecita la memoria dell'anziano boss corleonese. Il documento di cui i magistrati sono entrati in possesso non e' stato sottoscritto. Sarebbe datato 2004: all'epoca il Dap era guidato da Giovanni Tinebra (dal 1992 al 2001 capo della procura di Caltanissetta che segui' le indagini sulle stragi del 1992; attuale pg a Catania) mentre Mori era al vertice del Sisde, il servizio segreto civile. Successivamente - dal 2007 - furono introdotte alcune norme per "regolamentare" l'attivita' degli 007 nelle carceri imponendo, ad esempio per i colloqui con i detenuti, l'autorizzazione da parte della presidenza del consiglio. Ma, a quanto pare, grazie al 'Protocollo farfalla', almeno per il caso Flamia, le norme sarebbero state aggirate. Nei primi giorni di settembre il pg Scarpinato ha ricevuto una lettera di minacce, poggiata sul tavolo del suo ufficio, al primo piano, del piano di giustizia, uno dei palazzi piu' blindati d'Italia, ma in cui, "ignoti" e ben informati sarebbero penetrati, approfittando di alcune "falle" della sicurezza. Un "invito a fermarsi", diretto a Scarpinato che arriva proprio mentre i magistrati indagano sui rapporti tra servizi segreti, mafia, massoneria e terrorismo nero.

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