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Peste polmonare in Siberia, quanto dobbiamo preoccuparci? Pregliasco: “Ecco a che cosa fare attenzione”

Il possibile caso di peste polmonare registrato nella regione russa di Irkutsk riaccende l’attenzione su una malattia rara ma potenzialmente grave. Ad Affaritaliani il commento del virologo Pregliasco

Peste polmonare in Siberia, quanto dobbiamo preoccuparci? Pregliasco: “Ecco a che cosa fare attenzione”

Il possibile caso di peste polmonare registrato nella regione russa di Irkutsk riaccende l’attenzione su una malattia rara ma potenzialmente grave. Il Cremlino invita alla calma e le autorità sanitarie russe parlano al momento di una “polmonite di eziologia sconosciuta”, mentre restano da chiarire le cause della morte di una 28enne. Ma quali sono i rischi per l’Europa? Quanto è contagiosa la peste polmonare e come viene curata oggi? A fare chiarezza è Fabrizio Pregliasco, virologo, docente presso l’Università degli Studi di Milano e direttore sanitario dell’IRCCS Galeazzi, che interpellato da Affaritaliani invita a non creare allarmismi e spiega quali sono i rischi reali, le modalità di trasmissione e le misure da adottare.

Quanto dobbiamo preoccuparci in Europa? Esiste un rischio reale di diffusione?

Non c’è motivo di allarmarsi. La peste è certamente una malattia seria, ma oggi disponiamo di sistemi di sorveglianza, diagnostica e soprattutto di antibiotici efficaci. Un eventuale caso importato in Europa richiede naturalmente un’immediata gestione di sanità pubblica, con isolamento del paziente e identificazione dei contatti stretti, ma la possibilità che da un singolo caso si sviluppi una diffusione significativa nella popolazione europea è molto bassa. È quindi una situazione da seguire con attenzione epidemiologica, non da trasformare in allarme.

Quali sono le modalità di trasmissione e quanto è facile il contagio da persona a persona?

La peste è provocata dal batterio Yersinia pestis. La forma classica è quella bubbonica, generalmente acquisita attraverso la puntura di pulci infette associate a roditori. La peste polmonare è diversa perché, quando interessa i polmoni, può essere trasmessa direttamente da una persona malata attraverso le goccioline respiratorie. Non è però un contagio “facile” come quello dell’influenza o del Covid: normalmente occorre un contatto stretto e ravvicinato con una persona sintomatica, soprattutto quando presenta tosse ed espettorato. Il periodo di incubazione è breve, generalmente nell’ordine di pochi giorni.

Quali precauzioni per chi viaggia nelle aree interessate? E il possibile viaggio in Thailandia?

Per i viaggiatori non è indicato creare allarmismi né adottare precauzioni straordinarie in assenza di specifiche indicazioni delle autorità sanitarie. Nelle aree dove la peste è presente è opportuno evitare il contatto con roditori, animali selvatici malati o morti e proteggersi dalle punture di pulci. Ovviamente va evitato anche il contatto stretto e non protetto con persone che presentino una sospetta peste polmonare. Sul riferimento alla Thailandia sarei però molto prudente: il semplice fatto che una persona vi abbia viaggiato non dimostra affatto che il contagio sia avvenuto lì. Per stabilire l’origine dell’infezione servono l’indagine epidemiologica, la ricostruzione degli spostamenti e degli eventuali contatti ed esposizioni. Finché questi elementi non sono disponibili, parlare della Thailandia come luogo del contagio resta un’ipotesi.

Come si cura? Una diagnosi tempestiva consente una buona possibilità di guarigione?

Sì, ed è questo il messaggio più importante. La peste polmonare è una malattia potenzialmente molto grave e può evolvere rapidamente se non viene trattata, ma è un’infezione batterica curabile con antibiotici. Il fattore decisivo è la tempestività: davanti a un sospetto clinico ed epidemiologico il trattamento deve essere iniziato rapidamente, senza attendere necessariamente tutte le conferme di laboratorio. Con una diagnosi precoce e una terapia antibiotica appropriata le possibilità di guarigione sono oggi decisamente buone. Anche i contatti stretti vengono identificati rapidamente e, quando indicato, sottoposti a profilassi antibiotica e sorveglianza. È proprio questa capacità di intervenire precocemente che rende molto diverso lo scenario attuale rispetto alle grandi epidemie di peste del passato.

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