Processo Becciu, la svolta dell’appello
Una decisione destinata a segnare un prima e un dopo. La Corte d’Appello vaticana ha accolto alcune delle principali eccezioni sollevate dalle difese del cardinale Giovanni Angelo Becciu, riconoscendo che nel processo di primo grado si è verificata una violazione sostanziale del diritto di difesa. Un passaggio definito dagli avvocati Fabio Viglione e Maria Concetta Marzo come “di straordinaria importanza”, perché incide sulle fondamenta stesse del procedimento: il processo dovrà essere rifatto.
Il nodo centrale: la difesa non aveva accesso a tutti gli atti
Il cuore della decisione riguarda un punto semplice e cruciale: la difesa non aveva potuto conoscere integralmente gli atti di indagine. Fin dall’inizio, gli avvocati avevano denunciato un’asimmetria evidente: l’accusa disponeva dell’intero materiale istruttorio, mentre i difensori avevano accesso solo a una parte degli atti, spesso frammentari o coperti da omissis. La Corte ha condiviso questa impostazione in una motivazione di quattordici pagine, affermando un principio chiaro: il Promotore di Giustizia non può scegliere quali atti depositare e quali no.
Il codice vaticano del 1913 — ancora oggi in vigore — impone il deposito integrale di tutti gli atti e documenti del procedimento. Nessuna selezione, nessun filtro. “Non si può valutare ciò che non si conosce” La Corte ha poi affrontato un altro punto decisivo: non si può chiedere alla difesa di dimostrare la rilevanza di atti che non ha mai potuto leggere.
Pretendere una simile prova, scrivono i giudici, significherebbe imporre un onere impossibile. Da qui la conclusione: la mancata conoscenza integrale degli atti ha prodotto una nullità espressamente prevista dalla legge. Per questo la Corte ha ordinato al Promotore di Giustizia di depositare, entro il 30 aprile 2026, tutti gli atti istruttori nella loro versione integrale.
Nullità e rinnovazione del processo: si riparte da zero
Accertata la nullità, la Corte non ha potuto rinviare il processo al giudice di primo grado. Il motivo è tecnico ma decisivo: il codice del 1913 non prevede questa possibilità. In caso di vizio, il processo deve essere rinnovato davanti allo stesso giudice d’appello.
E così sarà: si aprirà un nuovo dibattimento, che ripartirà dalle basi, questa volta nel pieno rispetto delle garanzie difensive. Un punto importante chiarito dalla Corte riguarda le accuse già cadute in primo grado. L’appello del Promotore di Giustizia era stato dichiarato inammissibile: per questo, le assoluzioni sono definitive e non potranno essere rimesse in discussione. Tra queste, anche quella di Monsignor Mauro Carlino, già assolto in primo grado.
Il tema dei Rescripta: un altro tassello che cade
La Corte si è pronunciata anche sull’utilizzo dei Rescripta pontifici, accogliendo le eccezioni difensive. In particolare, è stata dichiarata l’illegittimità di alcuni atti istruttori fondati sul rescritto del 2 luglio 2019, che aveva modificato il rito processuale ampliando i poteri del Promotore. Secondo i giudici, trattandosi di un atto di natura normativa, avrebbe dovuto essere pubblicato. La sua mancata conoscibilità ha inciso sulla legittimità degli atti adottati in forza di quella disposizione, producendo un’ulteriore lesione delle garanzie processuali.
La reazione del cardinale: fiducia e amarezza
Informato della decisione, il cardinale Becciu ha accolto il provvedimento con fiducia, pur sapendo che si tratta di una decisione tecnica che non entra nel merito delle accuse. La sofferenza — spiegano i suoi avvocati Fabio Viglione e Martia Concetta Marzo — resta legata alla durata del procedimento e al peso di contestazioni che il porporato continua a ritenere infondate. Ma la decisione della Corte rappresenta un riconoscimento della correttezza della linea difensiva: chiedere un processo equo, con regole rispettate da tutti.
Verso il nuovo dibattimento
Ora si apre una fase nuova. Le difese guardano al prossimo dibattimento con fiducia, convinte che una valutazione completa e trasparente degli atti possa finalmente restituire un quadro più aderente ai fatti. Un punto, sottolineano, non è mai stato messo in discussione: il cardinale Becciu non ha tratto alcun profitto personale. È da qui che ripartirà il nuovo processo. Ed è da qui che, forse, potrà ripartire anche una narrazione più equilibrata di una vicenda che, per troppo tempo, è stata raccontata solo a metà.

