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Cronache
Ruby

"Non diciamo compari, perché è un termine dispregiativo, ma definiamoli sodali e complici". Così il pm Antonio Sangermano definisce, nella requisitoria al processo "Ruby bis", il legame tra i due imputati Emilio Fede e Lele Mora. Secondo il pm, i due seguivano sempre lo stesso schema nell'individuare le ragazze da portare ad Arcore e nell'inserirle all'interno del circuito. Si comportavano "come assaggiatori di vini pregiati" che valutavano la gradevolezza estetica delle giovani, poi le facevano "un minimo esamino di presentabilità socio-relazionale" e le immettevano nel circuito.

"Questi signori - afferma il pm - hanno condiviso l'organizzazione del sistema che ha dato frutti e vantaggi a tutti". Prima di una pausa, il pm ha spiegato ai giudici di aver depositato una memoria che in 55 capitoli ricostruisce il sistema delle cene". Secondo il pm, "è Emilio Fede che porta Ruby ad Arcore, da quel momento in poi Mora si prende cura della minore". Sangermano definisce "un apparato militare quello che si scatena per salvare e accudire il soldato Ryan che è Ruby". In questo contesto, sottolinea il ruolo dell'avvocato Luca Giuliante, "tesoriere del Pdl che si scatena per salvare la minore".

"Non è credibile - è la tesi dell'accusa - ritenere che la persona che presenta la minore al Presidente del Consiglio e la mette nelle mani di Mora taccia la minore età". Spetta poi, in questa ricostruzione, a Lele Mora essere "come un segugio che segue e protegge" la giovane marocchina. "Ad altre sedi democratiche spettano i giudizi su Silvio Berlusconi, la vicenda di quest'uomo la giudicheranno le urne e la storia, qua si tratteranno i profili comportamentali in relazione alla valenza probatoria in questo processo", ha affermato il pm. La "madre di questo processo", secondo Sangermano, è la legge Merlin, che, "a distanza di 55 anni, resiste intatta e ha mediato tra la libertà individuale di disporre del proprio corpo e il divieto assoluto di vendere la propria sessualità. L'interposizione di un terzo che istighi e sfrutti l'altrui sessualità non è lecita". Il pm Sangermano in apertura di requisitoria ha rivendicato la necessità delle indagini sulla vicenda, nate da una "macroscopica notizia di reato".

"Secondo la difesa - ha affermato il pm - queste indagini sono state un espediente per spiare una persona dal buco della serratura. Chi sostiene questi argomenti è in malafede ed è mosso da una tesi precostituita. Noi magistrati abbiamo adempiuto con onore al nostro dovere istituzionale. I pm di Milano hanno ricevuto una macroscopica notizia di reato". Questa "notizia di reato" è per il pm quella relativa a "una ragazzina che girava per la città con pacchi di denaro in tasca e viveva come una prostituta soggiornando in alberghi di lusso e andava in giro a raccontare che frequentava un uomo ricco e potente. Questa stessa ragazzina risultava essere fuggita da diverse comunità per minori". Il rappresentante dell'accusa ha spiegato che nel nostro ordinamento sono in vigore i principi dell'obbligatorietà dell'azione penale e dell'uguaglianza di tutti davanti alla legge, ai quali le indagini si sono ispirati. "Nella vicenda Ruby - sono le sue parole - la legge è stata violata e la dignità di una minorenne è stata violentata".

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