A- A+
Cronache
Rosalba Di Gregorio: "Provenzano ancora al 41 bis? Una vendetta inutile"

di Lorenzo Lamperti

twitter@LorenzoLamperti

"La mafia di oggi non è nemmeno nipote di quella di 20 anni fa". Rosalba Di Gregorio, l'avvocato di Palermo costantemente "dalla parte sbagliata" (prendendo in prestito il titolo del libro che ha scritto con Dina Lauricella sulla strage di via D'Amelio), fa il punto sulle condizioni del suo assistito Bernardo Provenzano, sul processo Stato-mafia dopo la deposizione di Napolitano, sull'evoluzione (o involuzione) di Cosa Nostra e sulle minacce di nuovi stragi in una lunga intervista ad Affaritaliani.it.

Avvocato Di Gregorio, negli scorsi giorni si è parlato molto di quanto detto dal pentito Galatolo a proposito della preparazione di un attentato ai danni del pm Di Matteo. Lei crede davvero ci possa essere il rischio di un ritorno alle stragi da parte di Cosa Nostra?

C'è da dire che, come dato storico, non ci sono mai stati preavvisi delle stragi. Dalla strage di via Pipitone Federico a quelle di Capaci e via D'Amelio, per non parlare delle successive sul continente, non c'erano mai stati avvertimenti. Chiaramente questo non significa nulla in termini fattuali, mi limito solo a segnalare l'anomalia.

Ma la Cosa Nostra di oggi è paragonabile a quella di allora?

Non c'entrano nulla. Oggi ci sono aggregazioni sul territorio che somigliano molto vagamente a Cosa Nostra. L'organizzazione è del tutto diversa, sin dall'arresto di Riina non esiste più la Commissione Provinciale, che solitamente decide gli attentati, né capi mandamento eletti secondo le regole mafiose, così come non esistono divisioni mandamentali. Tutti i capi mandamento detenuti non hanno nominato successori, come si è evinto già sin dai dialoghi dell'ex procuratore antimafia Vigna coi detenuti. Per chi conosce il fenomeno da tempo è evidente che i personaggi di oggi non sono neanche nipoti di quelli di allora.

L'idea che si ha normalmente Cosa Nostra è dunque antiquata?

Cosa Nostra si evolve, o si involve, non è un'associazione cristallizzata. Il fatto che ci siano tanti gruppi criminali che si autoreferenziano e che si spacciano in continuazione per congregazioni delle quali non hanno più nemmeno l'odore non significa che si può stare sereni. Anzi, dal punto di vista dell'ordine pubblico può essere anche peggio perché si tratta di gruppi più difficili da controllare e questo lo vediamo con l'aumento della microcriminalità.

Il fatto che ci siano così tanti gruppi che si autoreferenziano rende più difficili i rapporti, diciamo così, “istituzionali”?

Prima di questo bisognerebbe accertare quali sono stati, se ci sono stati, i rapporti istituzionali di allora. Avrebbe dovuto farlo il primo processo Capaci e tanti altri processi che invece non lo hanno fatto. Nel momento in cui chiedevamo di allargare l'ottica e vedere se c'erano interferenze esterne ci hanno accusato, persino con sentenze, di voler distrarre l'attenzione dai nostri clienti. L'indagine andava fatta a 360 gradi ma non è stato fatto. Oggi Spatuzza dice che nelle stragi del '93 c'erano presenze esterne e istituzionali anche perché, dice, “quella non era una guerra nostra. Non ci interessava buttare a terra monumenti”. Era chiaro che ci fosse una matrice esterna, ma non è stata riconosciuta. Le tracce non sono state verificate 20 anni fa perché si è scelto di ridursi ai piani associativi, oggi è tutto molto più difficile.

Ancora oggi si fa riferimento a Riina, e spesso persino anche a Provenzano, come ai capi di Cosa Nostra. Ma hanno davvero un'effettiva “presa” sull'esterno?

Non hanno nessuna presa, per motivi diversi. Dal 2011 Provenzano è un vegetale, realtà accertata giudiziariamente dal 2012. E' impossibile che un'associazione, ammesso che esista ancora, si faccia comandare da un vegetale. L'ultima perizia di Milano ha sancito definitivamente che non solo non c'è una pericolosità diretta ma non ce n'è nemmeno una indiretta. Non gliene frega più niente a nessuno di Provenzano. Se invece guardiamo al complesso delle dichiarazioni di Riina ci accorgiamo che perde colpi. In alcuni punti si autoesalta, in altri dice fesserie manifeste. Si attribuisce esecuzioni e poi scopri che sono elementi non riferibili a lui. Il tutto con l'inquietante consapevolezza di essere ascoltato e alla presenza di uno che fa l'agente provocatore. Io farei un'analisi quantomeno psicologica per capire la veridicità delle sue frasi.

Nonostante Provenzano sia ridotto a un vegetale viene sempre detenuto al 41 bis e tutte le vostre richieste sono state respinte. Secondo lei perché?

C'è una grossa componente della società civile, a partire da alcuni fra i parenti delle vittime di Firenze e dalla cosiddetta antimafia ufficiale, che su questo punto fanno la guerra. Si tratta di una questione di vendetta e non di Stato di diritto. Può darsi che non ci si voglia inimicare queste componenti civili a cui non è stata data una gran risposta da parte della magistratura, né dal punto di vista delle indagini o delle sentenze e né dal punto di vista risarcitorio. Può essere un mio pensiero maligno, ma credo di non sbagliare di molto. Poi c'è un'altra componente, quella di una inutile dimostrazione di forza dello Stato, che invece mostra debolezza perché l'unica dimostrazione di forza è l'applicazione della legge. Provenzano ha l'attestazione di incapacità assoluta, tutto viene notificato al suo amministratore di sostegno perché non è nemmeno in grado di dare il consenso in via scritta eppure si trova sempre al 41 bis. Il 41 bis può avere una ratio costituzionale solo quando c'è il rischio che il detenuto mandi massaggi pericolosi all'esterno o ne riceva all'interno. Ma Provenzano non dà né riceve nulla, passa tre quarti del suo tempo addormentato. Si è scelto però di mantenere una presunzione di pericolosità che viene negata pure dal tribunale di Milano. Posso anche capire le logiche politiche di questa scelta, ma non quelle giudiziarie perché il tribunale di sorveglianza non dovrebbe fare politica.

Avrà avuto modo di leggere la deposizione resa da Napolitano al Quirinale nell'ambito del processo di Palermo. Che cosa ne pensa di quanto detto dal Presidente? Ci sono elementi importanti?

La deposizione è stretta stretta, visto che la facoltà di sentirlo è stata limitata. L'audizione è di una chiarezza impressionante. Napolitano ha detto non solo che nel 1993 tutti avevano avuto la sensazione di un aut aut ma anche e soprattutto che dopo il blackout a Palazzo Chigi si era temuto il blackout. Si può davvero pensare che Riina o chi per lui attuò il blackout? Nessuno mi venga a dire che Napolitano pensava che fosse stata Cosa Nostra. Le sue frasi sono illuminanti e inquietanti, ma sono diverse dalla prova del reato.

A proposito della lettera di D'Ambrosio però Napolitano è stato meno chiaro...

L'audizione era stata disposta su quello, ma che cosa significa? Andiamo da un teste non diretto per interrogarlo su dubbi, che non sono certezze, espressi in una lettera ancorata in un frangente specifico vissuto da D'Ambrosio a Palermo in cui si era sentito con le spalle al muro. Quindi scomodiamo il presidente della Repubblica per la richiesta di chiarimenti di una sensazione sgradevole che ha provato un soggetto diverso? Mi sembra che siamo oltre ai limiti dell'interesse processuale. Piuttosto andavano approfondite altre situazioni di cui D'Ambrosio parla nei suoi interrogatori. Per esempio la morte di Gioè, definita per tre volte un omicidio (“per un lapsus”) e non un suicidio. Oppure del 41 bis reale rispetto a quello sulla carta. Tutte cose che hanno un riflesso mostruoso sul processo perché se dobbiamo dire che la lettera dei parenti dei detenuti a Scalfaro comportò la sostituzione di Amato con Capriotti al Dap, fatto che secondo l'accusa portò alla revoca di alcuni 41 bis e dunque a un pezzo di trattativa, bisogna anche dire che in quella lettera i famigliari si lamentano del 41 bis non per i mancati colloqui ma perché lì si faceva tortura. Cosa verissima che tra l'altro io ho scritto nel mio libro “Dalla parte sbagliata”. Se in una lettera si denuncia un regime fuorilegge che applica la tortura ad Asinara e Pianosa e Scalfaro decide di cambiare registro eliminando un pezzetto di illegalità nella gestione delle carceri bisogna definire tutto questo “trattativa”. Invece di guardare la luna guardiamo il dito...

Insomma, mi pare di capire che secondo lei il processo di Palermo ha un'impostazione sbagliata...

Il processo ha la stessa impostazione di Sistemi Criminali, indagine archiviata diverse volte nei precedenti anni già negli anni di Caselli e poi in quelli di Grasso. Hanno ripreso tutte quelle carte che parlavano dell'eversione di destra e le hanno infilate nel processo trattativa. Hanno preso tutto quella roba e ce l'hanno piazzata qua aggiungendo le dichiarazioni di Ciancimino, poi ci hanno infilato Lima come se fosse responsabile Provenzano per ancorarsi la competenza a Palermo, altrimenti palesemente incompetente. Hanno ignorato le dichiarazioni di Giuffrè che ha detto che Provenzano voleva evitare l'omicidio di Lima. Non può essere il mandante uno che cerca di salvarti... poi Provenzano è “cascato”, si è fatto l'ematoma e dunque è fuori dal processo. Di Lima dunque non ne parliamo più e si va a fare tutto un discorso sul papello, del quale aveva già parlato Brusca nel Borsellino bis. E poi mi devono ancora spiegare il reato: quale sarebbe il corpo dello Stato che sarebbe stato violentato? L'individuazione della parte offesa non ce l'ho chiara e quello sarebbe il primo elemento del reato. Tutti i boss sono stati condannati per strage: ora gli facciamo un processo perché in quelle stragi c'era un momento di violenza? Provenzano avrebbe fatto violenza per aver fatto arrestare Riina? A parte che è tutto da dimostrare, ma anche se fosse dove sarebbe la violenza? Al massimo meriterebbe una medaglia. E vogliamo poi parlare dei 41 bis non prorogati da Conso? Se si va a vedere non è stato rinnovato a quattro ladri di galline, a nessuno di quelli che avrebbero trattato è stato tolto. Quindi Riina avrebbe fatto la guerra per far togliere, in esecuzione del papello, il 41 bis ad altri? A me pare che l'impostazione sia spesso incompleta e illogica.

Per lei è corretto utilizzare la definizione “trattativa Stato-mafia”?

È sbagliata perché presuppone l'esistenza di piani paralleli che si incontrano in una sorta di tavolo. Il problema qua è diverso: bisogna individuare i pezzi di Cosa Nostra e devi individuare lo Stato. Non puoi processare lo Stato, devi individuare i singoli soggetti e assegnarne le responsabilità precise. Provenzano è stato condannato per le stragi del '93 nonostante la testimonianza di Brusca secondo la quale era contrario alla strategia stragista. Dunque secondo le sentenze e gli atti fino a prova contraria Riina e Provenzano sono la stessa cosa, com'è che ora nel processo di Palermo si dice che lo fa arrestare? Allora un momento, significa che in mezzo c'è qualcos'altro che non hanno mai voluto accertare. Si è tirato fuori che Provenzano è nemico di Riina. Io posso essere pure d'accordo, tanto che ho cercato di dimostrarlo, ma finora loro avevano sempre sostenuto che Provenzano e Riina erano un blocco unico. Ora come mai hanno cambiato idea, perché l'ha detto Ciancimino? Mi viene da ridere...

Quanto è difficile arrivare alla verità sul “terzo livello”?

Mi pare molto complicato che dopo 20 anni ci si possa arrivare. Bisogna chiedersi come mai 20 anni fa tutto ciò è stato impedito. All'epoca è stato deciso di occuparsi prima dell'ala militare, per altro sbagliandola visto che il Borsellino bis faceva piangere. C'è stata un'intromissione a monte per evitare di arrivare alla verità? Io me lo chiedo.

Tornando a Provenzano e al 41 bis, com'è oggi la situazione nelle carceri?

La situazione nelle carceri è tremenda per qualsiasi detenuto, non solo per Provenzano. Non solo violiamo le convenzioni internazionali, violiamo proprio la decenza minima. Otto persone nella stessa cella equivale a tortura. Ci vorrebbe un'indagine seria sulla costruzione delle carceri. Sul 41 bis la domanda diventa se oggi è un circuito che garantisce il mancato passaggio delle notizie o meno. Le limitazioni hanno raggiunto il loro scopo oppure si sta solo infliggendo limitazioni anticostituzionali? Al di là del trattamento, che resta uno schifo, abbiamo per caso consentito che attraverso il 41 bis venga attuato il Protocollo Farfalla? Viene il dubbio che il 41 bis possa essere servito per visitare i detenuti in metodi al di là della legge.

Andrete avanti nel richiedere un diverso trattamento per Provenzano?

Non abbiamo insistito per il differimento perché siamo consapevoli che se gli stacchi i fili al massimo sopravvive 48 ore e non voglio essere io quella che lo ammazza, che lo ammazzino loro. L'unica richiesta che abbiamo fatto, visto che non è più pericoloso nemmeno indirettamente è di trasferirlo in un reparto di lunga degenza dello stesso ospedale. Ci hanno risposto che spostandolo rischia di essere meno attenzionato, così i ricoverati in lungodegenza hanno scoperto di essere male attenzionati. Nel frattempo la richiesta a Strasburgo è pendente e il 3 dicembre ci sarà un'udienza al Tribunale di Roma dal quale non mi aspetto nulla di illuminante. Intanto si continua a tenere un vegetale nel reparto acuti con quattro guardie del corpo dotate di mitra. Il tutto a nostre spese.

Tags:
provenzanodi gregorio
in evidenza
Il trauma di Romina Carrisi "Ho lavorato negli strip club"

Dolorosa esperienza negli USA

Il trauma di Romina Carrisi
"Ho lavorato negli strip club"

i più visti
in vetrina
Meteo agosto: fresco al Nord, Africa al Sud. E a Ferragosto colpo di scena

Meteo agosto: fresco al Nord, Africa al Sud. E a Ferragosto colpo di scena





casa, immobiliare
motori
Taigo: il primo SUV coupé di Volkswagen

Taigo: il primo SUV coupé di Volkswagen


Testata giornalistica registrata - Direttore responsabile Angelo Maria Perrino - Reg. Trib. di Milano n° 210 dell'11 aprile 1996 - P.I. 11321290154

© 1996 - 2021 Uomini & Affari S.r.l. Tutti i diritti sono riservati

Per la tua pubblicità sul sito: Clicca qui

Contatti

Cookie Policy Privacy Policy

Cambia il consenso

Affaritaliani, prima di pubblicare foto, video o testi da internet, compie tutte le opportune verifiche al fine di accertarne il libero regime di circolazione e non violare i diritti di autore o altri diritti esclusivi di terzi. Per segnalare alla redazione eventuali errori nell'uso del materiale riservato, scriveteci a segnalafoto@affaritaliani.it: provvederemo prontamente alla rimozione del materiale lesivo di diritti di terzi.