Difficoltà a respirare, gonfiore di labbra o gola, orticaria diffusa, vertigini e perdita di coscienza dopo una puntura di calabrone possono indicare un’anafilassi. In questi casi serve chiamare subito il 112 e usare l’adrenalina se è stata prescritta.
Puntura di calabrone: cosa fare subito dopo
La morte del naturalista Manuel Mongini, 74 anni, avvenuta a Soriso nel Novarese dopo la puntura di un calabrone, ha riportato l’attenzione sulle reazioni allergiche agli imenotteri. L’uomo ha sviluppato in pochi minuti uno shock anafilattico.
Se la reazione resta limitata al punto della puntura, con dolore, bruciore, arrossamento e gonfiore circoscritto, la prima indicazione è allontanarsi dall’area.
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Vespe e calabroni possono pungere più volte. Se invece la puntura è stata provocata da un’ape, può essere rimasto il pungiglione.
L’allergologa Antonella Muraro raccomanda di rimuoverlo rapidamente, preferibilmente raschiandolo lateralmente con un’unghia o una tessera rigida, evitando di comprimere il sacco del veleno.
Puntura di calabrone: quando chiamare immediatamente i soccorsi
La situazione cambia se compaiono sintomi lontani dal punto della puntura. Difficoltà respiratoria, voce alterata, sensazione di gola chiusa, gonfiore di lingua e labbra, orticaria estesa, vomito ripetuto, forte debolezza, vertigini o perdita di coscienza possono indicare un’anafilassi. In questo caso bisogna chiamare immediatamente il numero di emergenza.
Per le persone alle quali è già stato prescritto un autoiniettore di adrenalina, questo strumento rappresenta il trattamento di prima scelta. Muraro la definisce l’unico trattamento salvavita specifico dell’anafilassi.
L’esperta ricorda anche che una reazione grave può verificarsi in persone che non avevano mai ricevuto prima una diagnosi di allergia agli imenotteri.
In Italia vengono stimati tra 5 e 20 decessi all’anno dopo punture di api, vespe e calabroni, con una media indicata di circa 5,3 morti annui. Il numero effettivo potrebbe essere superiore perché non esiste una sorveglianza nazionale completa.
Dopo una reazione sistemica è utile sottoporsi a valutazione allergologica. In alcuni pazienti l’immunoterapia specifica contro il veleno può ridurre fortemente il rischio di una nuova reazione grave.

