Un mese dopo l’attentato del 16 ottobre 2025, Valter Lavitola sollecitava Sigfrido Ranucci a chiedere una seconda auto di scorta e una protezione più strutturata. Ora è in carcere con l’accusa di essere il mandante. Il 12 agosto sarà interrogato a Rebibbia.
I pm contestano il metodo mafioso, Tavares resta latitante mentre si prepara l’estradizione
È fissato per mercoledì 12 agosto nel carcere di Rebibbia l’interrogatorio di garanzia di Valter Lavitola, arrestato il 10 agosto con l’accusa di essere il mandante dell’attentato contro Sigfrido Ranucci. I pm della Dda di Roma gli contestano anche l’aggravante del metodo mafioso. Nelle carte dell’inchiesta compaiono però anche i messaggi che Lavitola inviava al conduttore di Report dopo l’esplosione avvenuta il 16 ottobre 2025 davanti alla sua abitazione di Pomezia. Circa un mese dopo l’attentato, Lavitola insisteva sulla necessità di rafforzare la protezione del giornalista e mostrava preoccupazione per la mancata assegnazione di una seconda auto di scorta. Gli scriveva: “Ti prego, se non ti danno la seconda macchina, dammi il via libera per fare tutto il casino che mi viene in mente”.
Lavitola arrivava a indicare anche come avrebbe dovuto essere organizzata la sicurezza attorno a Ranucci: “Dammi retta, in qualsiasi momento tu sei esposto, devi avere una struttura di protezione fisica. Significa che quando tu arrivi in un luogo: a casa, alla Rai, un ristorante…devi avere una staffetta di fatta da almeno quattro uomini, più i due della macchina di scorta che dopo aver fatto il sopralluogo (devono arrivare almeno 10 minuti prima) ti fanno un cerchio di protezione. Il vero pericolo che hai tu sono: “gli odiatori”.” L’inchiesta prosegue anche sul ruolo di Gomes Clesio Tavares, cittadino camerunense e factotum di Lavitola, indicato dagli investigatori come l’intermediario con la banda che avrebbe materialmente piazzato l’ordigno all’esterno dell’abitazione del giornalista. Tavares resta latitante e si troverebbe in Africa. I pm sono pronti ad avviare la procedura per chiederne l’estradizione in Italia.
Dopo l’arresto di Lavitola è intervenuto anche Roberto De Vita, legale del conduttore di Report: “Sigfrido Ranucci è tre volte vittima, di un attentato grave e pericoloso, di un tradimento e di una strumentalizzazione da parte di un amico in un delirante teatro della follia (se i fatti verranno definitivamente accertati) e, in ultimo, con forse maggiore gravità di una massiva e persistente campagna di linciaggio mediatico e politico che con congetture e insinuazioni ha cercato di trasformare la vittima nel beneficiario più o meno consapevole dell’attentato”. Il penalista ha annunciato che l’attenzione resta anche sulle azioni giudiziarie avviate contro chi avrebbe attaccato pubblicamente Ranucci dopo l’attentato. “Adesso attendiamo il giudizio anche nei confronti di quanti sono stati denunciati per diffamazione aggravata per aver contribuito consapevolmente alla violenta azione denigratoria della figura più rilevante del giornalismo di inchiesta in Italia, azione pericolosa per la democrazia come un attentato”, ha aggiunto De Vita.

