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Cronache
Recovery Fund, povera Roma: progetti errati, pochi fondi, aziende in crisi

di Andrea Catarci*

Roma ha perso il treno del Recovery Fund grazie ai suoi progetti errati. I fondi che ha disposzione sono quindi poche, e le aziende restano in crisi.

La maxi gara di 3,8 milioni indetta da Roma Servizi per la Mobilità e l’avvio di una “politica del cibo” sono due buone notizie che arrivano dal Campidoglio. La prima riguarda la fattibilità tecnico-economica per 7 nuovi tram indicati nel Piano Urbano per la Mobilità Sostenibile (Pums): Barletta Clodio; viale Angelico Parco della Musica; Mancini Vigna Clara; Tiburtina Ponte Mammolo; Tor Vergata-Scambiatore A1; Marconi Appia Antica Subaugusta; metrotranvia Anagnina Torre Angela (Linea H). La seconda si sostanzia in una delibera con cui l’Assemblea Capitolina recepisce – all’unanimità - le proposte di “food policy” avanzate da associazioni, agricoltori, ricercatori e movimenti.

Si tratta di una progettazione preliminare e di un atto di indirizzo. Vale però la pena sottolinearne l’importanza per un duplice motivo: primo, perché in cinque anni le azioni meritorie sono state davvero sporadiche e non bisogna lasciarsele sfuggire; secondo, perché esse spiegano efficacemente il clamoroso fallimento riportato dalla giunta Raggi sul Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) di 221 miliardi con cui accedere al Next Generation Eu, dove a fronte di 25 miliardi richiesti sono arrivate solo briciole.

Le tramvie citate infatti sono ancora delle idee non soltanto prive di copertura finanziaria: non è stata svolta nessuna verifica rigorosa circa i modi e i tempi di realizzazione. In uno stadio più avanzato avrebbero potuto rientrare nelle opere del PNRR. Non così come sono. Forse, se la gara dovesse dare esiti positivi – cosa niente affatto scontata visti i numerosi casi di avvisi ritirati per errori dell’amministrazione e andati deserti - si potrà partecipare ai bandi previsti per il settore.

Stesso discorso vale per la food policy. Qualche iniziativa tesa a attuare una strategia alimentare connettendo città e campagna, aiutando i produttori locali e il consumo di cibo di filiera corta, contrastando lo spreco alimentare e valorizzando l'agricoltura biologica avrebbe potuto trovare posto nella priorità della riconversione ecologica. Niente, anche in questo caso si deve sperare di ottenere qualcosa successivamente. Per ora siamo alle dichiarazioni d’intenti, ai primi passi, all’utilizzo esclusivo di verbi al futuro, non prossimo ma indefinito. Come se non fossero passati cinque anni da giugno 2016…

L’occasione di usufruire dei fondi del Pnrr e del fondo integrativo intanto sfuma. Presentando richieste altisonanti come metro D e prolungamenti della C, con alle spalle poca progettazione e davanti tempi di realizzazione oggettivamente lunghi, non poteva che essere così. L’elenco intero è stato stilato raccogliendo le giacenze di dipartimenti e municipalizzate, in una collazione improvvisata e disordinata. Le proposte della giunta sono risultate vaghe e poco credibili anche per il fondo integrativo del Piano, una riserva di 30 miliardi, visto che nella bozza non ci sono finanziamenti per Roma.

La macchina capitolina si è completamente paralizzata in questi anni, oltre che per la reticenza di dirigenti impauriti a firmare gli atti, per i pochi e fumosi indirizzi politici. Assessori e consiglieri di maggioranza hanno come attività preferita la promozione seriale e banale di “novità assolute” come un pezzo di strada rifatta, qualche caditoia pulita, la potatura di una via alberata, a fronte dell’abbandono generalizzato del contesto urbano. Talvolta confessano i propri fallimenti senza accorgersene. Da ultimo è toccato a Angelo Diario, tra i più attivi e recidivi sui social. Per celebrare l’abbattimento della parte sopraelevata della tangenziale est ha definito l’operazione “la più grande trasformazione urbanistica realizzata a Roma negli ultimi anni”. Si proprio così: per lui aver fatto un progetto esecutivo – neanche bene – e aver attuato un precedente accordo tra Roma Capitale e Ferrovie è un capolavoro di urbanistica, il meglio per la nostra (povera) città.

Nei bilanci di Roma Capitale vi sono 800 milioni di residui passivi mai spesi. Insieme alle risorse del Pnrr – su cui servirebbe un’azione di recupero in extremis -, a quelle della programmazione ordinaria e dei Fondi strutturali, costituiscono un pacchetto importante per gli investimenti futuri. Con essi, come ha ricordato il Sottosegretario Roberto Morassut, già assessore all’urbanistica di Roma, “si possono realizzare interventi per le metropolitane e i corridori riservati per mezzi ecologici di superficie. Oltre a rinnovare il parco mezzi puntando in pochi anni a decarbonizzare completamente il tpl romano”. Occorre però discontinuità, immediata e radicale.

Poi ci sono le aziende pubbliche romane, tra servizi scadenti e gestioni dissennate. Ama dopo il patatrac sui rifiuti neanche riesce più a garantire le sepolture, con migliaia di bare abbandonate da mesi nei magazzini, mentre Atac è la prima causa del deferimento inviato dalla Corte dei Conti alla Sindaca sulle partecipate: il modello dei trasporti appare «poco conforme ai principi di razionalità ed economicità». Nel provvedimento si parla di sovrapposizioni gestionali, bilanci non approvati, strategie inefficaci, deficit in aumento, consulenze eccessive e impalpabili, usufrutti che da gratuiti diventano onerosi, affitti che lievitano. Con buona pace dei vari azzeccagarbugli che negano l’evidenza, Ama e Atac non sono mai precipitate così in basso, per i servizi resi e per conduzione e management.

Il M5s ha precipitato la città in un nuovo medioevo. Le destre, antiromane e antipopolari per indole, assesterebbero alla Capitale un ulteriore colpo. La coalizione democratica di impronta civica che il 20 giugno sceglie la leadership con le primarie è chiamata a caricarsi Roma sulle spalle e a tirarla fuori dalle difficoltà attuali

                                                    *Andrea Catarci, coordinatore del Comitato scientifico di Liberare Roma

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