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Referendum, si volta pagina. Si inizi col mandare a casa i vecchi politici

 

Gli italiani (che hanno poco senso dello Stato, non pagano le tasse e badano al proprio interesse) confermano la loro furbizia (nel senso negativo del termine) e scelgono il torbido: rimane tutto uguale. Come prima: si dà il potere a quello, a quell’altro appena possibile dopo. L’importante è che sia quasi continuo pareggio. Così pensano di guadagnarci sempre.

Fingono di non vedere che l’Italia è un limone spremuto che ha dato tutto in termini di raccomandazioni, baby pensioni, evasione fiscale (a partire dall’ operaio che dopo la pensione lavora in nero), che i giovani fanno gli stagisti anche ben oltre i 30 anni, non possono comprare casa e sono meno ricchi dei padri.

Ma si volta pagina. Si faccia tesoro della nuova mentalità che c’è nel Paese, anche grazie al dibattito che ha preceduto il referendum. Scelte meritocratiche: la democrazia è innanzi tutto individualismo e il siamo tutti uguali e mediocri catto-comunista è classista perché così la discriminante è la famiglia d’origine. Si guardi al pragmatismo di Donald Trump, che in modo naturale lascia alle spalle ipocrisie e pregiudizi. Occorrono decisioni come il federalismo fiscale di cui il Nord ha bisogno. Al contempo si persegua la strada dell’interesse nazionale: sei ulivi in Puglia e quattro anarchici incappucciati in Val di Susa (il peggio, la democrazia è responsabilità, si può protestare ma mostrando la faccia) non fermano un gasdotto o una linea ferroviaria.

L’Italia in Europa sia pragmatica e credibile. Bizzarro: da un lato presentarsi come San Francesco che accoglie tutti i migranti, dall’altro fare la voce grossa e battere i pugni sul tavolo. Soprattutto, largo ai giovani.  Provvedimenti esemplari: limite dei tre mandati politici, complessivi, trasversali e proporzionali a ogni incarico (consigliere provinciale/regionale, parlamentare italiano/europeo, ministro): nessuno politico viva dei soldi della politica oltre 18 anni massimo.