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Scuola, ecco la riforma del governo Renzi: il ddl

Scuola, ecco la riforma del governo Renzi: il ddl
Stefania Giannini
Il Consiglio dei Ministri ha approvato il disegno di legge di riforma del sistema scolastico. Renzi: “La riforma della scuola è quella principale per il Paese, ne siamo orgogliosi”. Sono andati in soffitta gli scatti di anzianità basati sul merito. Restano quelli fondati sull’anzianità. Resta, ma solo in parte, la detrazione fiscale per coloro che manderanno i figli nelle scuole paritarie. E compare anche la “chiamata diretta” degli insegnanti da parte dei presidi. TUTTE LE NOVITA’: ECCO CHE COSA CAMBIA

Nove giorni fa sono state presentate le linee guida sulla “Buona scuola” del governo guidato da Matteo Renzi. Nel Consiglio dei Ministri di giovedì, invece, è stato approvato il disegno di legge di riforma del sistema scolastico. “La riforma della scuola è quella principale per il Paese, ne siamo orgogliosi”, ha annunciato il premier aprendo la conferenza stampa. “Siamo riusciti, dopo una lunga discussione, a trovare un buon clima in consiglio dei ministri – ha detto Renzi –  Ora la palla passa al Parlamento. Le proposte sulla scuola sono realizzabili abbastanza rapidamente, con grande intensità, se il Parlamento vorrà lavorare con senso d’urgenza. Sono molto ottimista”.
 
Come preannunciato, a proposito della progressione di carriera dei docenti, restano gli scatti fondati sull’anzianità, ma viene inserita anche una cifra aggiuntiva sul merito: 200 milioni di euro a partire dal 2016 . “Il merito lo valuterà il preside, sentito il consiglio dei docenti, secondo modalità che sceglieranno. Decideranno loro”, ha chiarito Renzi. Ci sarà inoltre la “Carta del prof”, un bonus annuale in denaro ai professori da spendere per finalità culturali che ammonterà a 500 euro (innalzato, dunque, rispetto alle bozze del ddl che prevedevano 400 euro l’anno). Un rimborso spese “per andare a teatro, a sentire un concerto, a vedere l’opera… Anche questo è cultura”, ha spiega Renzi.
 
Resta, ma solo in parte, la detrazione fiscale per coloro che manderanno i figli nelle scuole paritarie. E compare anche la “chiamata diretta” degli insegnanti da parte dei presidi, che potranno scegliere gli insegnanti direttamente da un Albo nel quale sono pubblicati anche i curricola dei docenti.  “Grazie all’organico funzionale non ci saranno mai più classi pollaio né supplenti”, ha aggiunto Renzi. “Gli stessi presidi saranno poi valutati”, ha precisato il premier.
 
“Il primo punto” della riforma della scuola “è l’autonomia – ha continuato il presidente del Consiglio –  Ogni scuola vive la propria autonomia. E’ come se dicessimo che la scuola deve essere il cuore e il motore di un territorio, ma ogni scuola è diversa”.
 
Quanto al Piano assunzioni, il vero nodo ancora da sciogliere della riforma, il premier ha chiarito  che  il ddl prevede “l’assunzione di 100mila precari. C’è l’intenzione di sanare una ferita di 20 anni di promesse verso il corpo docente”.  “Abbiamo fatto le nostre scelte – ha aggiunto – inseriamo in questa categoria chi è dentro le  graduatorie ad esaurimento. Non chi, anche se dispiace dirlo, sta dentro le graduatorie di istituto.  L’assunzione di 100mila precari viene alla fine di questo percorso. Non è l’inizio”.
 
Nella riforma della scuola è rafforzato l’insegnamento di “musica, arte, lingue, educazione motoria”, ha proseguito Renzi. “Ci sarà particolare attenzione, dalla primaria, alla assoluta professionalità di chi insegna l’inglese, per dare insegnamenti non appiccicaticci – per cui si fa fare un corsettino alla maestra – ma si richiede un inglese assolutamente perfetto”, spiega il premier. E scherza: “Il ministro dell’Istruzione è prof d’inglese e il presidente del Consiglio ne avrebbe molto bisogno”.
 
Il primo a mostrare soddisfazione per queste ultime novità contenute nel disegno di legge è stato il ministro della Cultura Dario Franceschini su Twitter: “Approvato in Consiglio Ministri il ddl #labuonascuola. Un impegno mantenuto e uno sfregio sanato: tornano la storia dell’arte e la musica”.