A parlare di riscaldamento globale in questo periodo di freddo estremo negli Stati Uniti, in Nord America e in Canada oltre a tanta neve che sta cadendo in Europa, si rischia di apparire fuori dalla realtà. Mai pero’,come nel 2017, si sono visti tanti disastri provocati dal clima. Un clima che sta cambiando più’ velocemente di quanto si potrebbe immaginare.
Uragani disastrosi in Texas come Harvey, o come Irma in Florida o come il più’ disastroso Maria che ha praticamente raso al suolo Porto Rico e colpito i Caraibi. E poi piogge torrenziali in Perù, terremoti in Messico e Cile , incendi in California.
Ed allora ecco perche’, soprattutto negli Stati Uniti e in America Latina ha fatto scalpore e non si ancora compresa l’uscita, dall’accordo mondiale sul clima di Parigi, voluta con forza da Donald Trump. Un’insana ed errata scelta nata dalla convinzione che il riscaldamento globale sia un qualcosa di inesistente, un problema creato ad hoc dai gruppi ambientalisti per ottenere grandi finanziamenti.
Riscaldamento globale, il pianeta si ribella. Gli Stati Uniti isolati nel mondo
Subito dopo questa forte decisione, mentre tutti i Paesi dell’accordo di Parigi hanno deciso, all’unanimità’, di raddoppiare l’impegno in questa direzione, gli Stati Uniti sono rimasti di fatto isolati. Unico paese al mondo con un partito di maggioranza contrario nella difesa dell’ambiente.
Se non sorprende l’attenzione dell’Europa su questi temi, fa molto più notizia il grido d’allarme, sempre più alto, che sale in America Latina.
Il presidente dell’Argentina, Maurizio Macrì , si e’ dimostrato preoccupato per la posizione presa dagli Stati Uniti ‘ i danni provocati nel mio paese nel 2017 da tormente di neve, di acqua e di fuoco causate dal cambiamento climatico, non erano mai stati cosi’ grandi ed evidenti. Personalmente spero che gli Stati Uniti ritornino sulla decisione perché’ non e’ possibile uscire da un impegno che ha da essere mondiale. Io lo vedo come un’opportunità’ assoluta e non come un costo’.
Ancora più’ preoccupato si dimostra il Presidente del Perù, Pedro Pablo Kaczynski, che non tiene il minimo dubbio di essere nel pieno di questo grande problema climatico. ‘In Perù -sostiene il presidente-abbiamo una tra le più’ grandi catene di ghiacci. Negli ultimi 40 anni questi ghiacci si sono sciolti per quasi il 50%. Noi ci stiamo impegnando nel promuovere la forestazione ma rischiamo di avere, tra 50 anni, un paese completamente secco’.
Riscaldamento globale, il pianeta si ribella. Carbone e petrolio grandi colpevoli
Lo stesso Premio Nobel americano Al Gore ha criticato pesantemente la decisione di Trump sostenendo come in tutto il mondo, con eccezione degli Stati Uniti, il riscaldamento del pianeta viene considerata una minaccia grave. Una minaccia grave alla pari, se non peggio, del terrorismo e delle ipotesi di guerre.
Tutti ne sono più’ o meno consapevoli, e tutti sanno che una grande parte del problema nasce dalle emissioni nell’atmosfera di inquinanti nocivi. Al primo posto di questi inquinanti stanno il carbone e i derivati del petrolio come la benzina.
Ancora pochi pero’ riescono a staccarsi dai grandi interessi che ruotano attorno a queste materie prime.
Un gigante automobilistico come Toyota ha deciso, consapevolmente, di non costruire più’ macchine a diesel dal 2025 ma solo ibride ed elettriche.
Un piccolo grande passo nella direzione giusta.
Riscaldamento globale, il pianeta si ribella. Per i contrari gli allarmisti chiedo soldi.
Ma non tutto il mondo la pensa cosi’.
I contrari, soprattutto voci del partito repubblicano americano, sostengono che tutto questo allarmismo sul riscaldamento globale in realtà’ e’ solo una questione di grandi interessi economici. Interessi in particolare di tre grandi gruppi: i politici, che vedono nelle campagne ambientaliste un potenziale forte ritorno in termini di consenso pubblico, gli ambientalisti, destinatari di grandi fondi per attività’ di ricerca e i media, interessati al problema perché’ ‘fa notizia’.
La realtà’ pero’ e’ che, ed e’ ormai indiscutibile, che mai come in questo periodo, si sta assistendo a fatti innaturali, preoccupanti e devastanti.
Quasi una ribellione da parte di una terra ferita che sembra voler vendicarsi di un’umanità che per anni e’ stata insensibile e irresponsabile. Colpevole di guasti ambientali, forse irreversibili, provocati soltanto per interessi economici.
Si riuscirà’ a fermare questo processo autodistruttivo?


