Roma ha scelto di ricordare uno dei suoi figli musicali più celebri là dove tutto aveva assunto un significato speciale. In via di Libetta 7, nel cuore dell’Ostiense che tra gli anni Novanta e Duemila è stata una delle capitali europee della notte, è stata inaugurata una targa dedicata a Claudio Coccoluto, dj, produttore e autentico pioniere della musica elettronica italiana.
Non si tratta chiaramente di un luogo scelto a caso. A quell’indirizzo sorgeva infatti il Goa Club, spazio diventato negli anni un riferimento internazionale per il clubbing e la cultura dance. Un locale che ha ospitato artisti provenienti da ogni parte del mondo e che ha contribuito a trasformare Roma in una delle mete più rispettate dagli appassionati di musica elettronica.
Sulla targa campeggia una frase del filosofo Friedrich Nietzsche: “E coloro che furono visti danzare vennero giudicati pazzi da quelli che non potevano sentire la musica”. Una citazione che sembra raccontare perfettamente la parabola artistica di Coccoluto, spesso considerato un visionario in anni in cui la figura del dj non godeva ancora del riconoscimento culturale che possiede oggi. Alla cerimonia era presente anche il figlio Gianmaria, che da tempo ha raccolto l’eredità paterna lavorando dietro la consolle e portando avanti una passione che per Claudio era molto più di un mestiere.
Quando i dj erano ambasciatori culturali
La storia di Claudio Coccoluto coincide con una fase irripetibile della musica italiana. Nato a Gaeta ma romano d’adozione, Coccoluto ha attraversato diverse stagioni della cultura musicale nazionale, diventando uno dei pochi dj italiani capaci di imporsi sui palcoscenici internazionali quando il fenomeno della dance era ancora lontano dall’esplosione commerciale degli anni successivi. La sua carriera iniziò in un periodo in cui il dj non era una celebrità da social network, ma un selezionatore di musica, un esploratore sonoro che costruiva identità artistiche attraverso vinili, ricerca e conoscenza. Prima ancora che arrivassero streaming, playlist algoritmiche e festival da centinaia di migliaia di persone, Coccoluto contribuiva a creare una cultura musicale che metteva al centro la scoperta.
Per molti appassionati rappresentò il volto italiano di una scena internazionale che guardava a Londra, Berlino, Ibiza e New York. Le sue collaborazioni, i suoi set e la sua attività di produttore gli permisero di costruire una reputazione che andava ben oltre i confini nazionali. Non a caso il suo nome è stato spesso associato a una generazione di artisti che hanno contribuito a trasformare la consolle da semplice postazione tecnica a vero luogo di espressione artistica.
Il Goa e la rivoluzione della nightlife romana
Parlare di Coccoluto significa inevitabilmente citare il Goa Club. Per oltre vent’anni quel locale è stato molto più di una discoteca. È stato un laboratorio culturale, un punto di incontro tra musica, arte, moda e nuove tendenze. In una Roma spesso raccontata attraverso i suoi monumenti, i ministeri o il Vaticano, il Goa rappresentava un’altra faccia della città: quella giovane, cosmopolita e aperta alle contaminazioni internazionali. Tra le sue mura sono passati alcuni dei più importanti protagonisti della scena elettronica mondiale. Eppure, per chi frequentava quel luogo, il vero simbolo restava proprio Coccoluto. I suoi set non erano semplici esibizioni ma appuntamenti quasi rituali, capaci di richiamare persone da tutta Italia.
La chiusura del club nel 2021 è stata vissuta da molti come la fine di un’epoca. Un pezzo della geografia sentimentale della città che scompariva insieme a un modello di intrattenimento ormai profondamente trasformato. Per questo la scelta di collocare la targa proprio lì assume un valore che va oltre il ricordo individuale. Significa riconoscere che anche la storia della notte fa parte della memoria urbana.
Roma riscopre la sua memoria musicale
Le parole pronunciate dal presidente dell’VIII Municipio, Amedeo Ciaccheri, durante l’inaugurazione contengono probabilmente il significato più profondo dell’iniziativa. Per anni il contributo culturale della scena elettronica è rimasto ai margini del racconto ufficiale della città. Roma celebra scrittori, registi, attori, pittori e architetti. Molto più raramente dedica attenzione a quei protagonisti della musica contemporanea che hanno contribuito a costruirne l’immagine nel mondo.
Eppure, tra la fine del Novecento e l’inizio del nuovo millennio, la Capitale è stata una delle realtà più vivaci del panorama club europeo. Una scena che ha prodotto artisti, promoter, locali e sperimentazioni capaci di influenzare intere generazioni. La targa dedicata a Coccoluto sembra segnare un cambio di prospettiva. Non soltanto il tributo a un grande professionista, ma il riconoscimento di una stagione culturale che rischiava di essere dimenticata.

