Il procuratore aggiunto di Milano Ilda Boccassini “non aveva titolarita’” in merito all’interrogatorio di Piero Ostuni (all’epoca capo di gabinetto della questura di Milano) e di Giorgia Iafrate (la funzionaria di polizia che affido’ Ruby a Nicole Minetti) nell’ambito della vicenda Ruby. Lo ha detto il pg di Milano, Manlio Minale, nel corso della sua audizione al Csm del 14 aprile scorso, davanti alla Prima e alla Settima Commissione che hanno avviato un’indagine a seguito dell’esposto presentato dall’aggiunto Alfredo Robledo su presunte irregolarita’ alla procura di Milano.
“Se un’indagine e’ gia’ in uno stato particolarmente avanzato la segue il procuratore aggiunto del dipartimento di provenienza – ha spiegato Bruti, illustrando i criteri organizzativi della Procura – se, come in questo caso eravamo ancora nelle fasi iniziali, e comunque di intesa con il procuratore aggiunto Nobili, il caso viene seguito dalla dottoressa Boccassini come aggiunto di riferimento oltre che dal procuratore aggiunto Forno e oltre che dal sottoscritto che in questa vicenda ha seguito punto per punto”. Bruti ha anche raccontato al Csm dettagli sull’iscrizione sul registro degli indagati dell’ex premier Silvio Berlusconi. “Il provvedimento viene manoscritto – ha sottolineato Bruti – neanche iscritto nei computer, viene da me manoscritto, depositato al funzionario e chiuso in cassaforte”.
Boccassini “non era titolare”, continua Minale nella sua audizione, “pero’ io non so se non abbia chiesto al procuratore se poteva compiere quell’atto”, dato che “nella circolare del Consiglio superiore” relativa alla riforma Castelli “e’ prevista addirittura la possibilita’ per il procuratore di designare anche per singoli atti”. Nelle “mie tabelle – sottolinea il pg – questo non ha cittadinanza, non escluso che in quel caso ci sia stata un’interlocuzione tra l’aggiunto e il Procuratore per cui ci sia stata una autorizzazione a compiere quell’attivita’ che poi si e’ formalizzata nell’iscrizione”.




















