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Cronache
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Salento, Langhe, Alto Tirreno, Capitanata, Terre di Bari, Romagna. Sono solo alcune delle nuove Regioni che possono nascere da un riordino previsto dalla proposta taglia-sprechi avanzata dalla Società geografica al ministro Graziano Delrio. Niente Province e 36 distretti federali. La Puglia verrebbe divisa in tre parti, la Lombardia addirittura in quattro, così come la Sicilia. Resterebbero insieme invece Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia...

L’Italia suddivisa in circa in 35/40 nuove regioni che sostituiscono le attuali province e gli attuali confini regionali per diventare i centri propulsori della gestione amministrativa e dello sviluppo in un rinnovato “patto di cittadinanza”. Questa la nuova ripartizione dell’Italia secondo la proposta di riordino territoriale a cui sta lavorando la Società Geografica Italiana in accordo con il Ministero per gli Affari Regionali e le Autonomie. All’esame del tavolo di lavoro la riforma del titolo V della Carta Fondamentale che prevede, come e’ noto, l’abolizione delle 110 Province ed un riordino istituzionale funzionale per migliorare i servizi diminuendo la spesa pubblica. La proposta di “Neoregionalismo” della Società Geografica parte da un importante studio del 1999 che già prevedeva un ridisegno dei confini regionali volto a snellire la macchina burocratica e amministrativa delle Province e delle Regioni, oltre che a rivedere il territorio secondo criteri geografici, demografici, culturali, infrastrutturali e sociali.

Le nuove regioni sarebbero il risultato di un’aggregazione intercomunale, spiega il Presidente della Società Geografica Italiana, Sergio Conti . E non di un accorpamento delle province così come previsto dal ddl costituzionale approvato negli scorsi giorni.”. Si tratta di un disegno programmatico che trascende le consolidate suddivisioni amministrative provinciali e regionali. Competitività, sostenibilità ambientale, innovazione socio-culturale rappresentano i nuovi assets strategici su cui fondare una possibile proposta. L’obiettivo, secondo la Società Geografica, è quello di proporre un’organizzazione dell’Italia articolato in una molteplicità di centralità strategiche secondo l’individuazione di una pluralità di “nuovi fattori di localizzazione” che sostengano un ritaglio amministrativo adeguato al territorio.

Ecco i fondamenti della proposta della Società Geografica Italiana.

- Le funzioni urbane: i sistemi metropolitani caratterizzati da valori più elevati di densità insediativa (residenziale, produttiva, terziaria, di servizio) rappresentano delle realtà imprescindibili.

- La delimitazione fisico-funzionale: la presa in carico e la verifica dell’efficienza dei contesti areali e urbanizzati adiacenti ma nel contempo aggregabili funzionalmente al “cuore” in quanto sistemi di riequilibrio gravitazionale (residenziale, produttivo, turistico, del tempo libero). In questo quadro rientrano le cosiddette aree libere che si trasformerebbero da territori indifferenziati ad aree funzionali specifiche del sistema di riferimento.

- Le reti di connessione ( e di gravitazione): la verifica dell’accessibilità fra queste entità territoriali e le zone circostanti dal punto di vista delle infrastrutture.

- La presa in carico del capitale relazionale e sociale

- La valorizzazione patrimoniale: ovvero una combinazione di vantaggi specifici sintetizzabili in quattro attributi che potrebbero interagire e rafforzarsi reciprocamente: il patrimonio storico-artistico, la cultura immateriale, le componenti ricettive, la dimensione spettacolar-culturale.

- L’individuazione di quei casi in cui il sistema prevede la presenza di due o più centri che rappresentano congiuntamente una “centralità diffusa”.

- La proposta della Società Geografica rispetterà il più possibile la sovrapposizione con gli attuali confini amministrativi, laddove questa non metta in discussione i fondamenti dello scenario proposto.

- Le deroghe della proposta dovranno essere presentate alla popolazione ed essere oggetto di consultazione.

- Le nuove regioni saranno il più possibile autosufficienti potendo beneficiare al proprio interno dell’esercizio del maggior numero possibile di funzioni. Ne deriverebbe, dunque, un risparmio di gestione e una semplificazione del quadro dell’erogazione di servizi.

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